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LO SCIOPERO DEI FERROVIERI PDF Stampa E-mail
sabato 24 gennaio 2009

 Da Il Manifesto del 24 gennaio 2009

Battaglia sulle adesioni e una politica antisindacale «hard» Cresce la cassa integrazione, crolla il titolo in borsa. E’ questa la sintesi della giornata Fiat di ieri. Mirafiori si fermerà per altre tre settimane dal 23 febbraio al 13 marzo. In più di tre mesi, le tute blu torinesi ne hanno lavorato uno solo. Nuova raffica di cig anche nello stabilimento di Melfi. E ad aprile, stando alle stesse previsioni del Lingotto, le cose non andranno meglio. Anche ieri il valore delle azioni Fiat è precipitato a Piazzaffari, ed è ormai ben lontano dai 4 euro. In cinque giorni è stato bruciato qualcosa come un miliardo di euro e Fitch mette sotto osservazione i rating del Lingotto con implicazioni negative per un possibile declassamento. L’agenzia Fitch precisa che la decisione riguarda il rating a lungo termine del Lingotto, quello senior non garantito Bbb e quello a breve F3. Ciò conferma come le sovrechie illusioni di molta stampa seguite all’accordo con Chrysler fossero mal riposte. Francesco Piccioni Non se ne ricorda un altro. Perlomeno in tempi recenti. Ieri i ferrovieri hanno scioperato per otto ore contro il licenziamento di Dante De Angelis, delegato alla sicurezza, cacciato per aver rilasciato dichiarazioni «nell’esercizio delle sue funzioni».Ovvero sulla mancanza di informazioni certe – da parte dell’azienda – sulle cause di alcuni incidenti ferroviari. Uno sciopero peraltro già «differito» d’autorità tre volte dal ministro dei trasporti. Sulle cifre relative alle adesioni, al solito, non c’è assolutamente identità di vedute tra Fs e Assemblea nazionale ferrovieri, l’organismo trasversale che riunisce delegati di un po’ tutti i sindacati. La prima parla di «fallimento», i delegati di esito «soddisfacente nonostante l’uso di procedure non conformi alla legge 146 da parte dell’Azienda sul comando del personale per effettuare treni non garantiti». In pratica, a causa delle regole che obbligano a garantire un certo numero di treni (lunga percorrenza, fasce orarie, ecc) – denunciano i ferrovieri – l’azienda ha potuto concentrare i probabili scioperanti sui convogli da far partire comunque, lasciando gli incerti alle prese con una decisione non facile. Almeno 2.000 macchinisti e capitreno, per esempio, sono inquadrati ancora come «apprendisti»; e proprio in questi giorni cadeva la scadenza della loro valutazione (la «pagella»). Dal combinato disposto di tutte queste coincidenze, ne è venuto fuori uno sciopero «dirottato» soprattutto sui treni regionali (quelli dei pendolari), con prevalenza di cancellazioni nel centronord. La ragione di questa vertenza è però scolpita nel marmo. Fs si dice infatti «disponibile a rivedere la sanzione»,ma a «condizione pregiudiziale che De Angelis sottoscriva una dichiarazione» in cui «riconosca pubblicamente l’infondatezza» di quanto dichiarato sugli «eurostar spezzati». L’azienda si fa forte di una sentenza del tribunale milanese che archivia le denunce presentate da alcune associazioni private perché «il reato ipotizzato... non risulta essersi verificato». Nel merito, però, Dante non ha mai parlato pubblicamente degli «eurostar spezzati»,ma solo del «ripetersi da mesi di incidenti per cui chiediamo spiegazioni,ma non ce ne danno»; alcuni di questi sembravano imputabili a «carenza di manutenzione» (cioè anche di personale). Ex dipendenti di alta qualifica, in quei giorni, spiegavano invece che gli eurostar potevano spezzarsi per carenza di manutenzione o per l’eccessiva usura dovuta a convogli «allungati» a 12 carrozze, mentre i materiali sono progettati per 10. La cosa più preoccupante è però la pretesa di «abiura» pubblica. Un rapporto del genere non è quello tra datore di lavoro (per di più «pubblico ») e dipendente; ma tra autorità statal-religiosa e schiavo. L’obiettivo sembra perciò chiarissimo: distruggere, attraverso l’uso politico del licenziamento di Dante, la presenza e la credibilità dei delegati sindacali (di qualsiasi sigla!) sul posto di lavoro. In linea, peraltro, con l’accordo sui contratti appena firmato, tra «complici», a palazzo Chigi. Su questo, i delegati hanno scritto al presidente della repubblica, Giorgio Napolitano.

 
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