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Compagnia nuova, problemi più gravi Parte nel caos l’Alitalia PDF Stampa E-mail
mercoledì 14 gennaio 2009

 targata Colaninno, mentre Air France si prepara a dirigerla. Corteo a Fiumicino

Da Il Manifesto del 14 dicembre 2009

Fr. Pi.

FIUMICINO Un caos generalizzato, senza nemmeno bisogno di uno sciopero. L’Alitalia targata Colaninno è decollata in ritardo fin dal primo volo della mattina, da Palermo, dove nei giorni scorsi erano stati licenziati 60 dipendenti a tempo pieno, sostituiti da 25 «stagisti» costitutivamente a corto di esperienza. Dovunque manifestazioni, cortei, striscioni e musi lunghi.Ma non è stato questo a causare ritardi e cancellazioni di parecchi voli (11 solo da Linate, in mattinata). La disorganizzazione deriva direttamente dalle scelte di assunzione operate da Cai. Pur di eliminare gli odiati «sindacalisti del no» ha tagliato competenze per ora insostituibili, creato compensi, alimentato insicurezza. Dall’altro lato i proclami di vittoria, da parte del governo e – più moderatamente – dai nuovi padroni della compagnia. Su tutti lo slogan assai consunto sulla «mantenuta italianità», che sarebbe garantita da un’Air France «limitata» al 25% delle azioni. Un gigante tra gli gnomi italiani, tutti con piccole quote e – soprattutto – dilettanti allo sbaraglio in un settore industriale complicato e «maturo» come il trasporto aereo. Non è un nostro gratuito (dis)apprezzamento, ma il giudizio del quotidiano conservatore francese Le Figaro, ieri: «Air France domina i cieli europei», mentre la cordata italiana è menzionata col soprannome di «gnomi di Berlusconi». «Il loro zelo» nel promuovere l’impresa, spiega il giornale, si spiega con «i preparativi per l’Expò di Milano 2015; sarà l’occasione per lanciare appalti pubblici e questi industriali, spesso molto vicini a Forza Italia, sperano di ottenere in contraccambio dei contratti ». Tutto qua, senza tanta retorica da tromboni. Lo stesso presidente di Air France, Jean- Cyril Spinetta, pur con tutte le cautele diplomatiche necessarie per non disturbare i vaniloqui dell’italica maggioranza di governo, qualche precisazione l’ha cominciata a dare. Il «partnership manager» – colui che dovrà governare «le sinergie» tra le due società – «sarà francese», e qualcosa vuol dire. L’altra riguarda il «lock up» (il patto tra azionisti, peraltro rivedibile in qualsiasi momento, a non rivendere le proprie quote prima di quattro anni); quando scadrà, Af ha intenzione di «crescere», prendendo il controllo pieno. Ma anche così, spiega il Financial Times, «la nuova Alitalia è italiana in modo simile a quello in cui Swiss, controllata da Lufthansa, può dirsi svizzera ». Per ridere. Ma questa nuova azienda – che «decide sulla base dei soli criteri di efficacia economica » – si caratterizza anche per altro. L’abolizione del servizio di «accompagno» del personale di volo è stata comunicata ai dipendenti lunedì pomeriggio con una mail. Siccome sono «efficienti», si erano dimenticati di farlo sapere anche alla società esterna che fornisce il servizio (la Cooperativa Sar). Che ha perciò appreso di esser rimasta senza commessa (e 200 dipendenti a spasso) solo alle 20.54 della sera. La «signorilità» è uno stile riconoscibile in tutto. Mentre il corteo organizzato dal sindacato di base Sdl muoveva i primi passi in direzione del «varco equipaggi», all’interno della «palazzina» dirigenziale dell’aeroporto una trentina di madri con figli a carico (mono-affidatarie) si sono presentate per richiedere l’esenzione dal lavoro notturno, prevista da una legge dello stato per tutti i lavoratori turnisti (anche in fabbrica o sui treni). Si sentivano rispondere che «se avete firmato la lettera di assunzione avete rinunciato a questa possibilità». Nessun dirigente ha osato però mettere per scritto una simile «libera interpretazione», che mette una decisione aziendale al di sopra della legge dello stato. Di fronte al prolungarsi delle proteste, affrontate a suon di «tornate tra un paio d’ore, adesso abbiamo da fare», una dirigente ha minacciato di chiamare «la sicurezza» per cacciare le madri. Ovviamente sono rimaste e hanno preteso di consegnare la documentazione a sostegno della richiesta (che avevano appena appena prelevato dallo sportello della «vecchia» compagnia). A conferma, molti assistenti di volo ci hanno spiegato che Cai non gradisce dipendenti con famiglia. Tra gli uomini, per esempio, sarebbero stati assunti di preferenza «i single, di norma senza figli e senza ciclo mestruale». Problemi starebbero sorgendo anche per l’applicazione della legge 104 (familiari in gravi condizioni di salute). Tra le persone in corteo prevale l’indignazione. «Non hanno nemmeno avuto il coraggio di venire qui a festeggiare l’esordio; hanno paura dei lavoratori e preferiscono accordi fatti in sedi blindate protette dalla polizia». Tre le parole d’ordine: «lavoro » (l’Sdl aveva chiesto fosse applicato il part time o i contratti di solidarietà – quelli che ora il governo vorrebbe applicare all’intero paese – per ridurre il numero dei cassintegrati, molti dei quali troppo giovani per arrivare alla pensione), «trasparenza» (molte assunzioni sarebbero state fatte in base a raccomandazioni individuali da parte dei sindacati che hanno firmato anche l’infirmabile; si chiede perciò la pubblicizzazione delle liste degli assunti, dei cassintegrati e dei lavoratori con particolari carichi familiari, in modo da procedere secondo criteri verificabili) e «diritti» (livelli salariali, organizzazione e carichi di lavoro sono da compagnia low cost, non d’élite). «Chi tratta male i dipendenti, tratta male anche i clienti». Non uno slogan, una constatazione. E ce n’è anche per la presunta opposizione (solo Rifondazione è qui e fa volantinaggio), di cui vengono ricordate le memorabili sortite di Veltroni: «a settembre disse che ’è una truffa’; a novembre che ’la Cgil ha firmato l’accordo solo grazie almio intervento’ e ora ripete che ’è una truffa’». In fondo bisognerebbe saperlo: chi vive sulla propria pelle i problemi, tende a ricordarsi proprio tutto.

 

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Alitalia decolla tra le proteste. Air France: «Possiamo crescere dopo la fine del lock-up»

Da Il Sole 24 ore on line

La nuova Alitalia è decollata, ma con sè si è portata dietro gli scioperi e le proteste della passata gestione, mentre Lufthansa annuncia battaglia sugli slot. Questa mattina dall'aeroporto di Milano Malpensa è partito in orario alle 6.10 il volo AZ-676 per San Paolo del Brasile, primo volo della nuova compagnia di bandiera. Poche ore dopo il primo decollo è però scattata una manifestazione dei lavoratori nello scalo lombardo. Un gruppo di dipendenti ha sfilato nell'area check-in per chiedere al Governo la liberalizzazione dei diritti di traffico. A causa della protesta a Malpensa ci sono stati ritardi ma nessuna cancellazione. Nello scalo di Linate invece sono stati annullati in totale 11 voli, 7 in partenza e 4 in arrivo, non tutti della nuova compagnia di bandiera. La protesta di lavoratori e associazioni di categoria si è concentrata su quella che viene definita «una mancanza di tempi certi»: «Noi abbiamo bisogno di certezze, di uno strumento transitorio che permetta a chi vuole investire su Malpensa di farlo», hanno sostenuto i rappresentanti sindacali. Alta l'adesione alle assemblee del personale, sia nello scalo varesino che in quello di Linate. Il presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno, ha sottolineato che quelle di oggi saranno «le ultime manifestazioni e che riguardano una minima parte dei problemi che abbiamo dovuto affrontare dal punto di vista sindacale». Sulle mobilitazioni è intervenuto anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi precisando che «si deve garantire la continuità del servizio e che sia davvero giunta l'ora di riformare la regolazione dello sciopero nei servizi di pubblica utilità». Intanto Lufthansa non si dà per vinta e già promette altri round, in particolare per quanto riguarda la concessione degli slot per il traffico aereo interno, ha dichiarato all'Agi la portavoce Claudia Lange. «Chiederemo un chiarimento degli effetti derivanti dalla decisione (di far entrare Air France nel capitale della nuova Alitalia, ndr) per quanto riguarda il traffico aereo in Italia». La portavoce della compagnia tedesca non ha lasciato dubbi sul fatto che Lufthansa è fermamente decisa ad entrare sul mercato interno italiano. Nessuna smentita anche sull'interesse per quanto riguarda concessioni degli slot sulla tratta Roma-Milano. Molto critico sull'operazione il vettore EasyJet, che per bocca dell'amministratore delegato, Andy Harrison, ha detto che la nuova Alitalia, «ha cominciato a volare con lo stesso nome, le stesse divise, gli stessi monopoli». «Per far crescere l'Italia e Malpensa - ha aggiunto Harrison - dobbiamo imparare dagli errori del passato e non commetterli più: è necessario abbracciare la libera concorrenza, anzichè i monopoli che portano solo tariffe alte e un pessimo servizio. Se garantiamo alle compagnie aeree che vogliono volare gli slot inutilizzati e una possibile concorrenza sulle rotte più importanti, ogni passeggero italiano sarà vincitore, indipendentemente dalla compagnia che sceglierà». Attualmente dallo scalo lombardo un passeggero su quattro vola con la compagnia inglese. «Stiamo lavorando a un piano alternativo a quello di Cai», ha fato sapere il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, osservando che Alitalia «ha un piano industriale penalizzante per Malpensa che per noi è inaccettabile». Secondo Formigoni «ci sono le condizioni perchè Malpensa diventi scalo internazionale. Insistiamo - ha aggiunto - nella richiesta di una piena liberalizzazione dei voli». Per il momento, però, Air France-Klm ha espresso, per bocca del suo presidente Jean Cyril Spinetta, soddisfazione per l'acquisizione della quota del 25% di Alitalia per 323 milioni di euro. «È stato un affare molto buono», ha detto Spinetta in un'intervista a una radio francese, aggiungendo anche che il vettore franco-olandese potrebbe considerare di accrescere la sua quota nella compagnia di bandiera italiana dopo la fine del "lock up" (vincolo che impedisce per cinque anni la vendita di Alitalia da parte dei suoi azionisti)che scadrà nel gennaio del 2013. Presentando l'accordo in mattinata, Spinetta aveva sottolineato che della partnership «beneficierà in primo luogo Alitalia: il ritorno alla redditività è la priorità per il management della compagnia», ha detto il numero uno di Air France. In un'intervista alla Stampa, l'amministratore delegato di Alitalia, Rocco Sabelli, ha difeso la scelta dell'alleanza con Air France, sostenendo che Lufthansa «voleva una fusione mascherata». «I francesi - ha detto Sabelli - si sono mostrati più determinati perché più deboli dei tedeschi sul mercato italiano. Hanno accettato di avere un ruolo di minoranza e inoltre i tempi per l'integrazione con i tedeschi sarebbero stati lunghissimi». Secondo Sabelli, Lufthansa «non ha mai fatto un'offerta e volevano comunque una quota superiore al 25% (acquisita da Air France, ndr)». Dai tedeschi, ha confermato Colaninno, i manager della nuova Alitalia hanno avuto «due lettere, una il 7 di gennaio», l'altra arrivata ieri solo «mezz'ora prima di un cda» decisivo per la scelta finale perchè «a valle di un altro cda», quello di Air France, che venerdì scorso aveva formalizzato l'offerta dei francesi. Ma di fronte ad una trattativa così avanzata, ha spiegato Colaninno, la mossa in extremis dei tedeschi proponeva solo di «interrompere» l'operazione con Air France per avviare con Lufthansa una trattativa in esclusiva.

 
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