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La recessione lascia a terra gli aeroporti PDF Stampa E-mail
lunedì 09 marzo 2009

da Lastampa.it - 9 marzo 2009

Crolla il traffico passeggeri, merci -21%. Giù Malpensa (-31) e Francoforte (-17)

MARCO ZATTERIN CORRISPONDENTE DA BRUXELLES

Londra Gatwick meno 10; Bruxelles meno 15; Madrid meno 18,5; Milano Malpensa meno 31,7. L’inverno della crisi ha spinto gli aeroporti europei sotto zero, provocando un’emorragia di passeggeri senza precedenti. In gennaio il numero di biglietti venduti nel Vecchio continente è calato su base annua dell’8 per cento, peggiorando il già drammatico 7,7 di dicembre. Entrambi i dati sono influenzati dalle vacanze natalizie, così gli analisti temono un peggioramento in febbraio.

Si salva qualche scalo low cost, come Charleroi (+31 per cento) o Orio (+4,2), ma sono mosche bianche. La primavera promette turbolenze sulla piste di asfalto come nei capricciosi cieli di aprile. La frenata è netta e generalizzata, la recessione costringe gli europei a rinunciare a ciò che possono. La Commissione Ue sostiene nella previsioni di gennaio che quest’anno spenderanno nel complesso lo 0,4% in meno del 2008. Gli operatori rispondono che il fascino (e l’esigenza) del viaggio resiste alla congiuntura avversa, tuttavia le mete cambiano e l’aereo stalla. Eurocontrol rivela che il traffico di apparecchi civili è sceso del 16% solo in dicembre e che il numero medio di velivoli decollati in gennaio è calato di un quinto.

Il flusso merci è in picchiata: -21,4% a dicembre. Brutto segnale per l’economia. «Possiamo immaginare che l’intera industria aeroportuale dimagrirà del 5% - spiega Olivier Jankovec, direttore dell’Airport Council International -. Il 2009 sarà un annus horribilis: l’80% degli scali registra affari in flessione». Hanno ammesso la débâcle gli amministratori di Fraport, ovvero dell’hub di Francoforte, il numero tre del continente. Il numero di passeggeri è già calato del 10,4% e per quest’anno si stima di incassare il 17% in meno. Nell’attesa, la società ha deciso di sforbiciare del 20% gli orari di lavoro per i 500 dipendenti della sezione Cargo per gestire un’attività ridotta d’un quarto.

Soffrono anche gli scali londinesi, tanto che gira voce che la spagnola Ferrovial potrebbe rinunciare a qualcuno degli aeroporti britannici acquisiti nel 2006 per 15 miliardi di euro. Il primo a partire sarebbe Gatwick, il numero due del Regno Unito, ma potrebbero seguire Stanstead (-11,2 per cento i passeggeri in gennaio), Glasgow e Edimburgo. Interessata, a quanto pare, la sopraccitata Fraport che punta sulla potenza di fuoco della Lufthansa in casa per tentare nuovi investimenti anticiclici. L’Italia non si salva. Malpensa precipita per i postumi della privatizzazione Alitalia e in gennaio ha effettuato il 31,4 per cento di check-in in meno rispetto al 2008.

Forlì è uno dei peggiori d’Europa col 50 per cento di arretramento. Secondo Assaeroporti, nel primo mese dell’anno gli scali nazionali sono stati il 14,8 per cento meno affollati su base annua, cifra che sale al 20 per cento se si considera esclusivamente il traffico nazionale. Le Ferrovie sorridono. Le low cost si interrogano. Capita infatti che gli stormi di aeri di Ryanair & Co. lavorino in scali che vanno interpretati. Le compagnie «no-frills» perdono nel moribondo Ciampino (-7,4 per cento) come nell’ex rampante Frankfurt Hahn (-3,4 per cento), ma trionfano a Charleroi, il secondo scalo belga che cresce il doppio di quanto Bruxelles perde. Vuol dire che la crisi non stronca il movimento.

E che bisogna essere cauti perché che non tutte le scommesse sono vincenti come un tempo. I viaggiatori potrebbero smettere di volersi sacrificare in lunghi viaggi di navetta, col rischio di pagare il bagaglio a mano quanto il biglietto. Per adesso il mercato tiene. Sino a una prova contraria probabile e imminente.

 
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