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Università, è legge il Decreto Gelmini PDF Stampa E-mail
venerdì 09 gennaio 2009

da Liberazione.it - 9 gennaio 2009

Il decreto Gelmini sull’università è legge. Il testo che ha scatenato l’Onda della protesta di insegnanti e studenti nel novembre scorso ha ricevuto il via libera della Camera (dopo che il governo ha incassato la fiducia) con 281 voti a favore, 196 contrari e 28 astenuti, ad appena un giorno dalla scadenza. Gli astenuti sono i deputati dell’Udc («per offrire un’apertura di credito nei confronti del ministro Gelmini»), mentre Pd e Idv hanno votato contro.

Esulta, comunque, Maria Stella Gelmini: «L’università oggi cambia. Valorizzato il merito, premiati i giovani, affermata la gestione virtuosa degli atenei e introdotta più trasparenza nei concorsi per diventare professori o ricercatori. Da questi tre pilastri - conclude il ministro - non si potrà prescindere». Ovviamente, anche la maggioranza difende la nuova legge. Si tratta di un provvedimento che avvia un «percorso di rinnovamento e riqualificazione del sistema universitario volto al perseguimento degli obiettivi del merito, della trasparenza, della qualità e della competitività » (Stefano Caldoro, Pdl), mentre Roberto Cota (Lega) auspica l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Per Marina Sereni, vicecapogruppo Pd, invece, si tratta di «un’occasione mancata. L’università italiana va cambiata - aggiunge - ma per affermare questa necessità non c’era e non c’è nessun bisogno di una campagna denigratoria sugli atenei italiani».

Di «operazione di facciata » parlano i senatori democratici del Sud che in una nota stigmatizzano il fatto che le «poche risorse da destinare alle università vengano attinte al Fondo delle aree sottoutilizzate e quindi sottratte al Sud del paese ». E se per Piero Bernocchi (Cobas) «Gelmini, dopo aver cancellato l’ottimo modello didattico della scuola elementare, ha completato l’opera sferrando una poderosa bastonata anche all’università», per Lidia Menapace, ex senatrice del Prc, semplicemente «finisce l’università pubblica ».

Nel dettaglio: Assunzioni. Le università con una spesa per il personale troppo elevata (più del 90% dello stanziamento statale) non potranno indire nuovi concorsi; per quelle in regola sarà innalzato dal 20 al 50% il limite del turnover. Concorsi. Cambiano i criteri di composizione delle commissioni giudicatrici: preve un professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando e quattro di altre facoltà, sorteggiati da una lista di dodici commissari eletti tra i professori del settore disciplinare interessato. Per i ricercatorici sarà un prof ordinario della facoltà che ha richiesto il bando e duedi altra facoltà, sempre sorteggiati da una lista.

Cambiano anche i criteri di valutazione nei concorsi per ricercatore. Rientro dei cervelli. Le università, per coprire i posti di professore ordinario e associato e di ricercatore, potranno chiamare direttamente studiosi impegnati all’estero da almeno un triennio. Diritto allo studio. Vengono stanziati 65 milioni di euro nel 2009 per la realizzazione di alloggi e eresidenze universitarie, più altri 135 per le borse di studio. Norma anti-baroni. Nel 2009 sarà istituita un’anagrafe nazionale dei prof ordinari e associati e dei ricercatori, contenente per ciascuno l’elenco delle pubblicazioni scientifiche prodotte. Norma anti-fannulloni.

Gli scatti biennali saranno erogati solo se nel biennio precedente i docenti avranno pubblicato propri lavori; in caso contrario lo scatto è dimezzato. Se non pubblicherà per tre anni, il docente non potrà partecipare a commissioni di concorso. Trasparenza. Il rettore dovrà presentare ogni anno al consiglio di amministrazione e al senato accademico una relazione sui risultati delle attività di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico, nonché i finanziamenti ottenuti da soggetti pubblici e privati.

 
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