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I sindacati di base: no all'esecutivo PDF Stampa E-mail
venerd́ 13 marzo 2009

da Il Manifesto - 13 marzo 2009

«No all’abolizione del diritto di sciopero », recitava lo striscione di fronte il ministero del lavoro a Roma, in una via Veneto blindatissima. Un centinaio di lavoratori dei trasporti aderenti a RdB, Sdl e SlaiCobas e Cobas lavoro privato, delegati di diverse città italiane, si erano dati appuntamento dalle prime ore del pomeriggio per protestare sia contro gli ultimi provvedimenti presi dal governo in merito alla regolamentazione degli scioperi che per il rinnovo del contratto, scaduto ormai da 15 mesi.

«Un disegno di legge, quello proposto dal ministro Sacconi, uscito fuori guarda caso proprio in un momento in cui i trasporti sono in ebollizione», spiegano i manifestanti, che non ci stanno a essere ridotti al silenzio mentre in Fs, Alitalia, e altre aziende fioccano licenziamenti, esuberi, mobilità, con l’aggravio sulla qualità del servizio e dei costi. No quindi all’introduzione delle quote minime per proclamare lo sciopero (norma che colpirà soprattutto i sindacati minori), no al cosiddetto «sciopero virtuale», no al referendum preventivo.

Lo sciopero è un diritto sancito dalla Costituzione, e le recenti proposte sono «antidemocratiche ». Non si sono risparmiate critiche a Cgil, Cisl e Uil, accusate di «firmare contratti capestro». Intanto le nuove regole che restringono gli spazi di manifestazione a Roma, cominciano a mietere vittime. Per oggi era stato indetto, dal sindacalismo di base, un pacifico sit-in Corso Italia, sotto la sede centrale Telecom, nell’ambito dello sciopero nazionale Telecom. In nome del protocollo siglato da prefetto e sindacati confederali, il sit-in è stato vietato.

 
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