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Associazionismo, partiti, comunità e soprattutto tanto sindacato per dire no al razzismo per legge PDF Stampa E-mail
domenica 22 febbraio 2009

 Milano contro il governo dei vigilantes In 30mila rispondono all'appello della Cgil

Da Liberazione del 22 febbraio 2009

Milano, manifestazione contro la politica del governo sulla sicurezza e sull´immigrazione ... Claudio Jampaglia Milano Una prova di forza e di coraggio della Cgil che ha portato in piazza circa 30mila manifestanti, tantissimi migranti, un'età media abbastanza alta, il sole in fronte e quasi tutti sorridenti, malgrado l'argomento: le ronde, la persecuzione in pronto soccorso come nel ritardo del permesso di soggiorno, il reato di clandestinità, il razzismo istituzionale varato in Parlamento, l'odio come arma politica. Ci sarebbe poco da sorridere. Ma le persone che ieri sono scese in piazza a Milano, chiamate dalla Cgil erano davvero "infinitamente grate le une alle altre" ed erano lì per quello. Io non ho paura di te, io non odio. Poi gli striscioni dicevano: "Con la Costituzione, libertà, civiltà, legalità". Ma le mani, le facce dicevano cose più semplici. Quando ancora il traffico corre in Porta Venezia in piazza ci sono già quelli di Lecco, soprattutto senegalesi, quasi tutti metalmeccanici. Dove lavorate: «Caldaie», «zincatura», «saldatore», «rubinetti»... Non dicono il paese. Dicono la fabbrica. Quando arrivano i bresciani, come sempre tanti, mischiati come si deve, molti on un cartello con due macchie di sangue e sotto scritto: "italiano", "straniero", gli altri applaudono. Altri cartelli scritti a mano dicono: "Immigrati, non bestie", "No alla giustizia fai da te", "Immigrati, non criminali". Lavoratori e delegati vengono da tutte le province, gente come Dragan o Ibrahim a braccetto nel centro di Milano . E chi se ne importa da dove veniamo. Qui siamo. Vale da Sondrio a Pavia perché la Cgil regionale ha sposato l'idea della Camera del lavoro di Milano, raccolta da associazioni, militanti, partiti del centrosinistra, tutti, Pd compreso (ma non c'è il presidente della provincia Filippo Penati che dopo essere corso ad annunciare il finanziamento delle ronde di ex-poliziotti e carabinieri come chiede il governo ,e da tempo fa la giunta Moratti, avrebbe preso i suoi fischi). In mezzo al corteo Prc (con l'eurodeputato Vittorio Agnoletto) e Pdci sfilano vicini e stretti. Poco avanti Sd con il Leoncavallo e i "vendoliani", riuniti nell'associazione "La Sinistra per Milano". Ci si saluta, si parla. Il banco delle prossime elezioni provinciali è vicino (ma i Verdi dove sono? Si vedono sul palco, ma in corteo?). Più in là Sinistra Critica più fusa nei movimenti che sparuta dietro il suo striscione. Sarà il sole che spacca un inverno da ricordare ma è chiaro che la vera e unica organizzazione di massa rimasta da tempo in campo è la Cgil. E sarà pure "regionale" la presenza organizzata della Cgil, ma rispetto a quanti milanesi e non hanno portato in piazza gli altri, come si dice, la differenza "balza agli occhi". Anche se è bello e corposo lo spezzone di Rete Scuole con uno dei camper che hanno girato in questi mesi la Provincia per informare sulla distruzione della scuola pubblica. Un lavoro simile a quello che fa Ettore col suo camper del Così (Centro orientamento sindacale immigrati) che fa la spola tra paesini e cantieri a raccontare quello che il lavoratore immigrato, spesso in nero, spesso clandestino perché così è più sfruttabile, non sa. Questa è l'integrazione: farla. Anche perché come ricorda la vignetta al collo di un militante di Sdl: "quando finisce lo Stato di diritto cosa comincia quello di manrovescio?". Una coppia con una bimba ha messo un cartello sul passeggino: "Niente punti per il permesso". A Piazza Duomo un gruppo sinto altoatesino accoglie il serpentone insieme a uno scoppiettante Corrado Mandreoli della Camera del Lavoro di Milano che si alterna con Massimo Cirri di Caterpillar (Radio2) nella conduzione di un talk-show di piazza. Parlano in tanti, ma ricordiamo soprattutto Edda Pendo, dell'associazione Todo Cambia che con Naga e Arci da anni lotta in questa città. Edda racconta ciò che in tanti hanno deciso di fare trovandosi in un'assemblea spontanea martedì scorso (prossimo appuntamento mercoledì al Naga) e poi tocca il cuore di tanti immigrati in piazza: «Hanno iniziato con noi ma adesso toccherà anche a voi. Sapete cosa è l'idoneità d'alloggio? Ecco tra poco lo saprete, perché questa legge non è solo contro i migranti ma contro i poveri contro la libertà... prima si diceva lottiamo per i diritti dei migranti, adesso lottiamo per quelli di tutti... E guardate che la cosa più odiosa non è la possibilità di denuncia in un pronto soccorso ma il reato di clandestinità perché clandestini lo siamo stati tutti, tutti quanti noi immigrati...». La piazza applaude. E Cirri non perde l'occasione: «Senza migrazioni non saremmo qua, saremmo tutti rimasti dove il genere umano è cominciato, in Africa, tutti là da Obama a Borghezio». Dopo Edda parla Don Massimo della Casa della Carità, Moukrim dell'associazione Al Khalifa, diversi delegati della Cgil. Tante storie. E un plauso, dovuto, a chi ha voluto questa manifestazione Onorio Rosati che rivendica la scelta «quando si ha una cosa da dire la si dice ... non abbiamo paura di rimanere da soli». Il segretario della Camera del lavoro chiede società, fondi per la società civile, lavoro di inclusione. La Cgil non può inseguire il centrodestra. Come fa la politica. Lo spalleggia e lo sostiene in perfetto tandem Nino Baseotto, segretario regionale della Cgil che ricorda come il primo striscione della manifestazione sia stato dedicato alla violenza sulle donne «una piaga insopportabile». E dire che i due segretari sono riformisti, moderati e Pd. Ma il dna della Cgil è questo. Saper fare anche da sola quando c'è puzza di deragliamento costituzionale, di crisi di civiltà, di fascismo.

22/02/2009

 

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MANIFESTAZIONE · Trentamila in corteo con la Cgil per dire no alle leggi xenofobe sulla sicurezza Milano contro il razzismo Per ricostruire la sinistra si può ripartire da questa piazza Duomo

Da Il Manifesto del 22 febbraio 2009

Giorgio Salvetti

MILANO «Papà,macom’è lungo questo corteo!», la bocca della verità è di una bambina biondissima. Da mezz’ora vede sfilare donne e uomini di mezzo mondo per tutto Corso Venezia. «Non lasciateci soli con questi italiani », si legge su un cartello. Sono gli italiani delle ronde e del decreto sicurezza, gli italiani che siedono in parlamento e quelli che si incontrano a cena, di destra, e sempre più spesso anche di sinistra. Quelli che non riescono a fare a meno di sentirsi minacciati dagli stranieri, perché rubano il lavoro e ci violentano le donne. Si chiama razzismo ma si preferisce parlare di sicurezza. E allora tutto è lecito, anche leggi xenofobe che permettono ai medici di denunciare chi non ha i documenti in regola, o il decreto cosidetto «antistupri » che legalizza le ronde e rinchiude degli esseri umani in un centro di detenzione senza che abbiano commesso alcun reato. Ieri Milano ha mostrato che gli italiani sono anche altri. La manifestazione antirazzista e per la Costituzione indetta dalla Cgil Lombardia ha portato in piazza Duomo più di trentamila persone. Tanti stranieri, quasi tutti regolari e lavoratori, dietro gli striscioni delle Camere del lavoro di tutta la regione. Sono venuti per ricordare che: «Non siamo clandestini, siamo i nuovi cittadini». E tanti lombardi hanno dimostrato, come capita spesso, che la Lombardia non è solo Lega, e che le ronde, purtroppo, non sono solo padane. Lo slogan del giorno è: «Io curo non denuncio». Funziona benissimo sia in versione striscione sia in versione adesivo. Lo portano appiccicato alla giacca i militanti della Cgil che ieri ha fatto le cose per bene e in grande. Sono venuti da tutte le province, Lecco, Bergamo, Sondrio, Pavia, Varese. Come sempre lo spezzone più numeroso e multietnico viene da Brescia, con tanto di furgoncino, musica araba e scritte in tutte le lingue. In testa apre il corteo un manifesto contro la violenza sulle donne, italiane e straniere, perché lo stupro è una questione di genere, non di passaporto. A fianco un uomo cingalese si è messo il vestito della festa, completo blu con tante penne luccicanti nel taschino. Porta la scritta: «Chi spaccia razzismo stupra la democrazia ». Sfilano i pensionati, i lavoratori pubblici, la Fiom e i lavoratori della ricerca e dell’università.Ma la manifestazione non è solo fatta di militanti con la tessera in tasca. Il corteo si gonfia man mano che avanza verso il Duomo. In coda, una lunga coda, sfilano le associazioni che hanno contribuito alla convocazione della manifestazione. E’ quella rete di movimenti che sta crescendo sotto il disatro delle forze politiche di sinistra. Retescuole e il Naga, l’associazione che da anni si impegna per il diritto alla salute degli stranieri, la Casa della carità, Emergency e l’Arci. Mancano solo i centri sociali, sempre troppo occupati a pensare a se stessi e preoccupati di finire in cortei «istituzionali » anche quando ci sono in ballo i più elementari diritti umani. Ma qualcosa a Milano sta lentamente cambiando. Ogni sabato c’è una grande manifestazione: per gli spazi sociali, per la scuola, per Eluana, per Abba, il ragazzo nero ucciso a sprangate e ricordato anche ieri da molti striscioni. Mentre il Pd si sfalda e il Prc si è già sfaldato, i cittadini tentano di reagire in qualche modo, si uniscono, fanno rete, la città non era così in movimento da tempo e anche le forze politiche che ormai non hanno più nulla da perdere cominciano a tenerne conto. Ieri c’erano tante bandiere di Prc, Sinistra Critica, Pdci. Persino Pd, che pure in tema di sicurezza è più che dilaniato.Un distinto signore porta un cartello: «Io vado con la Cgil e contro il razzismo, Penati con le ronde della Lega e con Maroni ». Quando si dice dove va la base. In piazza Duomo è già carnevale, il corteo calpesta un tappeto di coriandoli. Un bambino peruviano vestito da orsetto non capisce che è una manifestazione antirazzista, si sente italiano e basta: «Mamma, ma quanto è grande questa festa!».

 
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