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Brunetta: «Precari d’Italia, unitevi». Ma intanto si avvicina il licenziamento PDF Stampa E-mail
mercoledì 11 marzo 2009

da Il Manifesto - 11 marzo 2009

Antonio Sciotto

ROMA Ieri il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta era proprio in vena. A un certo punto, nel corso di una conferenza stampa, ha esortato i precari a reagire: «Precari di tutta Italia, unitevi», ha esclamato. Il problema è che i tanti atipici del pubblico impiego non sono travolti da una catastrofe naturale, ma piuttostominacciati da un imminente licenziamento: e la responsabilità della loro cacciata, o di una eventuale riconferma o stabilizzazione, che lo voglia o no il ministro, ricadrà comunqpe sul governo.

Ma Brunetta non vuole passare per il «cattivo» di turno - «Non sono l’ammazza-precari», ha puntualizzato ieri - e così ha messo in piedi un censimento dalle modalità operative un po’ anomale, e che dovrebbe scaricare - nelle sue intenzioni - buona parte dei conflitti tra i precari delle singole amministrazioni e i diversi dirigenti. Con la collaborazione del Formez, il ministero ha preparato unmodulo, che ha inviato a 10 mila amministrazioni, che dovrà essere compilato dai diversi uffici. «Spontaneamente, o se preferite, spintaneamente», ha spiegato Brunetta, perché il tutto dovrà essere ultimato entro un mese, e tra due settimane partiranno già le mail di sollecito per chi non avesse ancora provveduto. Il fine dell’operazione è «censire» i precari, ma il limite sta nel fatto che l’adesione all’indagine è praticamente volontaria. «Chi non lo avrà inviato - spiega il ministro - vorrà dire o che non ha precari, o che non vuole farli venir fuori.

Ma allora io invito gli stessi atipici a fare pressione sulle loro amministrazioni, perché mandino il modulo». Insomma, si può immaginare con quale animoun lavoratore, già colpito dalla crisi e dalla precarietà, trovi puremodo ed energia per fare pressioni sul proprio capo. «Eppure - Brunetta ne è convinto - il censimento servirà a tutti i precari: perché io tra un mese avrò i risultati, e in base a quelli farò una relazione a governo e Parlamento, ne parlerò con i sindacati, e si deciderà il da farsi». Tutti assunti? Manco per idea. «Basta con i todos caballeros degli anni passati - ha detto il ministro - Si deve entrare, come prevede la Costituzione, solo per concorso.

Al massimo, per chi rientrerà in determinati requisiti, si potranno anche fare concorsi riservati, con una certa quota percentuale». Ma finora non è chiaro in base a quali requisiti dovrebbero essere scelti, nei prossimi mesi, quelli che potranno eventualmente accedere ai concorsi. E, soprattutto, il ministro non risponde quando gli si chiede quanti saranno: «Intanto facciamo il censimento: assicuro comunque che chi avrà diritto al concorso, avrà anche la proroga nelle more della procedura». Quello che si sa - dati Ragioneria dello Stato - è che i soli rapporti a tempo determinato, nel 2007, erano 112.489, ma mancano i cococò e gli interinali, ad esempio.

La Cgil denuncia dunque la parzialità dei dati diffusi ieri: «Le 112 mila unità di cui parla Brunetta - spiega Carlo Podda (Fp Cgil) - sono solo i lavoratori a tempo determinato. Mancano quelli in formazione lavoro, gli interinali e gli Lsu. Sommati, fanno 388.218, escluse le collaborazioni. Queste ultime raggiungono quote non certo irrilevanti: 62.311 con rapporto di monocommittenza e 27.234 di committenza non esclusiva». Secondo questi dati, dunque il bacino «precarietà» supererebbe le 500 mila unità. Per la Cgil, resta intatta la minaccia di licenziamento, dato che l’ultima finanziaria stoppa i processi di stabilizzazione al 30 giugno 2009: «Dall’1 luglio usciranno 60 mila persone», è l’allarme di Podda.

 
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