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mercoledì 11 febbraio 2009

Ricercatori e studenti saldano le loro proteste Atenei contro Sarko

Da Il Manifesto dell'11 febbraio 2009

Anna Maria Merlo

PARIGI

Iricercatori universitari, che Sarkozy con disprezzo a gennaio ha definito coloro che «cercano e non trovano niente», sono scesi ieri in piazza, assieme agli studenti. Un imponente corteo a Parigi, dai giardini del Luxembourg fino all’Assemblea nazionale, con almeno 50mila persone, e altri cortei in città di provincia, da Marsiglia a Rennes, passando per Lione e Bordeaux. A Parigi erano venute delegazioni dal nord, dall’est, dal centro e dall’ovest della Francia. I manifestanti chiedono alla ministra della ricerca Valérie Pécresse di ritirare il decreto di riforma, che cambia la situazione dei ricercatori, mettendoli alla mercé dei presidenti delle università, sia per la loro carriera che per i contenuti delle ricerche. La protesta si è allargata anche ad altri temi: gli studenti contestano la riforma della formazione degli insegnanti delle scuole primarie e secondarie, dove viene di fatto abolito l’anno di stage (retribuito) e il periodo di studio portato da 3 a 5 anni con il master obbligatorio. I ricercatori protestano contro lo smantellamento del Cnrs (Consiglio nazionale della ricerca scientifica), che il governo vorrebbe trasformare in un’agenzia di distribuzione di finanziamenti, per di più in ribasso. Inoltre, la contestazione riguarda anche i tagli al personale, che colpiscono non solo la scuola maanche le università e la ricerca, con mille posti in meno solo quest’anno. Valérie Pécresse ha già fatto qualche passo indietro. Pur affermando che la riforma «che nessuno aveva osato fare» si farà a tutti i costi, alla vigilia della giornata di mobilitazione ha nominato una mediatrice, Claire Bazy-Malaurie, presidente alla Corte dei conti, per prolungare per «due mesi» la «concertazione» che i ricercatori affermano non essere mai esistita. Ieri, nei cortei si è verificata la «congiunzione » tra studenti e ricercatori che Sarkozy e il governo tanto temevano, una decina di giorni dopo lo sciopero generale riuscito del 29 gennaio, mentre la Guadalupa e laMartinica sono in ebollizione e i sindacati, che saranno ricevuti all’Eliseo il 18 febbraio, hanno già annunciato un’altra giornata di mobilitazione per il 19 marzo. «No allo smantellamento della ricerca e del Cnrs», «no agli insegnanti robot», i cortei hanno scandito slogan contro la politica al ribasso di Sarkozy. Contro il «disprezzo » manifestato dal presidente nei confronti dei ricercatori e delle università, accusati di non produrre abbastanza, mentre la Francia è al settimo posto mondiale per la qualità della ricerca universitaria (classifica di Shangai) malgrado sia al diciottesimo per il livello dei finanziamenti. I cortei hanno denunciato i tagli e le minacce sulla libertà di ricerca. Temono l’arrivo in forza dei finanziamenti privati, per indirizzare la ricerca. Ormai, sulle 85 università francesi, 23 sono in sciopero illimitato dall’inizio di febbraio e 53 mobilitate. Valérie Pécresse si era fatta forte dell’appoggio dei presidenti dell’università. Ma lunedì, in una riunione alla Sorbona, nove presidenti di università (Paris III, IV, cioè la Sorbona, VIII, X e XII, Monpellier III, Besançon, Rouen e Grenoble III), a cui si è aggiunta ieri Orsay, hanno sottoscritto un appello per il «ritiro» della riforma: chiedono di associare «l’insieme della comunità universitaria e dei protagonisti della ricerca» a una riflessione sulle riforme, che tutti considerano necessarie.Ma contestano il metodo sbrigativo e le ingiunzioni venute dall’alto, con il solo scopo di risparmiare e di aumentare l’organizzazione gerarchica. Il premio Nobel per la fisica, Albert Fret, si è unito alla protesta, così come il genetista Axel Kahn. La riforma di Pécresse è riuscita a generare un fronte ostile che non riunisce solo gli oppositori di Sarkozy, ma anche una buona fetta della destra universitaria. Ricercatori e professori non hanno apprezzato i termini sprezzanti con cui Sarkozy e Pécresse hanno trattato gli universitari, accusati di essere pigri e timorosi delle valutazioni. Con la riforma, i presidenti delle università dovranhno valutare il lavoro di ricerca ogni quattro anni e stabilire, sulla base del risultato, la proporzione tra ore dedicate alla ricerca e ore di insegnamento (se non ci sono sufficienti pubblicazioni, al ricercatore verrà attribuito un maggior numero di ore di insegnamento). L’accentramento della valutazione nelle mani dei presidenti di università viene contestato, perché può favorire il sistema dei baroni e il clientelismo. Da quando è iniziato lo sciopero, le università fanno a gara per inventare nuove forme di protesta. Per esmepio, a Paris IIICensier alcune lezioni sono state tenute in strada, nella vicina Place d’Italie, per evitare di far perdere tempo agli studenti. In altre università è stato fatto ricorso al freezing, cioè a delle immobilizzazioni durante alcuni minuti.

 
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