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Le Ferrovie cancellano il Mezzogiorno PDF Stampa E-mail
venerd́ 27 febbraio 2009

Da Lastampa.it

di Giuseppe Vespo

Tirate una linea che va da Napoli ad Ancona. A Sud di questa linea potrebbe sparire la maggior parte dei treni a lunga percorrenza che uniscono il Nord e il Sud del Paese, e buona parte di quelli interni alle regioni meridionali. Con il rischio concreto che la Sicilia venga completamente tagliata fuori dalle tratte nazionali, che potrebbero fermarsi a Reggio Calabria. Uno scenario drastico ma reale. Documentato dall’amministratore delegato delle Fs, Mauro Moretti, alla Commissione Lavori pubblici del Senato lo scorso cinque febbraio, ma passato sotto silenzio, offuscato dallo storico pareggio di bilancio del gruppo Fs e dagli ottimi risultati ottenuti dall’Alta velocità. DUE ITALIE Il 2009 potrebbe regalarci quindi un’Italia tagliata in due dal punto di vista dei collegamenti ferroviari: una efficiente e veloce, a Nord, l’altra borbonica al Sud. L’unico modo per scongiurare questo scenario è che lo Stato versi nelle casse di Fs quei 160milioni di euro che mancano alle Ferrovie per permettere la continuità del Servizio Universale: cioè quelle tratte per le quali le Regioni e lo Stato pagano affinché siano garantiti i collegamenti minimi. Parliamo di percorsi ferroviari che senza il contributo pubblico non potrebbero vivere, perché non hanno un mercato in termini di passeggeri tale da compensare i costi. Secondo il documento presentato da Moretti in Commissione al Senato, «il servizio universale rappresenta il 46% dell’offerta complessiva di media e lunga percorrenza, il cui 60% è rappresentato da collegamenti con la Sicilia, la Calabria e la Puglia». Continua il documento: «Lo stanziamento previsto (dallo Stato, ndr) per il 2009 è pari a circa 106milioni di euro, inferiore di 160milioni rispetto alla richiesta, con conseguente taglio drastico (-44%) del perimetro oggetto del contratto». Per capire: nel 2008 l’offerta complessiva di lunga percorrenza di Fs è stata pari a 77milioni di treni/Km (è l’unità di misura dell’offerta di trasporto ferroviario che rappresenta lo spostamento di un treno su un percorso di un chilometro). Quasi la metà di questa (35,6milioni di Treni/Km) è rappresentata dal Servizio Universale, per il quale nel 2009 lo Stato ha previsto di stanziare 106milioni di euro. Alla Fs ne servono altri 160, pena il taglio di quasi la metà (44%) del servizio. «Un taglio che avverrà - commenta Alessandro Rocchi, segretario nazionale Filt-Cgil - per l’80% da Napoli e da Ancona in giù». Per questo mercoledì i sindacati dei ferrovieri hanno inviato una lettera al ministro delle Infrastrutture Altero Mattioli e ai presidenti delle Commissioni Trasporti di Camera e Senato, Mario Valducci e Luigi Grillo, per richiedere un incontro e capire cosa succederà. C’è poi da vedere che fine farà quella «posta da 480milioni di euro contenuta nel decreto legge 185». Si tratta del decreto Milleproroghe approvato mercoledì in via definitiva alla Camera, che per quanto riguarda il capitolo ferrovie prevede 480 milioni di euro per gli anni 2009, 2010 e 2011. LE IPOTESI Il ministero dell’Economia e quello delle Infrastrutture dovranno ora individuare la destinazione delle risorse per i diversi contratti con le Fs. Riprende Rocchi: «Sono due le ipotesi: se i soldi verranno dati tutti al servizio locale, si verificherà il taglio drastico dei collegamenti a Sud. Se i soldi verranno divisi tra servizio universale passeggeri e servizio locale, salveranno il primo lasciando scoperto il secondo. Nel 2008 per finanziare solo il servizio locale ci sono voluti, appunto, 480milioni». Una coperta comunque corta. Le Ferrovie per questo hanno chiesto allo Stato la stipula di un nuovo contratto di servizio «con scadenze certe e importi esigibili, di durata sei anni più sei rinnovabili». Ad ogni modo, tra le regioni del Sud quella che soffrirà comunque è la Sicilia. Entro marzo nell’isola i sindacati protesteranno con uno sciopero. Si teme «la dismissione delle ferrovie e un taglio di circa 1.700 posti di lavoro. In Sicilia in 10 anni i ferrovieri sono passati da 9.400 a 4.700 circa»

27 febbraio 2009

 
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