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Epifani a Cisl e Uil: «Tavolo comune su rappresentanza» PDF Stampa E-mail
mercoledì 04 marzo 2009

Da Il Manifesto del 4 febbraio 2009

Il segretario della Cgil ha invitato ieri Cisl e Uil a un tavolo unitario per la definizione di una posizione comune in materia di democrazia sindacale. La legge delega che controriforma il diritto di sciopero nel settore del trasporto pubblico ha accelerato i tempi e costituirà, giocoforza, il primo banco di prova. Sulla definizione di un ’avviso comune’ tra i sindacati ha speso parole anche il ministro del lavoro Sacconi, su questo scommettendo, nei giorni scorsi, il «ritorno al tavolo della Cgil». Ma in gioco c’è soprattutto l’accordo ’separato’ del 22 gennaio scorso sul modello contrattuale, su cui la confederazione di corso d’Italia sta svolgendo in solitudine la consultazione dei lavoratori. Quello della rappresentanza e rappresentatività è un nodo di sostanziale importanza, eppure mai risolto nella storia del sindacato. L’unico settore che (per legge, da una decina di anni) ha un regolamento è il pubblico impiego. E proprio sulla scorta di quel modello si muove il capitolo «democrazia e rappresentanza» contenuto nelle linee di riforma della contrattazione che la primavera scorsa Cgil, Cisl e Uil hanno unitariamente siglato, e ieri richiamate da Epifani.Ma da allora sembrano passati secoli, l’unità sindacale è ai suoi minimi storici e, cambiati i rapporti di forza con il governo Berlusconi, è tutto da vedere se la base di accordo di qualche mese fa sia valida tutt’oggi.Guglielmo Epifani ha proposto ieri, con una lettera inviata a Cisl e Uil, una segreteria unitaria per provare a definire una piattaforma sulla base del documento di maggio. «Meglio tardi che mai», ha fatto seguito la risposta Cisl: «Prendiamo atto che il segretario della Cgil ha risposto all’appello che la Cisl gli aveva rivolto,ma prima delle segreterie unitarie è opportuno che ciascuna organizzazione cgiarisca bene al proprio interno la propria posizione per capire con quale proposta si presenterà alla riunione unitaria». Nelle linee guida della primavera scorsa, l’argomento veniva trattato con la genericità del caso - dettata anche dal fatto che l’intero documento costituiva una mediazione tra le tre confederazioni - richiamando per il settore privato le regole in vigore per quello pubblico, che individuano lamisura della rappresentatività (quali organizzazioni sono ammesse alla contrattazione collettiva nazionale) nel mix tra dati associativi (numero di iscritti in percentuale sul totale di iscritti) e dati elettorali (voti ottenuti all’elezione delle rsu). Per il pubblico impiego, la soglia di rappresentatività è individuata nella misura del 5%, e un accordo è valido se siglato da organizzazioni che rappresentino almeno il 51% complessivamente. Per la rappresentanza (che attiene al rapporto con i lavoratori) si stabiliva che, per gli accordi interconfederali, le piattaforme e gli accordi dovessero essere sottoposti alla consultazione certificata di lavoratori e pensionati. Due fatti sono intervenuti nelle ultime settimane. L’accordo separato nel pubblico impiego (settore: enti pubblici non economici) in mancanza - denuncia la Cgil che ha fatto ricorso - della soglia del 51%. E l’accordo separato sul modello contrattuale: Cisl e Uil si sono opposte alla consultazione dei lavoratori (che ora la Cgil sta facendo in solitudine) dicendo che «la consultazione si fa se siamo tutti d’accordo». Il nodo, alla fine è sempre lo stesso: in qualemisura coinvolgere i diretti interessati negli accordi o piattaforme che si siglano (e che li riguardano).

 
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