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STATALI · Brunetta: fruttano 2 volte l’inflazione. PDF Stampa E-mail
mercoledì 04 febbraio 2009

 Cgil: col nuovo modello persi 273 euro È guerra sugli aumenti Il ministro sullo sciopero del 13: «Io lavoro, altri vanno in piazza»

Da Il Manifesto del 4 febbraio 2009

Antonio Sciotto

ROMA In vista dello sciopero della prossima settimana - il 13 scendono in piazza gli impiegati pubblici e i metalmeccanici - torna a infiammarsi lo scontro tra ilministro Renato Brunetta e la Cgil. Ieri il responsabile della Pubblica amministrazione ha convocato una conferenza stampa dal titolo «Importanti comunicazioni sul rinnovo del contratto», e il succo lo ha sottolineato in fondo all’incontro: «Sintetizzo per i giornalisti ritardatari: il messaggio è che 1,3 milioni di dipendenti pubblici avranno alla fine di febbraio l’aumento in busta paga». Eh sì, perché nonostante i reiterati annunci, l’incremento dei contratti (separati) firmati a fine anno, in gennaio non èmai arrivato, e questo potrebbe rinfoltire le fila degli scioperanti: «Lo dico con profondo rammarico - ha spiegato Brunetta - L’erogazione è slittata per i consueti percorsi governo- Aran-Corte dei Conti, ma in febbraio i soldi ci saranno». Alla domanda, se fosse un messaggio per «disinnescare» lo stop del 13, il ministro ha risposto: «Non lancio messaggi: comunico solo le tappe del mio lavoro. Io vado avanti, altri scioperano». Ma è sull’entità degli aumenti che si è consumata la battaglia di cifre con la Cgil. Secondo il ministro, si è avuta una «rivalutazione delle retribuzioni contrattuali pari al +3,8% nel 2008, e al 3,4% nel 2009». Il che, ha spiegato, «copre dello 0,5% l’inflazione del 2008, che è stata pari al 3,3%, e addirittura doppia quella del 2009, dato che è prevista pari all’1,5%». Il ministro auto-loda anche la sua «velocità nel rinnovare i contratti, ma per il futuro applicheremo il nuovo accordo del 22 gennaio, e così avremo il triennio 2010-2012, i cui stanziamenti vedremo già nella prossima finanziaria». Verrà riformata «la procedura di contrattazione: dividendo tutti i contratti in due maxi comparti, centro e periferie, eviteremo i ’barocchismi’». Brunetta ha invitato anche gli enti locali a erogare «al più presto gli aumenti, altrimenti da febbraio avremo un disallineamento rispetto allo Stato, l’unico chemi competeva e per cui ho già dato». La Cgil ha replicato che gli annunci del ministro sugli aumenti garantiti dal nuovo accordo sono «del tutto fantasiosi», dato che «l’indice in base al quale dovrebbe esservi la dinamica delle retribuzione, per il settore pubblico assume un mero valore di riferimento, dato che devemuoversi ‘nel rispetto e nei limiti della programmazione di bilancio’ del Dpef’». In sostanza, spiega Michele Gentile della Cgil, «si torna alle ‘concessioni’ e non alla certezza degli incrementi retributivi per i quali non vi è alcuna chiara previsione». «L’eventuale aumento derivante dall’adozione dell’Indice sarebbe però calcolato solo sulle ‘voci stipendiali’, che equivalgono nel settore pubblico mediamente al 70% delle retribuzioni complessive, mentre oggi il livello di inflazione si calcola sull’intera retribuzione». Ad esempio, spiega il sindacalista Cgil, «il 3,2% che il governo ha assunto a base per il rinnovo del contratto ‘separato’ dei ministeri, equivalente a un incremento di 70 euro, passerebbe a 49 euro, con una riduzione secca delle retribuzioni e degli assegni previdenziali pari a 273 euro anni che si ripercuoterà anche negli anni successivi». La Cgil ha così ribadito le ragioni dello sciopero del 13 febbraio, e il segretario Guglielmo Epifani ieri ha detto che «il contratto doveva tenere conto anche del nodo precarietà ». Inoltre, la Fp Cgil ha fatto ricorso contro Aran e governo, rispetto alla firma del contratto (anch’esso separato) degli enti pubblici economici, avvenuta il 28 dicembre scorso: violerebbe la legge di rappresentanza del pubblico impiego, che richiede il 51% di sindacati rappresentativi per la firma, requisito non rispettato in questo caso. Abbiamo chiesto al ministro se quello si possa ritenere tecnicamente un «contratto »: «E’ l’Aran a firmare - ci ha risposto - e se ha firmato, vuol dire che lo ha ritenuto un contratto. Comunque si procederà sulle vie giudiziarie. Certo, sarebbe ben strano che un sindacato bloccasse l’erogazione di un aumento per via legale». Infine, Carlo Podda (Fp Cgil), ha replicato a Brunetta che se gli enti locali non possono rinnovare i contratti, è per colpa del governo: «Gli enti locali non sono in condizione di avere queste risorse, tant'è che hanno chiesto al ministero dell'Economia di poter sottrarre dal computo per il patto di stabilità interno le maggiori spese per il personale. Il governo ha finora opposto un diniego, ed è proprio per questo che il Comitato di settore non ha potuto nemmeno chiedere all'Aran di aprire le trattative».

 
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