Home arrow rassegna stampa arrow Pensioni: ora spuntano i 67 anni per uomini e donne
Pensioni: ora spuntano i 67 anni per uomini e donne PDF Stampa E-mail
marted́ 10 marzo 2009

da Il Manifesto - 10 marzo 2009

L’ultima novità è arrivata ieri, all’interno di un emendamento al ddl Comunitaria presentato dalla senatrice Cinzia Bonfrisco, del Pdl: in base al testo, il governo sarebbe delegato ad adeguare entro 18 mesi - per mezzo di un decreto legislativo e in attuazione della sentenza della Corte di Giustizia europea - «la normativa che disciplina l'accesso al pensionamento di vecchiaia vigente nel settore pubblico, fissando, per uomini e donne, un'unica età a regime tra i 62 e i 67 anni, prevedendo a tal fine adeguati meccanismi di gradualità e flessibilità ».

Dunque sono ancora diverse le ipotesi di possibile riforma delle pensioni, dopo che domenica scorsa il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta ha confermato la volontà di portare a 65 anni l’età di uscita per le donne: «Sarà con tutta probabilità un adeguamento flessibile e progressivo nell’arco di un decennio », aveva spiegato. Intanto ieri sono continuati a fioccare i «no» all’innalzamento, e prosegue nella sua «opposizione» al governo anche il leghistaUmberto Bossi,ministro delle Riforme, che ora propone di «sentire direttamente le donne». «Io direi di dare voce alle donne, andrei in piazza, in strada a raccogliere le firme.

Comunque vogliamo sentire cosa vogliono le donne, è meglio che siano le donne a scegliere», ha spiegato Bossi intervistato dal programma Mattino cinque, su canale 5. Anche Brunetta è tornato a dire la sua: «E’ in corso una riflessione tecnica su come ottemperare alla sentenza Ue: o si alza l'età delle donne o si abbassa quella degli uomini», ha spiegato. «Comunque - ha aggiunto - se i risparmi andranno al welfare familiare, nessuna donna potrà dire di no».Dal ministero del Welfare è arrivata una conferma della posizione espressa dal ministro Maurizio Sacconi la settimana scorsa: non è stata inviata nessuna bozza alla Ue - ha ribadito il sottosegretario al Lavoro Pasquale Viespoli.

E poi ha aggiunto: «Sulle pensioni bisogna evitare tensioni. C'è un confronto aperto nella maggioranza e apriremo un tavolo con le parti sociali, dal quale speriamo esca al più presto una decisione condivisa». Dal fronte dell’opposizione ha espresso contrarietà Tiziano Treu, animamoderata del Pd: «La questione è posta nel momento sbagliato e in maniera errata: in un periodo di crisi, in un Paese come l'Italia, il problema vero oggi è quello di riuscire a garantire alle donne parità nell'acceso al lavoro, equiparazione di trattamento e soprattutto la possibilità di mantenere il posto visto che sono le prime a rischiare di perderlo». Il leader Cisl Raffaele Bonanni ha definito «petulante» il pressing Ue: «Le dipendenti pubbliche già ora nel 65-70% dei casi restano al lavoro fino a 65 anni. Se vogliono discuterne con noi prima presentino un piano dettagliato sulla famiglia e sulle donne.

Ma ogni soldo che si recupera da un eventuale e graduale innalzamento, o dall'evasione contributiva, vada ai pensionati per aggiornare gli assegni al costo della vita, che dalla riforma del ’92 hanno perso molto». «I conti dell’Inps sono molto floridi - ha spiegato il segretario della Cgil Guglielmo Epifani -Non è ilmomento per innalzare l’età. Non possiamo penalizzare le donne in fase di crisi. Dopo, se vogliamo, cimettiamo intorno a un tavolo. Noi restiamo favorevoli al ripristino della flessibilità di uscita come c'era nella vecchia riforma Dini, che era stata poi superata dalla legge Maroni». an. sci.

 
< Prec.   Pros. >

page counter