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Belem: un altro mondo è (forse) possibile PDF Stampa E-mail
martedì 03 febbraio 2009

 L’edizione delle ragioni e dei presidenti «amici» si chiude a Belém. Il messaggio? Resistere non basta

Da Il Manifesto del 3 febbraio 2009

Maurizio Matteuzzi

BELÉM L'allegra confusione del Forum socialemondiale numero 9 a Belém do Pará è finita domenica. Come sempre, e come vuole l'originaria «carta di Porto Alegre », senza un documento finale di bilancio e di sintesi. Il bilancio, al di là della dispersione e delle difficoltà, è positivo. La sintesi è impossibile. I numeri dicono di 150mila partecipanti da 142 paesi, 4000 organizzazioni presenti, 2310 eventi, 4500 giornalisti. Ma i numeri non dicono tutto. Come ha affermato Cândido Grzybowski, il sociologo brasiliano che del Forum è uno dei padri fondatori, «la versione amazzonica dell'Fsm è stata un successo più per il suo significato simbolico che per la la capacità di presentare risultati pratici di corto emedio periodo » (che pure ci sono stati). La scelta della lontana e isolata Belém, il «portal da Amazônia», questo voleva essere e questo è stato. La foresta e gli indigeni – che, più che mai ora con la crisi economica globale, vogliono dire ambiente, risorse energetiche, acqua, terra, beni comuni, diritti umani - sono stati gli elementi dominanti dei 6 giorni del forum, non solo dal punto di vista cromatico, o nel peggiore dei casi folcloristico, e numerico (2000 indigeni di 120 etnie). In questi sei giorni, fra acquazzoni tropicali e sole bruciante, si è visto e sentito di tutto. C'erano giovani (tanti, un'infinità) e vecchi, studenti e professori, funzionari pubblici e sindacalisti, preti e suore, atei e credenti delle più svariate fedi, indios e neri, ricchi e poveri, intellettuali e ignoranti, ambientalisti e «sviluppisti», opportunisti e demagoghi, quadri di partito e militanti vegetariani. E c'erano, fra entusiasmi e qualche polemica dei movimenti sociali, anche cinque presidenti (più o meno) «amici» - Chavez, Morales, Correa, Lugo e Lula - gente che prima di diventare presidente girava in sandali e maglietta per le strade e i capannoni delle precedenti edizioni a Porto Alegre. Guardando l'Fsm appena concluso con gli occhi dell'ottimismo e della speranza, viene da dire che il brulichio di questi giorni qui a Belém, mentre il mondo sprofonda nel drammatico collasso del capitalismo neoliberista, simboleggia l'emergere, certamente ancora confuso, di un mondo diverso. Un mondo diverso le cui avvisaglie si vedono non per caso in America latina. Guardandolo con gli occhi del pessimismo e dello scetticismo c'è il rischio che una edizione dopo l'altra il Forum sociale mondiale si trasformi in un festival dei movimenti sociali e delle (sempre più discusse) ong. Con una battuta cattiva: «Da un altro mondo è possibile a un altro turismo è possibile». Nessuno può predire il futuro ma, almeno fino a Belém, non è stato così, anche se il pericolo esiste. E per evitarlo bisognerà cambiare registro e «inventare» qualcosa di nuovo. Belém è stato il Forum sociale mondiale che ha sancito una vittoria indiscutibile: quella grande maggioranza generosa, incazzata e visionaria che nel 2001 si riunì a Porto Alegre per denunciare e resistere alla natura criminale, selvaggia e fallimentare del neo-liberismo e delle privatizzazioni, nel 2009 ha potuto «celebrare» qui nell'emblematica Amazzonia l'assoluta giustezza e il perfetto realismo di quelle critiche. Ma il difficile viene adesso. Perché dalla «resistenza», che non bisogna dimenticare ha prodotto nel giro di pochissimi anni l'inimmaginabile ascesa di governi «progressisti » o «di sinistra»” in Brasile, Bolivia, Venezuela, Ecuador e Paraguay (per tacere dei Kirchner in Argentina e del pur deludente governo del Fronte Amplio in Uruguay), bisogna passare alle proposte. Come si esce – a sinistra e non a destra sull'onda della deriva in cui sembra essere scivolata l' Europa - dal collasso neoliberista e dalla crisi del capitalismo, come rispondere alla strategia delle guerre imperiali - da quelle infinite «al terrorismo» degli Stati uniti a quella coloniale di Israele contro la Palestina che anche qui, pur così lontana si è sentita così vicina - e alle sfide rappresentate dalla presidenza di Obama negli Usa. E' sulla necessità impellente di passare alla nuova fase che si giocherà il futuro del Forum sociale mondiale. Ed è questo, in sostanza, che nell'incontro di giovedì ha chiesto in modi affettuosima spicci João Pedro Stedile, il leader del Senza terra brasiliani, ai quattro presidenti «amici»: va bene parlare del «socialismo del ventunesimo secolo di Chavez», ma voi dovete fare di più «a partire da domani» perché «le opportunità» che la crisi offre potrebbero andare perdute. Più o meno quello che ha detto un altro dei guru dei Fsm, il sociologo portoghese Boaventura de Souza: attenzione perché se le risposte non vengono da Belém, ovvero dall'«altro mondo», verranno di nuovo da Davos, ovvero dal vecchio mondo di lorsignori già pronto al riciclo (basta vedere come il trilione di euro che era impossibile trovare per risolvere il problema della fame è stato magicamente trovate per salvare banche e banchieri responsabili del crack). Belém è stata un passo in avanti, ma il tempo stringe e la strada è lunga. Per questo nella assemblea plenaria di domenica sera (con la fattiva partecipazione dell'attivissimo coordinamento italiano dei movimenti sociali) sembra essere prevalsa l'idea di prendersi un anno di tempo prima della convocazione della prossima edizione del Forum. Che nel 2011 dovrebbe tornare in Africa, come nel 2007, forse in Sudafrica o in Senegal. Ma c'è anche chi vorrebbe sparigliare le carte e, sfida nella sfida, andare negli Stati uniti di Obama.

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GLI APPUNTAMENTI

Mobilitazioni per un anno Queste alcune delle prossime mobilitazioni nel corso del 2009 decise nel Forum di Belém: 14-22 marzo - a Istanbul in occasione del World Water Forum. 28 marzo - settimana di mobilitazione a Londra per il G-20. 30 marzo - giornata mondiale contro la guerra e la crisi. 30 marzo - giornata mondiale per la Palestina e il boicottaggio degli investimenti di Israele. 4 aprile - a Strasburgo, contro la Nato in occasione del sessantesimo anniversario dell'Alleanza atlantica e contro le basi militari. 17 aprile - giornata mondiale per la sovranità alimentare; 12 ottobre - giornata mondiale proposta dagli indigeni per la difesa Madre Terra. 12 dicembre - giornata mondiale in occasione della conferenza sul clima di Copenhagen.

 
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