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Draghi: proteggere le fasce più deboli PDF Stampa E-mail
domenica 22 febbraio 2009

Da L'Unità on line

La crisi può fornire al governo l'occasione per fare riforme strutturali, «che consentano al nostro paese di crescere di più e meglio in futuro». Lo ha affermato il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, oggi a Milano al Forex. «I governi - ha detto - sono chiamati a una pronta, forte azione per sostenere l'economia. I margini per una politica anticiclica di bilancio vanno creati intervenendo con decisione sui meccanismi di fondo della spesa, assicurando in modo credibile la sostenibilità delle finanze pubbliche nel lungo e nel lunghissimo termine». Per il momento, ha sottolineato Draghi, la politica di bilancio attuata finora «con finalità anticicliche» vale circa mezzo punti percentuale di Pil. Gli interventi pubblici «devono sostenere il consumo delle fasce più deboli e rafforzare nella componente d'investimento, la capacità di crescita dell'economia», continua Mario Draghi. «La scelta delle forme che assumono gli interventi pubblici a sostegno della domanda non è meno importante della loro dimensione». In un precedente passaggio Draghi sottolinea come «la caduta della domanda può colpire con particolare intensità le fasce deboli e meno protette, i lavoratori precari, i giovani, le famiglie a basso reddito». Immediata la replica. «Il Governo italiano ha da tempo gestito nei termini che poteva e doveva il fenomeno» dell'aumento della disoccupazione generato dalla crisi economica. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti commenta così l'allarme sulla disoccupazione lanciato dal governatore della Banca d'Italia Mario Draghi. «Siamo convinti di aver visto per tempo questi fenomeni e di averli gestiti nel modo migliore», ha aggiunto il ministro. 21 febbraio 2009

 

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Scontro a distanza tra Tremonti e Draghi Il governatore: gravi danni per il lavoro

Da Liberazione del 22 febbraio 2009

Gemma Contin

Il tema è ricorrente, di questi tempi. Anzi è l'unico tema che riscuota in questo momento qualche interesse tra i lavoratori, preoccupatissimi, e i cittadini, oltre che per banche e imprese: cosa ci vuole per affrontare la "congiuntura macroeconomica" e i suoi possibili sviluppi, tenuti a bada, per quanto sia consentito da una materia così scivolosa e da una situazione già tanto compromessa, da scelte praticabili, nella situazione data, di politica economica e di controllo normativo sulle attività finanziarie. Controllo e politiche da sviluppare in un nuovo protocollo di governance che dovrà essere definito, ha annunciato il governatore, fin dai prossimi giorni. Draghi ha condotto una analisi accurata e una serie di riflessioni, dal suo punto di vista non solo di banchiere dei banchieri ma anche di presidente pro tempore del Comitato internazionale per la stabilità finanziaria, sulla medicina da assumere, per quanto cattiva possa essere, per riuscire a curare, o almeno tentare di arginare in tempo e con sperabili risultati, quella che è stata definita «la malattia più grave dal secondo dopoguerra che il paese attraversa». Sapendo che ci sono alcune emergenze da affrontare subito. La prima: «Si rischia una crisi occupazionale senza precedenti, con un netto deterioramento dei livelli degli occupati, soprattutto quelli delle categorie più deboli come i precari», a proposito dei quali Draghi chiede nuovi strumenti di intervento sugli ammortizzatori sociali, considerati inadeguati e insufficienti. La seconda: potrebbe essere necessario creare delle bad bank su cui scaricare i prodotti finanziari tossici «come misura per l'emersione dei titoli a rischio» da compensare con l'intervento pubblico, a partire dalla defiscalizzazione delle perdite, con l'obiettivo di sostenere il credito e la credibilità delle banche «per evitare l'avviarsi di una spirale tra restrizione creditizia e peggioramento dell'economia». La terza: per uscire dalla recessione occorre ristabilire la fiducia delle famiglie e delle imprese e sostenere i redditi e i consumi delle fasce più deboli della popolazione. A tal fine, come hanno fatto gli Stati Uniti e la Germania con politiche di intervento e massicce iniezioni di risorse per far ripartire la crescita, «i governi sono chiamati a una pronta, forte azione per sostenere l'economia». Ed è proprio su questo che si è riaccesa la tensione tra i due uomini che rappresentano al massimo grado le istituzioni economiche e finanziarie italiane. Un minuto dopo i primi lanci di agenzia con le indicazioni del governatore, nel corso di un convegno organizzato dall'Aspen Institute a seguito del recente G7 finanziario e in vista del G8 di luglio alla Maddalena, ecco il controintervento a distanza del ministro su alcuni punti non di poco conto per uscire, lui dice, dalla crisi, sapendo che: primo, «il governo ha fatto quello che poteva e doveva» e, secondo, «il peggio deve ancora venire». C'è però, al di là delle diversità caratteriali e di stile dei due umini, una bella differenza tra i loro interventi, mentre fuori, nel paese reale, «urla il vento e infuria la tempesta». Da un lato Draghi non ha potuto dismettere la grisaglia di governatore della banca centrale, e dunque il suo intervento, scritto e calibrato in ogni virgola e senza dichiarazioni out of range , è stato fatto in forma ufficiale di fronte alla platea di operatori e specialisti della materia, con la consapevolezza che ogni elemento "oltre le righe" può determinare una ricaduta sulle aspettative come quella che, secondo le teorie del caos, dal battito delle ali di una farfalla cinese può scatenare un uragano ai Caraibi, o come quella, per ben più modeste esperienze personali, provocata dal tiro di una stupida palla di neve che finisce per smuovere una slavina. Dall'altro, Tremonti ha parlato, per così dire, a casa sua, essendo lui il presidente dell'Aspen, in un'ambientazione assai informale, seppure nel corso di un convivio di esperti. L'Aspen Istitute non ha alcun ruolo pubblico, non incide in alcun modo - per fortuna - sul divenire delle pubbliche decisioni o dei privati tentennamenti. Si tratta infatti, a leggere la home page del sito, di «un'associazione privata, indipendente, internazionale, apartitica e senza fini di lucro, dedicata alla discussione, all'approfondimento e allo scambio di conoscenze, informazioni e valori. La sua mission è l'internazionalizzazione della leadership attraverso un metodo che privilegia l'approfondimento di temi strategici della realtà contemporanea e il confronto tra culture e posizioni diverse in condizioni di riservatezza e libertà espressiva». Insomma, poco più di una scampagnata tra amici, di nessun rilievo, per quanto importanti i suoi membri possano essere. Anche meno dei meeting di Cernobbio. Per il segretario di Rifondazione comunista, «l'allarme lanciato da Draghi trova piena rispondenza nelle nostre analisi. Siamo al culmine di una devastante crisi economica e di una profonda recessione, ci aspettano anni drammatici in cui andrà "sostenuto il consumo delle fasce più deboli", come dice Draghi, e in cui «la caduta della domanda può colpire con particolare intensità le fasce deboli e meno protette, i lavoratori precari, i giovani, le famiglie a basso reddito». Ecco perché è assolutamente necessario, precisa Paolo Ferrero, «sostenere i redditi da lavoro e da pensione, aumentare i salari, estendere la cassa integrazione a tutti i lavoratori che perdono il posto di lavoro, a partire dai dipendenti delle piccole e piccolissime aziende e dai precari». Draghi si è accorto della gravità della crisi, insiste il segretario del Prc, «mentre il governo non fa nulla e soprattutto non aiuta né i salari né chi perde il lavoro». 22/02/2009

 
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