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PENSIONI: PER L’8 MARZO IL GOVERNO REGALA ALLE DONNE UN’ALTRA INGIUSTIZIA PDF Stampa E-mail
martedì 24 febbraio 2009

Image  La parità al contrario della Corte di Giustizia europea!

Il governo non tocchi l’età pensionabile delle lavoratrici né nel pubblico, né altrove

È di stamattina la notizia che il governo si appresta a introdurre una modifica nella legislazione riguardante il sistema pensionistico, per elevare l’età pensionabile delle lavoratrici del pubblico impiego a 65 anni, in ossequio a una sentenza della Corte di Giustizia europea che ha sanzionato come discriminatoria nei confronti delle donne (sic!) la differenza di età nell’accesso alla pensione.

Dimenticando che, se proprio si sentono discriminate a farlo prima, le lavoratrici italiane possono già scegliere di andare in pensione a 65 anni. Le donne italiane oggi vanno già in pensione più tardi degli uomini, contrariamente a quelle degli altri paesi europei: 61 anni contro 60,9. Correggere la discriminazione vuol dire permetter loro di andare in pensione prima, non obbligarle ad andare ancora più tardi.

Dalle lavoratrici del pubblico impiego a quelle delle altre categorie il passo sarà breve. SdL Intercategoriale respinge il concetto di “parità” della Corte di giustizia europea, che non ha nulla da ridire se le pensionate italiane percepiscono assegni che si attestano in media circa al 60% di quelli dei pensionati maschi; né se in Italia le donne sono il 74% dei titolari delle pensioni sotto i 500 euro (dati ISTAT 2005).

Forse la Corte di giustizia europea giudicherà “paritario” anche il modo in cui la CAI ha licenziato le dipendenti Alitalia che, a causa di figli piccoli, non potevano essere adibite ai turni di notte, in spregio a tutte le leggi? O considera “paritario” negare ogni compensazione al doppio lavoro che le donne svolgono per tutta la loro vita, pur non facendo niente per ridistribuirlo agli uomini?

Strumentale altresì la solerzia con cui il governo italiano si adegua a questa sentenza, mentre sui fronti della sicurezza del lavoro, della lotta alle vere discriminazioni e dell’ecologia, per citarne solo alcuni, numerosi criteri e direttive dell’Unione europea sono disattesi da anni.

Roma, 24 febbraio 2009

 
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