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Verso un accordo sul nuovo modello contrattuale PDF Stampa E-mail
giovedì 08 gennaio 2009

Image Dopo i numerosi accordi e contratti peggiorativi che vanno nella direzione di una modifica sostanziale del modello contrattuale basato sul livello nazionale, a favore della contrattazione aziendale, sottoscritti prima dall'intero schieramento confederale e poi dalle sole Cisl e Uil, il Governo, con il Ministro Sacconi, accelera verso una conclusione della trattativa.

Ciò equivarrebbe alla morte del contratto nazionale, all'aumento della precarietà, al peggioramento delle condizioni salariali e ad un restringimento ulteriore degli spazi di rappresentanza sindacale dei lavoratori.

Gli  scioperi generali del 17 ottobre e del 12 dicembre indetti dal sindacalismo di base dimostrano che i lavoratori sono stanchi di queste operazioni dei vertici sindacali confederali che non fanno altro che consegnare a Governo e Confindustria decenni di lotte e di conquiste dei lavoratori. 

Segue un articolo tratto da Il Manifesto dell'8 gennaio 2009

LAVORO · Il ministro del welfare annuncia un tavolo a giorni. Anche senza la Cgil.  E il governo pensa alla riforma dei contratti

Il governo accelera sulla riforma del modello contrattuale. La crisi morde il paese ma, dal salotto di Porta a Porta, e dopo avere snocciolato i dati sull’aumento record a dicembre della cassa integrazione, il ministro del lavoro Maurizio Sacconi ha annunciato un tavolo nei prossimi giorni, almassimo entro la fine del mese, «per registrare la riforma del sistema contrattuale». Anche senza la Cgil, naturalmente. Curioso che in tempi di recessione, e di riduzione dei volumi produttivi per quanto riguarda le imprese, il governo spinga l’acceleratore su una riforma che (basta pensare a quella del ’93) avrà effetti per almeno i prossimi quindici anni. Per non dire del fatto che si pensi di poterla fare senza ilmaggiore dei sindacati italiani, la Cgil. La partita è eminentemente politica. Uno l’obiettivo: trasformare il modello di relazioni industriali e soprattutto sterilizzare il sindacato. Infatti, negli ultimimesi, governo, sindacati (Cisl e Uil) e imprese hanno lavorato di fino e, praticamente in ogni settore del ’privato’ (ma anche il ’pubblico’ non è rimasto indietro con il ministro Brunetta e i rinnovi separati siglati senza la Cgil) sono state condivise linee guida di massima per una riforma del modello contrattuale: lo ha fatto l’industria, il commercio, la piccola impresa e l’artigianato (l’unico settore dove il no della Cgil non è stato categorico e dove la trattativa è ancora aperta). Con grande enfasi, dappertutto, sugli enti bilaterali (enti costituiti oggi a titolo volontario tra sindacati e imprese) che si vorrebbero sostitutivi alla contrattazione. «Non possiamo non prendere atto della richiesta che ci viene dagli attori sociali di chiudere la riforma che noi abbiamo assecondato con la conferma della detassazione del salario di produttività», ha detto ieri Sacconi: «Cisl, Uil e Confindustria ci chiedono di andare avanti». Il segretario Cisl, Raffaele Bonanni, ha subito dato conferma: «Il governo ci convochi nei prossimi giorni, noi vogliamo fare l’accordo e chi chiede di rinviare parla con lingua biforcuta». Secondo la presidente dei cosiddetti giovani industriali, Federica Guidi: «Gli accordi si fanno con chi ci sta, anche se la riforma da sola non garantisce

 
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