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Peugeot: il gruppo annuncia 10 mila tagli, nonostante il prestito «vincolato» di Sarkozy PDF Stampa E-mail
gioved́ 12 febbraio 2009

EUROPA · Aiuti a Peugeot, che licenzia Polemiche contro il protezionismo francese. Vertice Ue l’1 marzo

Da Il Manifesto del 12 Febbraio 2009

Anna Maria Merlo

PARIGI Prendi i soldi e scappa. Sembra essere questa la filosofia della Peugeot, che ieri ha annunciato 10 mila licenziamenti nel 2009 in Europa come conseguenza di perdite per 343 milioni di euro nel 2008. Malgrado la contropartita imposta dal governo francese, che ha concesso 6,5miliardi di euro di prestiti agevolati ai costruttori nazionali (Renault e Peugeot, in parti eguali), il presidente di Psa, Christian Strieff ha fatto capire ieri che 6-7 mila posti di lavoro verranno persi in Francia. Per la Peugeot non si tratta di licenziamenti, ma di dimissioni volontarie o di prepensionamenti. I sindacati non sono d’accordo. Ieri hanno ricordato che il sito di produzione Peugeot di Asnières è ormai «un guscio vuoto» e potrebbe chiudere. Inoltre, nelle fabbriche Peugeot-Citroen ci sarà di nuovo un massiccio ricorso alla cassa integrazione questo mese e anche a marzo. «Il primo semestre di quest’anno sarà di una difficoltà senza precedenti», ha affermato Strieff, che, dopo un calo delle vendite del 7,8% delle auto in Europa nel 2008, prevede un crollo del 20% quest’anno (nel mese di gennaio c’è stata una contrazione del 26%). Peugeot-Citroen, come gli altri produttori, sta crollando sotto gli stock di auto invendute e per questo ha bisogno di soldi freschi, per finanziare e fluidificare quello che resta del mercato. Strieff, che fino a pochi mesi fa, a differenza di Carlos Ghosn della Renault, era rimasto ottimista malgrado i segnali di tempesta, aveva fatto resistenza sulle «contropartite» imposte dal governo francese per concedere il prestito di 6,5 miliardi. Ieri si è capito il perché: il piano di licenziamenti era già nei programmi. Nicolas Sarkozy, in viaggio negli emirati, ha replicato alla notizia dei licenziamenti di Peugeot: «Veglierò al fatto che gli impegni vengano rispettati», ha detto,minacciando di alzare i tassi di interesse se le contropartite non verranno ottemperate. La svedese Volvo, che controlla Renault Truks, ha del resto rifiutato il prestito di 500 milioni di euro proposto dallo stato francese, proprio perché ha considerato le contropartite «troppo vincolanti». Mentre in Francia Peugeot non rispetta gli impegni presi, a Bruxelles crescono le perplessità e le critiche contro il piano auto francese. La commissaria alla concorrenza, Neelie Krees, ha scritto alle autorità francesi esprimendo le «preoccupazioni » della Commissione. Krees ha dato una settimana al governo francese per «chiarire» le proprie intenzioni. La contropartita chiesta ai costruttori di non chiudere delle fabbriche in Francia rischia di essere consideratat illegale a Bruxelles, perché contravviene le regole del mercato unico. Bruxelles sottolinea soprattutto i tempi troppo lunghi durante i quali durerà questo vincolo: cinque anni (la Commissione, difatti, ha già approvato piani di aiuto alle imprese con contropartite nazionali, ma nessuno eccedeva i due anni, 2009-2010). Il ministero delle finanze francese ha già replicato che «i tassi di interesse sono più elevati deiminimi possibili permessi ora a Bruxelles ». Bercy ha anche ribattuto alle accuse di «protezionismo» lanciate contro la Francia da numerose capitali europee. Il ministero delle finanze sottolinea che «in questo piano non c’è nessuna esigenza di privilegiare l’indotto francese», una clausola, presente in una prima stesura del progetto, poi soppressa. Ma in Europa il piano auto francese non passa. La Repubblica ceca, che ha la presidenza semestrale e che si è sentita sotto tiro da parte di Sarkozy, che l’ha accusata di essere «pelandrona» e «poco efficace », ha convocato per il 1° marzo prossimo un vertice economico straordinario a Bruxelles, per discutere delle derive protezioniste in corso nell’Unione europea. Il primoministro ceco,Mirek Topolanek, ha accusato tutti i paesi della zona euro di «infrangere le regole comunitarie » e di agire «ognuno per sé» contro la crisi.Ma anche il presiente dell’eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha giudicato «problematico» il piano auto francese. Il ministro delle finanze tedesco, Peer Steinbrük, ha espresso preoccupazione per il «ritorno del protezionismo»,mentre la Federazione dell’industrria tedesca spinge Berlino a combattere il piano francese.

 
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