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«100 mila per Gaza» Le piazze si scaldano Migliaia di persone da tutta Italia a Roma. PDF Stampa E-mail
venerdì 16 gennaio 2009

 Ieri l’adesione anche degli universitari. E ad Assisi assemblea e corteo

Da Il Manifesto del 16 gennaio 2009

Giacomo Russo Spena

Se l'esercito israeliano continua a bombardare la popolazione di Gaza, in Italia aumenta il desiderio di mobilitarsi e di reagire a quello che ormai è a tutti gli effetti un massacro. Le adesioni alle iniziative di domani, quelle di Assisi e Roma, crescono di ora in ora. Diventano appuntamenti nazionali da non mancare. E dato il diniego di Trenitalia di trattare «vagoni speciali » per i manifestanti, le organizzazioni (Forum Palestina, Unione delle comunità islamiche in Italia, Cobas, Attac, ecc.) che hanno lanciato il corteo nella capitale si stanno adoperando con i propri mezzi. Da Milano, Napoli, Bologna e Nord-Est partiranno in migliaia, ma anche dalle altre città, di solito restie alla mobilitazione fuori porta, è prevista una certa presenza. Poi si spera nella voglia dei romani. «Sarà il corteo più grande d’Europa. Supereremo le centomila persone » dicono i promotori che con enfasi notano come le adesioni stiano andando sopra ogni aspettativa, «la gente è indignata, sente il bisogno di contestare questo massacro ». Le parole d’ordine («Dalla parte dei palestinesi») sono inequivocabili ma la manifestazione non ha paletti. È aperta a tutti. Tanto che sfileranno insieme, dalla multiculturale piazza Vittorio alla Porta di San Paolo («per simboleggiare l’identità della Resistenza »), ong, associazionismo diffuso, comitati e partiti (Rifondazione, Pdci, Sinistra Critica e Pcl). Ieri l’adesione anche dell’Onda studentesca. «Riteniamo fondamentale che le università e le scuole non siano indifferenti a quanto sta accadendo in Medioriente», afferma Giorgio Sestili, uno dei portavoce. Così partiranno dalla Sapienza in corteo per poi confluire: «Daremo vita ad uno spezzone che sappia dire con rabbia e indignazione che la guerra deve cessare». Stessa richiesta viene dallo striscione «Contro il massacro dei palestinesi, Vita, terra e libertà» che aprirà la mobilitazione. Subito dietro, le comunità palestinesi che stanno organizzando pullman per arrivare a Roma. «Tutti sono accetti, tranne i fascisti», dice Germano Monti, portavoce del Forum Palestina, che racconta di aver ricevuto una lettera di Forza Nuova. «Chiedeva - racconta - di partecipare al corteo. Metteva a disposizione l’europarlamentare Roberto Fiore. Roba da matti». Inoltre i promotori solidarizzano «con gli attivisti di Milano caricati dalla polizia» e sperano domani di «rompere il muro di omertà e di silenzio » dei mass-media. Viene rilanciato anche il boicottaggio delle merci israeliane, correggendo il volantino antisemita della Flaica- Cub: «Non c’entrano niente i negozi degli ebrei - affermano - il boicottaggio non è contro le persone ma contro uno Stato». Iniziativa appoggiata da Andrea Alzetta, consigliere capitolino, che annuncia la presentazione di un ordine del giorno in cui chiede «l'impegno del sindaco a sostenere questa proposta», accusando poi gli enti locali di Roma e Lazio «di subalternità nei confronti della comunità ebraica». Ancor più "radicale" il responsabile esteri del Prc, Fabio Amato, il quale chiede al governo di «sospendere il trattato commerciale con Israele». Anche alla manifestazione di Assisi, che ha una piattaforma meno "schierata" sui palestinesi, arrivano in continuazione nuove adesioni. «Siamo arrivati a mille tra organizzazioni, associazioni ed enti locali», riferiscono i promotori (Tavola della Pace, Acli, Legambiente, Libera e altri). L’Arci fa la parte del leone: sta organizzando centinaia di pullman da tutta l’Italia. Così dal mattino, nella cittadina umbra, ci sarà un’assemblea «di riflessione, confronto e proposta per cercare di capire come fermare questa tragedia ». Hanno scritto anche un documento, in questi giorni, in cui chiedono il coinvolgimento di un «terzo » (un organismo internazionale) che possa ricostruire il dialogo tra palestinesi e israeliani. «Siamo pacifisti » e ci proponiamo «come pontieri del conflitto». Lo stesso striscione d’apertura della manifestazione, che partirà alle 15 ad assemblea terminata, ha un taglio più equidistante: «Fermiamo la guerra». Poi chiedono che il governo e l’Europa dicano qualcosa per «fermare la tragedia di Gaza »: «Il loro silenzio è scandaloso».

 

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Hamas propone una tregua Ma a Gaza si continua a combattere

Da La Stampa on line del 19 gennaio 2009

Anche Ban Ki-Moon si è detto convito di un possibile cessate-il- fuoco GAZA Continua l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza. Nella notte nuovi raid hanno causato la morte di almeno 16 palestinesi. I bombardamenti dell’aviazione di Israele si sono concentrati sulle città di Gaza, Khan Yunis e Rafah. Come riferiscono fonti mediche, tra i morti c’è un giovane di 13 anni, mentre cinque persone sono rimaste ferite in un raid portato contro una moschea di Rafah. Dal lancio dell’offensiva israeliana contro la Striscia, il 27 dicembre scorso, il bilancio delle vittime in territorio palestinese è di 1.038 morti e oltre 4.850 feriti. Fonti sanitarie palestinesi hanno dichiarato che i soccorritori hanno recuperato 23 cadaveri sotto le macerie di un quartiere di Gaza devastato ieri dai combattimenti violenti tra l’esercito israeliano e i guerriglieri palestinesi. I combattimenti insaguinano ancora la Striscia di Gaza, ma arrivano anche segnali di una pace possibile. Hamas ha proposto un cessate-il-fuoco di un anno con Israele in cambio di un ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza e della sospensione del blocco imposto all’enclave. Lo ha riferito oggi all’Afp un alto responsabile di Hamas. Il numero due dell’ufficio politico di Hamas, Moussa Abou Marzouk, che vive a Damasco, ha riferito che l’offerta p stata fatta da una delegazione del movimento alle autorità egiziane durante un incontro al Cairo e ha aggiunto che ora Hamas aspetta una risposta da Israele. Un diplomatico occidentale che ha seguito i tentativi dell’Egitto di ottenere una tregua ha confermato all’Afp che Hamas ha proposto un cessate-il-fuoco rinnovabile di un anno. Il diplomatico ha riferito anche che Israele ha espresso riserve. Anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, in visita in queste ore in Israele, si è detto convinto che un cessate il fuoco possa essere prossimo, nonostante le nuove fiammate di guerra registrate stamattina all’interno stesso di Gaza City. Lo riferisce la radio militare israeliana. Israele ha deciso di far tornare oggi al Cairo il suo principale negoziatore per proseguire i negoziati per il cessate-il-fuoco nella Striscia di Gaza tra Israele e Hamas. Un comunicato del primo ministro Ehud Olmert ha riferito ieri sera che Amos Gilad, alto responsabile del ministero della difesa, ritornerà al Cairo questa mattina per rientrare in giornata in Israele. Amos Gilad ha passato la giornata di ieri al Cairo e Ehud Olmert ha riunito i principali ministri del governo e i responsabili militari israeliani per fare il punto con l’inviato al suo ritorno. Dopo queste consultazioni, è stato deciso che Amos Gilad tornerà in Egitto per spiegare le posizioni israeliane sulle proposte egiziane di cessate-il-fuoco. Israele chiede che Hamas cessi i suoi lanci di missili contro Israele e esige anche la fine dei passaggi di armi attraverso i tunnel sotto la frontiera egiziana.

 
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