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FONDI PENSIONE: NEL 2008 CALO MEDIO PONDERATO DEL 5,9% PDF Stampa E-mail
lunedì 19 gennaio 2009
 Image L'inchiesta di Plus24, in edicola con il Sole 24 Ore del 17 gennaio, dedicata al bilancio dei rendimenti 2008 dei fondi pensione italiani, è uno sbalorditivo esempio di manipolazione della realtà. Nonostante il bilancio veda il segno meno davanti alla gran parte delle linee cui hanno aderito gli oltre 2 milioni di lavoratori italiani che hanno scelto i fondi negoziali e quelli aperti per costruirsi il famoso secondo pilastro previdenziale, il giornale di Confindustria continua a seminare illusioni sulle magnifiche sorti progressive dei fondi pensione.

 

Mentre da una parte infatti il quotidiano economico non può non evidenziare il fatto che il TFR “ha stravinto il confronto con gli strumenti previdenziali proprio nel decennio di avvio del secondo pilastro”, dall’altra insiste sull’affermazione che “sarebbe fin troppo facile trarre la conclusione che la previdenza complementare sia una scelta comunque perdente”perché, sostiene, i rendimenti dei fondi pensione tenderanno verso una media di lungo periodo (mean reversion) che è storicamente più alta del tasso di rivalutazione del Tfr.

Una vera e propria sciocchezza visto che le previsioni rimangono tali fino a che non saranno “storicamente” confermate mentre la realtà dei numeri, qui ed ora, resta drammaticamente altra, per chi è caduto nella trappola dei fondi pensione. Una trappola ad oggi “irreversibile” e dalla quale sarebbe ora che almeno si consentisse ai lavoratori di uscirne. Ma veniamo ai numeri riportati dallo speciale de Il Sole 24 ore.

I fondi di categoria hanno fatto registrare un calo medio ponderato del 5,9% (e del 4,6% semplice), mentre gli aperti chiudono l'annus horribilis per i mercati finanziari con un ribasso dell'8,6%.. La crisi finanziaria che ha colpito le Borse e condizionato ogni strumento di investimento non ha risparmiato dunque le cosiddette pensioni di scorta. Siamo curiosi di sapere che hanno da dire ai lavoratori in via di pensionamento, che si apprestano ad “incassare” questa sonora batosta, i mercanti di pensioni ovvero Cgil-Cisl-Uil-Ugl-Gilda ecc.

Pubblichiamo di seguito 2 degli articoli dello speciale su Fondi e TFR.

IL SOLE 24 ORE.com – 17 gennaio FONDI PENSIONE, IL ROSSO SI FERMA VICINO AL 6% di Marco Lo Conte

Mezzo vuoto o mezzo pieno? Il bicchiere che raccoglie il succo 2008 dei fondi pensione complementari non è certo soddisfacente, ma nemmeno si può dire che deluda del tutto chi ha creduto nelle gestioni previdenziali. Almeno considerando il fatto che il mondo si è appena lasciato alla spalle la fase più acuta della crisi finanziaria più dura dal '29; e fronteggia ancora le ripercussioni economiche di uno tsunami che terrà impegnate Borse, investitori e mercati sicuramente per tutto il 2009 e oltre ancora. Il bilancio stilato da «Plus24» vede l'anno appena concluso segnare per i fondi pensione negoziali un rendimento medio ponderato negativo del 5,9%; considerando, cioè, il peso di ciascuna linea sul totale; un ribasso che si riduce al 4,6%, se consideriamo la media aritmetica di tutte le linee. Segno, questo, che i fondi di categoria dal patrimonio più ingente hanno fatto peggio degli altri, come vedremo, contribuendo ad appesantire il bilancio generale. I dati sono stati forniti da Assofondipensione, l'associazione che raggruppa 29 fondi di categoria (all'appello manca solo Astri, il fondo pensione dei lavoratori del settore strade, autostrade, trasporti e infrastrutture). I fondi pensione aperti confermano una maggiore vocazione al rischio rispetto a quelli negoziali: il saldo 2008 segna un calo del 8,61%, con i ribassi maggiori per le linee azionarie (-27,28%), e solo quelle monetarie e obbligazionarie in territorio positivo. Rimbalzo di Stato Al di là del dato di chiusura d'anno, è opportuno analizzare la dinamica di questo risultato: i monitoraggi messi in campo in passato su queste pagine, così come dalla Covip, avevano fatto registrare perdite decisamente più consistenti a fine ottobre. Al termine di uno dei mesi più neri per la storia dei mercati finanziari, la media globale dei fondi pensione italiani segnava un calo dell'8,2%: ridotto al -6,7% per quelli di categoria e che saliva al -12,6% per gli aperti e al -21,4% per i Pip. A partire da novembre questo rosso è andato riducendosi, consentendo alle forme previdenziali di recuperare su tutti i fronti. Un rimbalzo che ha sfruttato il seppur parziale rimbalzo dei mercati: con i negoziali che hanno beneficiato dell'alta esposizione ai titoli di Stato (circa il 75% del patrimonio complessivo), grazie al fenomeno del fly-to-quality. La sfida con il benchmark Il bilancio segna 41 linee su 105, ossia il 39%, con rendimenti superiori del benchmark. Apparentemente i fondi pensione hanno fatto molto meglio dei fondi comuni: «Plus24» di sabato scorso registrava che solo nel 16% dei casi l'indice di riferimento è stato battuto nel 2008. Ma solo in 13 casi questa overperformance riguarda risultati positivi e in 28 casi la bravura del gestore ha solo ridotto le perdite: segno di come i fondi pensione vengano gestiti in modo davvero poco attivo. E di quei 13 casi solo 4 riguardano linee non garantite (Prevedi sicurezza, Prevaer prudente, Solidarietà Veneto prudente, Telemaco Blue). Effetto corporate bond Da segnalare la concomitanza tra la performance della linea Moneta di Fonchim, -7,66 e il calo di adesioni alla linea, pari al'11% in un anno. Segno, forse, che gli aderenti non apprezzano più di tanto la decisione del fondo di mantenere la propria strategia di investimento in corporate bond. Un comparto che per primo ha risentito dalle crisi subprime, sin dall'estate del 2007 e che potrebbe beneficiare dalle prospettive di rimbalzo – tutte da verificare – delle obbligazioni societarie nei prossimi mesi. Garanzia, prima di tutto «Primo, non prenderle». È il motto tornato di moda recentemente tra gli operatori. E anche gli aderenti ai fondi pensione sembrano esserne convinti, anche se molti esperti ricordano che in fasi di calo dei mercati, è premiante mantenere l'esposizione al mercato azionario, per beneficiare del recupero che si prospetta nei prossimi anni. E visto che il cosiddetto lifecycle, che adatta il portafoglio dell'aderente alla sua età (più azioni di giovani, tutto cash prima della pensione) è solo un progetto, molti cercano riparo nelle linee garantite: un trend evidente in fondi dalla storia più breve (FondoPoste) o che solo grazie alla riforma sono riusciti, a far breccia nella platea di riferimento in modo significativo come Fon.Te (commercio). LA FOTOGRAFIA DEL 2008 -5,9% - Performance media ponderata dei negoziali 2008 Si calcola considerando il peso sul patrimonio di ogni singola linea di ogni fondo di categoria -4,6% - Performance media aritmetica dei negoziali 2008 È calcolata considerando la media semplice di tutte le linee di tutti i fondi di categoria -8,61% - Performance media dei fondi pensione aperti Si tratta della media aritmetica dei rendimenti di ciascuna linea di ciascun fondo pensione aperto +2,7% - La rivalutazione netta del Tfr in 12 mesi La liquidazione si calcola sommando il 75% dell'inflazione con l'1,5%. Al 3,1% lordo si sottrae l'11% di prelievo fiscale annuo

 

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IL SOLE 24 ORE.com – 17 gennaio NEL DECENNIO IL TFR HA RESO IL 3,1% ANNUO di Marco Liera

Uno degli investimenti vincenti del tormentato decennio finanziario alle nostre spalle è il Tfr: ha dato il 3,1% annualizzato, a fronte del 2,2% dell'inflazione. Un portafoglio bilanciato 50/50 tra azioni internazionali e titoli di Stato, tipico dei fondi pensione, ha generato nello stesso periodo l'1,9% annualizzato, al lordo dei costi. I fondi pensione sono partiti in un'epoca caratterizzata da una congiuntura straordinariamente avversa per gli investimenti previdenziali. Perché questo decennio ha registrato una delle peggiori performance della storia per l'azionario, l'asset class che tipicamente viene utilizzata per massimizzare le prestazioni nel lungo periodo: l'indice Msci World in euro total return ha perso l'1,9% all'anno. E contemporaneamente la bassa inflazione media del periodo ha permesso al Tfr (il cui rendimento è pari al 75% dell'indice Istat più l'1,5%) di godere di ottimi ritorni. Sicché l'alternativa naturale ai fondi pensione ha stravinto il confronto con gli strumenti previdenziali proprio nel decennio di avvio del secondo pilastro. Ma sarebbe fin troppo facile trarre la conclusione che la previdenza complementare sia una scelta comunque perdente. Chi ha preferito tenere il Tfr in azienda – la grande maggioranza dei lavoratori dipendenti – ha manifestato l'esigenza di restare su uno strumento familiare e tutto sommato garantito. E questo è più che legittimo. Ma c'è da dubitare che, rinunciando al contributo datoriale e agli incentivi fiscali previsti per la previdenza complementare, abbia compiuto un'operazione efficiente sotto il profilo finanziario. Questo dubbio sarà ancora più attuale negli anni futuri, quando il contributo datoriale continuerà a comporre risultati e i rendimenti dei fondi pensione tenderanno verso una media di lungo periodo (mean reversion) che è storicamente più alta del tasso di rivalutazione del Tfr. Certo, molti lavoratori che hanno aderito in modo convinto alla previdenza complementare si aspettano che i gestori professionali delle risorse dei fondi siano in grado di schivare i crolli dei mercati finanziari come quello delle Borse nel 2008. Sfortunatamente, questa è un'aspettativa irrealistica. Lo ha detto in settimana uno dei gestori indipendenti di maggior successo, David Swensen, alla guida dell'endowment dell'Università di Yale, una fondazione da 23 miliardi di dollari di patrimonio. Swensen non appartiene all'industria finanziaria, anzi, ne è uno dei più accaniti fustigatori (ha definito i fondi di fondi «un cancro del mondo degli investitori istituzionali»). Ha ottenuto da metà 1998 a metà 2008 un rendimento annualizzato del 16%, contro il 2% dell'indice S&P500. Per poi perdere il 25% nel terribile secondo semestre dell'anno scorso. Ma questo non lo induce a cambiare strategia nella gestione del suo fondo. «Non credo – ha dichiarato al "Wall Street Journal" di martedì 13 gennaio – che per gli investitori con un orizzonte di lungo periodo abbia senso costruire un portafoglio che dia buoni rendimenti durante le crisi dei mercati. Perché ciò comporterebbe l'uscita da impieghi azionari che si sono dimostrati efficaci per questi investitori». Questo vale sia per endowment come quello di Yale, sia per i fondi pensione di tutto il mondo. L'intolleranza alle oscillazioni nel valore del montante previdenziale è una delle spiegazioni più forti della preferenza verso il Tfr rispetto ai fondi pensione. Questa intolleranza può essere fronteggiata con una consulenza continuativa qualificata a favore degli iscritti ai fondi pensione che a oggi solamente i venditori di Pip e di fondi aperti sono teoricamente in grado di erogare. Ovviamente a pagamento.

 
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