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ALLARME BCE «Le generazioni future pagheranno questa crisi» PDF Stampa E-mail
venerdì 23 gennaio 2009

Da Il Manifesto del 23 gennaio 2009

Maurizio Galvani

La recessione è grave, èmondiale ed è omogenea cioè pesa alla stessa su i paesi dell’Unione Europea. Il Bollettino mensile della Banca centrale europea (Bce) conferma così quanto detto pochi giorni fa dal commissario per l’economia e gli affari monetari, Joaquin Almunia, cioè che la crisi è grave e che c’è concretamente il rischio per molti paesi di sforare il deficit pubblico nel 2009 (i parametri di Maastricht). Conferma inoltre la difficoltà di una ripresa a partire dal 2010 e sottolinea - questa volta - che «le misure straordinarie prese in questo periodo potrebbero pesare sulle nuove generazioni: tali provvedimenti comportano infatti degli oneri considerevoli per le finanze pubbliche». Il Bollettino sottolinea un’altra novità ovvero non sono solo le banche a presentare pesanti sofferenze (sono andati persi giàmolti miliardi di euro nel corso del 2008) piuttosto si assiste all’ulteriore peggioramento legato al rallentamento del settore manifatturiero, nel quale la produzione è calata a ritmo sostenuto, mentre, il settore dei servizi rimane debole non ancora deteriorato». La testimonianza di queste difficoltà è data anche dalla diminuzione dei finanziamenti delle banche alle imprese a novembre. «Si è passati dall’ 11,9% all’11,1% di prestiti. Cala la produzione e crolla la crescita, ristagna la domanda interna nei singoli paesi e nell’interscambio tra i partner della Ue. L’inflazione, attualmente al 1,6%, non desta per ora nessuna preoccupazione anzi l’istituto di Francoforte arriva ad ipotizzare che «il costo della vita si potrebbe ulteriormente ridurre a metà anno e collocare a livelli più bassi». Le cause sono in parte da addebitare alla caduta dei prezzi delle materie prime, in primis il petrolio, è soprattutto alla debolezza della domanda. Il Bollettino non cita il rischio della deflazione auspica solamente un controllo da parte della Bce su eventuali brusche oscillazioni dell’inflazione (l’ipotesi è un rialzo fino al 2% nel 2010). Semmai la Bce fa un richiamo (il solito!) al controllo della politica monetaria, al controllo dei prezzi e dei salari aggiunge unwait and see per capire cosa faranno sia la banca e che il suo presidente Jean-Claude Trichet a breve termine. A metà gennaio, infatti, la Banca centrale europea ha tagliato di 50 punti base il costo del denaro portandolo dal 2,50% al 2%. C’è da capire se la banca centrale si adopererà per un’altra riduzione dei tassi entro il mese di marzo per rincorrere sia la Fed Usa, la Banca del Giappone (Boj), la Banca d’Inghilterra (Boe) che hanno ridotto il costo del denaro vicino allo zero (i primi due paesi) e all’1,5% nel Regno Unito. Il Bollettino non cita i singoli paesi e non fa classifiche perchè la recessione è omogenea, semmai, avverte che «occorre riassorbire gli aiuti che i singoli stati hanno messo a disposizione poichè pesano sul futuro». Pertanto, invita, a non andare oltre i limiti imposti dal Patto di stabilità e ritiene «indispensabile che si prendano impegni credibili a favore dello ristabilimento degli obiettivi di bilancio a medio termine». Un giudizio più duro di quella della Bce lo dà l’agenzia di rating Standard&Poor’s che sostiene che «questa recessione è la più dura degli ultimi trentanni».

 

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Da Lastampa.it

La banca centrale: «Cautela nei piani straordinari, riordinare conti pubblici»

ROMA La recessione è «grave e sincronizzata» e i suoi effetti rischiano di abbattersi sulle generazioni future. È sempre più nero lo scenario delineato dalla Bce nel bollettino mensile. L’Eurotower mette in guardia: il livello di incertezza «resta eccezionalmente elevato» e i rischi per la crescita sono «orientati al ribasso». L’inflazione dovrebbe continuare a scendere e a metà anno si potrebbe collocare su livelli «molto bassi», ma poi riprenderà a salire nella seconda metà dell’anno. Per la banca centrale europea il quadro è chiaro: l’economia peggiora e nei prossimi trimestri si evidenziano segnali di «sostanziale debolezza dell’attività mondiale». La crisi durerà ancora a lungo e pertanto, ammonisce l’istituto di Francoforte, è necessaria la cautela nelle politiche di bilancio e in particolare nelle misure anti-crisi adottate. È un vero e proprio allarme quello lanciato dalla Bce secondo cui «i provvedimenti straordinari decisi sinora comportano oneri considerevoli per le finanze pubbliche in numerosi paesi dell’area euro. Se non saranno riassorbiti a tempo debito - osserva la banca centrale europea - peseranno in modo particolarmente negativo sulle nuove generazioni e su quelle future». Secondo l’Eurotower è «indispensabile ristabilire quanto prima un impegno credibile a favore degli obiettivi di bilancio a medio termine». Un monito che arriva proprio alla vigilia dell’incontro tra governo e parti sociali sulle misure anti-crisi. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, nei giorni scorsi aveva detto che il governo è pronto a tirar fuori altri 8 miliardi per integrare le risorse destinate agli ammortizzatori sociali. E in agenda c’è anche la riforma del modello contrattuale. La prossima settimana invece sarà la volta del comparto dell’auto: il premier Berlusconi ha annunciato un tavolo per martedì. Intanto segnali scoraggianti arrivano anche dalle economie dei colossi asiatici. La Banca del Giappone prevede due anni di recessione: nell’esercizio 2008-09 il Pil nipponico arretrerà dell’1,8% e nel 2009-10 scenderà del 2%. Netto rallentamento anche per l’economia cinese che nell’ultimo trimestre dell’anno scorso è cresciuta del 6,8% contro il 9% del trimestre precedente. La Cina ha chiuso quindi il 2008 con una crescita del 9%, al livello più basso degli ultimi sette anni per quella che è diventata la terza economia del mondo.

 
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