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Crisi auto, solo 300 milioni Tremonti: i soldi non ci sono PDF Stampa E-mail
mercoledì 28 gennaio 2009

di Bianca Di Giovanni

Da L'Unità on line

Un incontro in notturna a Palazzo Chigi tra i vertici Fiat e alcuni membri del governo (presenti i ministri Giulio Tremonti, Claudio Scajola e Maurizio Sacconi, oltre a Gianni Letta) ha dato il via al round di colloqui sulla crisi dell’auto. Oggi ci sarà il tavolo già preannunciato, a cui partecipano anche i sindacati. La casa torinese (che ha chiesto di essere ricevuta) fa pressing per un sostegno immediato al comparto, in linea con gli altri Paesi europei. Secondo indiscrezioni Luca Cordero di Montezemolo e Sergio Marchionne avrebbero spinto per una riapertura della rottamazione già avviata dal governo Prodi: una misura che alla fine è costata meno dei 700 milioni previsti perché si è ripagata con il maggior gettito Iva. Ma sul fronte governativo ci sono ancora parecchie nubi. Il governo starebbe mettendo a punto un pacchetto dall’importo complessivo di circa trecento milioni di euro, una spesa per sostenere interamente le vendite e che in pratica è la proroga degli incentivi per la rottamazione scaduti a fine dicembre e ancora non rinnovati. Al momento sembra escluso qualsiasi intervento sul bollo. Nell’esecutivo però sono ancora molti i dubbi, a partire da quelli targati Lega, e che si saldano con alcune perplessità di Tremonti. «I soldi non ci sono», insistono fonti vicine al Tesoro. È probabile che sia in atto l’ennesimo braccio di ferro e che alla fine ad essere decisivo sarà l’intervento di Letta. Il gruppo torinese, nel corso del confronto di ieri sera durato circa un’ora, avrebbe ribadito la necessità di intervenire in sostegno dell’intera filiera del trasporto. L’ipotesi di procedere con gli incentivi avrebbe trovato ovviamente d’accordo i vertici del Lingotto, che però avrebbero proposto di estendere la platea anche ai veicoli Euro2. Il che farebbe salire il parco macchine potenzialmente interessato a quota 200-250mila vetture. Misure per i «piccoli», sgravi per il popolo delle partita Iva, e interventi in soccorso dei camion (pesantissimo il calo degli ordini) sono fra gli altri interventi indicati come auspicabili. Intanto Tremonti non sente ragioni. Sul decreto anti-crisi incassa l’undicesima fiducia in Senato, senza correzioni sufficienti. L’esecutivo «non ha la consapevolezza della gravità della situazione e non è capace di assumersi pienamente la responsabilità di affrontare la crisi con misure efficaci - attacca in aula la presidente del gruppo Pd Anna Finocchiaro - Le misure contenute nel provvedimento sono assolutamente insufficienti. La sottovalutazione che la maggioranza fa di quello che sta avvenendo è gravissima. E le famiglie, i lavoratori e gli imprenditori lo sanno benissimo». Anche in Senato, come era accaduto alla Camera, nella maggioranza si registrano i malumori dell’Mpa, il partito di lombardo. Il fato è che i fondi del Fas (destinati per lo più a sud), continuano ad essere utilizzati per altri scopi. Nella corsa a reperire nuovi fondi, si scopre anche che il governo ha prima congelato, poi cancellato il piano-casa. «Annunciato con squilli di trombe, il piano è scomparso miseramente dalla scena, trasformato dalla maggioranza in una sceneggiata senza fine»,denunciano Andrea Martella e Raffaella Mariani capogruppo Pd in commissione Lavori pubblici della Camera.Dei circa 800 milioni stanziati da Prodi per il 2008, ne rimangono un centinaio. E non solo: le Regioni vengono escluse dal processo decisionale sull’utilizzo delle risorse. Continua intanto il monitoraggio sul credito da parte delle autorità di vigilanza, che ieri si sono riunite nel Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria. La crisi sta incidendo sulla qualità, anche se la liquidità è migliorata rispetto a ottobre.

28 gennaio 2009

 

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AIUTI · Vertice Berlusconi-Fiat, oggi piano per il settore. Epifani: «Governo decidi» La notte dell’auto

Da Il Manifesto del 28 gennaio 2009

Francesco Paternò

L’auto accende il motore. In ballo ci sono aiuti pubblici a un settore in crisi, che arriveranno per ultimi e in forma ridotta rispetto alla maggior parte dei paesi europei, a causa della mancanza di feeling tra ampi settori governativi e chi guida la Fiat. Ieri sera era fissato a palazzo Chigi un vertice notturno fra l’amministratore delegato del gruppo torinese Sergio Marchionne, il presidente Luca Cordero diMontezemolo da una parte, Gianni Letta, i ministri Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi, Claudio Scajola dall’altra, per una discussione sui temi prima dell’incontro di oggi. Un anticipo che sembra essere un passo obbligato dal peso specifico della Fiat nella trattativa, ma forse anche dal monito lanciato da Marchionne lunedì sera sui 60.000 posti di lavoro a rischio in mancanza di un intervento governativo. Un allarme suonato assai sgradito a Berlusconi e alla sua compagine.Marchionne, poi, si ritrova in questi giorni in perfetta sintonia con il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, considerato dal governo il nemico numero uno. «Il governo apra gli occhi e decida», ha detto Epifani sull’incontro di oggi, invitandolo a «convincersi che non può affrontare crisi come quelle attuali con misure tampone come ha fatto finora». Da giorni si parla di un intervento governativo per l’auto pari a circa 260 milioni di euro, pochi a confronto con i 5 o 6 miliardi messi nel motore dalla Francia o ai 2,5miliardi di euro decisi ieri dal governo inglese. L’articolazione di questo sostegno dovrà tenere conto non solo della Fiat ma di tutta la filiera delle quattro ruote, dalle piccole imprese della componentistica ai concessionari, e dunque andranno a beneficio anche dei costruttori stranieri operanti nel nostro paese. Dovrebbero essere reintrodotti gli incentivi alla rottamazione - il governo contribuisce all’acquisto di un’auto nuova al posto di una vecchia più inquinante - probabilmente allargati alle cosiddette auto euro2, cioè immatricolate nel 1998, circa 5 milioni di vetture. Non si può escludere che l’incentivo possa essere questa volta graduato, a vantaggio delle auto più piccole emeno inquinanti (la Fiat gradirebbe). Un’altra decisione dovrebbe riguardare un finanziamento delle linee di credito per l’acquisto di un’automobile. La chiusura dei rubinetti da parte delle banche rischia di soffocare un settore basato sull’acquisto a rate per oltre il 75% del mercato. Non è chiaro se verrà istituito un fondo specifico. Qualcosa di simile è stato deciso ieri dal governo inglese, che ha deliberato un piano di garanzie ai prestiti delle aziende per 2,3 miliardi di sterline. Di questi, 1,3 miliardi garantiranno prestiti dalla Banca di investimento europea, l'altro miliardo servirà a sostenere investimenti volti alla creazione di veicoli a minor impatto ambientale. Un punto che dovrebbe essere in discussione anche nel pacchetto italiano di oggi. Ieri il ministro Scajola ha dato i numeri del problema sui quali, ha promesso, il governo interverrà. Il settore dell’auto produce l'11,4% del Pil nazionale, interessa 2500 aziende, dà un gettito fiscale di 81 miliardi di euro e occupa 400 mila addetti. La crisi è segnalata dal calo del 13,4% delle vendite nel 2008 con un decremento delle vendite di 331mila auto rispetto al 2007. A novembre la produzione delle auto è scesa del 46%, in gennaio il mercato potrebbe chiudersi con circa un -60% di vendite rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Se «questa crisi perdurasse, come appare dai dati - dice Scajola - comporterebbe una riduzione del gettito Iva di 700 milioni e 1,5 miliardi di Irpef». Come dire, messaggio diretto al collega Tremonti, sarà bene trovare soldi subito per il settore altrimenti si rischia di perdernemolto di più, effetti sociali esclusi. E il 2009 si preannuncia ancora più nero. Gli analisti di IHS Global Insight stimano un taglio della produzione automobilistica del 25% nel primo trimestre dell'anno, che interessa tutti i gruppi presenti in Europa emodifica, rispetto al primo trimestre del 2008, anche la classifica dei principali costruttori. Mentre il gruppo Volkswagen mantiene saldo il primato in Europa, la seconda posizione, dopo i tagli, viene guadagnata dalla filiale europea di Ford che scalza il gruppo Psa Peugeot Citroen retrocesso in terza posizione.

 
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