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Crescita sotto zero: l'Italia affonda PDF Stampa E-mail
marted́ 03 marzo 2009

Il deficit è invece al 2,7%, contro le stime del governo del 2,6% Sì della Ue per gli aiuti italiani al settore auto: "Non sono discriminatori" Istat, Pil ai minimi storici nel 2008 -1%, dato peggiore in 30 anni Il governo aveva stimato invece una riduzione dello 0,6% Pesa il calo dei consumi: la spesa delle famiglie si è ridotta dello 0,9%

Da Repubblica.it

ROMA - Drastica discesa del Pil nel 2008, che cala ai minimi storici da oltre 30 anni. L'anno scorso, comunica l'Istat, il prodotto interno lordo è diminuito dell'1%, dopo il 1,6% del 2007. È un dato peggiore della stima diffusa dall'Istat a febbraio (-0,9%) e segna il record negativo dal 1975, quando il Pil diminuì del 2,1%. Il governo aveva stimato una riduzione dello 0,6%. Il valore del Pil ai prezzi di mercato, specifica l'Istat, è stato pari a 1.572.243 milioni di euro. I dati finora disponibili per gli altri paesi - aggiunge l'istituto di statistica - indicano per il Pil un aumento dell'1,3% in Germania, dell'1,1% negli Stati Uniti, dello 0,7% nel Regno Unito e in Francia, e una diminuzione dello 0,7% in Giappone. Il rapporto tra deficit e Pil, sempre per il 2008, si è attestato al 2,7%. Nelle ultime stime ufficiali del governo, quelle contenute nell'aggiornamento del Programma di stabilità, il rapporto deficit-Pil per il 2008 era al 2,6%. Nel 2007 il deficit si era invece attestato all'1,5%. Forte peggioramento anche per l'avanzo primario nel 2008. L'anno scorso, secondo i dati dell'Istat, il saldo primario (indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche al netto della spesa per interessi) è stato pari al 2,5% del Pil, un dato inferiore rispetto al 3,5% del 2007. Nel 2008 la pressione fiscale è stata del 42,8%, inferiore di tre punti decimali rispetto all'anno precedente quando era risultata pari al 43,1%. Il dato è il risultato dell'aumento delle imposte dirette ( 3,5%) e dei contributi sociali effettivi ( 4,7%) mentre le imposte indirette hanno registrato una flessione del 5,1%. L'andamento negativo per quanto riguarda le imposte indirette, spiega l'Istat, ha risentito degli effetti del "rallentamento ciclico nell'ultima fase dell'anno nonchè di alcune modifiche normative, per il 2008, in particolare con riferimento all'Ici e all'Irap". La diminuzione del prodotto interno lordo, accompagnata da un calo del 4,5% delle importazioni di beni e servizi, ha determinato una diminuzione delle risorse disponibili pari all'1,8%. L'Istat ha registrato inoltre una contrazione in termini reali dello 0,5% dei consumi finali nazionali (-0,9% per la spesa delle famiglie residenti, 0,6% per la spesa delle amministrazioni pubbliche, 1,1% per le istituzioni sociali private). La diminuzione dei consumi privati interni è stata pari all'1%. Gli acquisti all'estero dei residenti sono aumentati del 2,8%, mentre le spese sul territorio italiano effettuate da non residenti sono diminuite del 2,6%. Gli investimenti fissi lordi hanno mostrato una contrazione del 3%,risultato di una flessione di quelli in macchinari ed attrezzature (-5,3%), in costruzioni (-1,8%), in mezzi di trasporto (-2,1%) e di una stazionarietà dei beni immateriali. Le esportazioni di beni e servizi hanno registrato una diminuzione del 3,7%. Sì della Ue agli aiuti settore auto. Anche per gli aiuti italiani all'auto, tutto sembra risolto. Lo ha detto il portavoce della commissione Europea Jonathan Todd, responsabile della concorrenza, rispondendo alla domanda di un giornalista in sala stampa. "Abbiamo ricevuto i chiarimenti richiesti sul regime di aiuti al consumo compresa l'auto ed abbiamo avuto assicurazioni sul fatto che saranno riservati a tutti e non soltanto a chi firma un protocollo con governo". Secondo il portavoce, si tratta quindi di "un aiuto orizzontale, non discriminatorio, non di un aiuto di stato". Resta la verifica alla prova dei fatti: "seguiremo da vicino la situazione - ha infatti aggiunto - per vedere cosa succede nella realtà, e se non ci sono denunce di aziende discriminate".

(2 marzo 2009)

 

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Crescitasottozero l’Italia affonda

Da Il Manifesto del 3 marzo 2009

Roberto Tesi

Va sempre peggio: nel 2008 il Pil italiano è diminuito dell’1,0%, contro un dato provvisorio che lo dava in flessione dello 0,9% e, soprattutto, una previsione governativa del -0,6%. Bisogna tornare indietro di 23 anni (al 1975) per trovare una caduta così ampia del prodotto interno lordo. Purtroppo il 2009 andrà anche peggio: secondo tutti imaggiori centri di ricerca il Pil dovrebbe registrare una caduta compresa tra il 2,5 e il 3 per cento. Mentre il governo tace, Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, ha commentato« una cosa è certa: il 2008 è andato peggio del previsto, il 2009 andrà peggio delle previsioni che fanno Governo e Confindustria, e per il 2010 nessuno sa come andrà, ma certo la situazione si aggrava. Ci vuole - aggiunge - uno sforzo maggiore per affrontare la crisi: questa situazione richiede un intervento del Governo maggiore in termini qualitativi e quantitativi». L’Italia, assieme alGiappone (-0,7%) è l’unico paese industrializzato che ha chiuso i conti del 2008 con una discesa del Pil. Negli altri maggiori paesi, infatti, sulla base dei dati finora disponibili, il prodotto lordo è aumentato dell'1,3% in Germania, dell'1,1% negli Stati Uniti, dello 0,7% nel Regno Unito e in Francia. Come si è arrivati a questa contrazione? I dati Istat sono di semplice lettura e indicano che sul versante della formazione del prodotto (1.572,24 miliardi a prezzi correnti) il calore aggiunto dell’industria in senso stretto è diminuito del 3,2%; quello del costruzioni dell’ 1,2% e quello dei servizi dello 0,2%. Solo il valore aggiunto del settore primario (agricoltura e pesca) ha fatto registrare una crescita del 2,4%, ma il peso sul Pil è irrisorio. Sul fronte degli impieghi, l’Istat segnala una contrazione dello 0,5% dei consumi finali nazionali (ma la flessione sale allo 0,9% per la spesa delle famiglie residenti). Gli investimenti fissi lordi sono diminuiti del 3%, con un -5,3% per quanto riguarda quelli in macchinari e attrezzature e -2,1% per i trasporti. In caduta del 3,7% le esportazioni di beni e servizi,mentre le importazioni sono scese del 4,5% a dimostrazione di una domanda interna che non tira. Ieri l’Istat ha anche comunicato i dati di finanza pubblica che saranno inviati alla Ue a verifica del Patto di stabilità. Il rapporto tra deficit e Pil, sempre per il 2008, si è attestato al 2,7%. Nelle ultime stime ufficiali del governo, quelle contenute nell'aggiornamento del Programma di stabilità, il rapporto deficit-Pil per il 2008 era al 2,6%. Nel 2007 il deficit si era invece attestato all'1,5%. Peggiora anche l'avanzo primario. L'anno scorso, secondo l’Istituto di statistica, il saldo primario (indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche al netto della spesa per interessi) è stato pari al 2,5% del Pil, un dato inferiore rispetto al 3,5% del 2007. E non è un buon risultato. Per quanto riguarda la pressione fiscale nel 2008 è stata del 42,8%, inferiore di tre punti decimali rispetto all'anno precedente quando era risultata pari al 43,1%. Dietro il dato della diminuzione fiscale c’è forte puzza di una ripresa alla grande dell’evasione fiscale. Il dato, infatti, è il risultato dell'aumento delle imposte dirette ( 3,5%) e dei contributi sociali effettivi ( 4,7%), incrementi legati agli aumenti contrattuali siglati nell’anno. Le imposte indirette hanno registrato una flessione del 5,1%. L'andamento negativo per quanto riguarda le imposte indirette, spiega l'Istat, ha risentito degli effetti del «rallentamento ciclico nell'ultima fase dell'anno nonché di alcune modifiche normative, per il 2008, in particolare con riferimento all'Ici - si dovrebbe trattare di 2,5 miliardi - e all'Irap». Tuttavia, appare decisamente basso il gettito Iva, visto che il Pil in termini monetari è in ogni caso aumentato. Ieri l’Istat ha anche pubblicato i dati preliminari sull’andamento dei prezzi al consumo in febbraio. Ne risulta che l’inflazione ha ripreso a crescere: +0,2% nel mese; +1,6% rispetto al febbraio 2008, la stessa variazione di gennaio. L'inflazione al netto dei prodotti energetici si è attestata al +2,2% (+2,3% a gennaio). Il prezzo della pasta di semola di grano duro è sceso dell'1,8% rispetto a gennaio con un tendenziale del +16,5%, rispetto al +25,4% di gennaio. IL tutto è avvenuto dopo la condanna di più di 20 produttori da parte dell'Anti-trust.

 
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