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La guerra di Gaza non si ferma. Ora le vittime sono più di 700 PDF Stampa E-mail
giovedì 08 gennaio 2009

Inutile il “corridoio umanitario” di tre ore concesso da Israele. L’offensiva militare sarà «intensificata». Ancora decine di civili uccisi Da Liberazione dell'8 gennaio 2008

Ma appena scaduto il termine per consentire l’ingresso di auti umanitari nella Striscia, che restano un tampone insufficiente a far fronte alla disperata situazione a Gaza, sono ripresi i combattimenti tra esercito israeliano e milizie paletinesi, ed è ripreso il lancio dei razzi verso israele. Almeno ventidue i morti a Gaza ieri. Ancora morti civili. In serata un raid aereo israeliano a Beit Lahya (nord) ha ucciso un uomo e tre bambini che si spostavano in auto. Il prezzo pagato dalla popolazione di Gaza dall’inizio dell’operazione Piombo Fuso è così salito ad almeno settecento morti e tremilacento feriti. Oltre un quarto dei morti sono civili, secondo le Nazioni Unite. Sette soldati e tre civili israeliani sono rimasti uccisi dall’inizio dell’operazione. Si intravedono spiragli per la riuscita dell’iniziativa diplomatica franco-egiziana. La proposta di tregua Mubarak-Sarkozy è stata accettata in linea di principio sia da Israele che dall’Anp. «Accogliamo con favore l’iniziativa franco-egiziana. Ora bisogna vedere se i dettagli sono compatibili con i principi» ha detto Mark Regev, portavoce del premier israeliano Ehud Olmert. Se l’Anp ha accettato l’iniziativa, resta Hamas il giocatore chiave da parte palestinese che deve accettare il cessate il fuoco. Ma questo per il movimento islamico equivarrebbe ad ammettere una sconfitta. La proposta per il cessate il fuoco, prevede uno stop al fuoco da Gaza come precondizione per la fine dei bombardamenti israeliani. Ma stabilisce anche la messa in sicurezza della frontiera tra Gaza ed Egitto. Ciò significherebbe per Hamas la fine del controllo di Gaza, venendo a mancare la possibilitá di riarmo dalla frontiera egiziana. Raggiungere un accordo in questi termini soddisferebbe, non solo Israele, ma anche i regimi moderati della Regione, che vedono un cessate il fuoco in questi termini come un modo di contenere l’influenza di Teheran. Pur essendo sunnita, Hamas fa ora parte della sfera di influenza sciita che fa capo al regime iraniano. E ieri lo sceicco Nasrallah, leader del movimento sciita libanese Hezbollah, altro alleato di Teheran, ha annunciato da Beirut di essere pronto a «sacrificare le nostre anime, i nostri figli e i nostri cari per le nostre idee». Parlando davanti a decine di migliaia di sostenitori riuniti in uno stadio alla periferia sud della capitale libanese per le celebrazioni dell’Ashura sciita, Nasrallah, ripreso dalla televisone al- Manar, ha dichiarato: «Siamo pronti ad ogni possibilità, ad ogni aggressione », ripetendo che i suoi uomini «non temono il nemico sionista». Ma non ha detto di voler attaccare per primo Israele. E sempre da Beirut, un alto esponente esiliato di Hamas, Osama Hamdan ha ribadito il «no» del movimento islamico palestinese al dispiegamento di una forza internazionale tra Gaza ed Egitto: «Abbiamo già detto che le forze internazionali sulle frontiere sono rifiutate». Un altro leader in esilio di Hamas, Moussa Abou Marzouk, ha dichiarto che non c’è spazio per un cessate il fuoco permanente con Israele, aggiungendo che «finchè ci sará occupazione ci sará resitenza». Su alcune delle proposte egiziane è parso invece possibilita il portavoce di Hamas a Gaza Fawzi Barhoum, che ha dichiarato, rispetto alla disponibilitá di Hamas alla proposta di mediazione: «L’aggressione deve fermarsi, l’assedio deve essere revocato e le forze sioniste devono ritirarsi. Poi possiamo parlare di altre questioni, inclusa la “tahadiye” (calma) e i razzi». Sostanzialmente in queste ore Hamas appare, nonostante i proclami, indebolito. Lo si capisce anche dall’atteggiamenton di cauta soddisfazione che comincia a emergere rispetto alle valutazioni della guerra, da parte del governo Israeliano. Secondo l’establishment militare israeliano, tuttavia, anche se il livello politico di Hamas dovesse accettare un cessate il fuoco, il braccio armato del movimento islamico, potrebbe rifiutare. La dinamica interna ad Hamas è cambiata. L’obbedienza delle brigate al livello politico non è scontata. Da questo punto di vista un’anteprima si era avuta durante i giorni dell’aspro confronto militare con Fatah nella Striscia. In quell’occasione si manifestarono attriti per tra capi militari e livello politico, per la brutale violenza impiegata da Hamas per riportare la vittoria militare. Mentre si lavora all’ipotesi di cessate il fuoco, ieri sera il gabinetto di sicurezza israeliano ha intanto approvato il proseguimento delle operazioni terrestri, «compresa una terza fase che allargherà il fronte dell’offensiva». Oggi arriva al Cairo il consigliere politico del ministro della Difesa israeliano Barak, Amos Gilad, per discutere i dettagli di un eventuale cessate il fuoco. La Banca Mondiale infine, ha denunciato il disastro ambientale e sanitario a Gaza, dove sono saltate le fognature e non c’è acqua corrente. La gravità delle conseguenze è evidente. fra.mar

 

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Tre ore di sconto per morire

Da Il Manifesto dell'8 gennaio 2008

Michele Giorgio GERUSALEMME

Si è chiusa con decine di famiglie di Rafah che nell’oscurità scappavano in preda al panico, la giornata di ieri che passerà alle cronache come quella della tregua temporanea di tre ore attuata da Israele per permettere ai civili palestinesi di fare provvista di generi di prima necessità. Dall’alto, aerei con la stella di David hanno sganciato migliaia di volantini per intimare agli abitanti di Rafah di allontanarsi subito dalla città, perché presto sarebbero stati nuovamente bombardati i tunnel sotterranei lungo la frontiera tra Gaza e l’Egitto. Gallerie sotterranee che Israele vuole chiudere a tutti i costi, perché servono ad Hamas per procurarsi armi e denaro, ma che un recente rapporto dell'Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) sono «un'arteria di vitale importanza» per la sopravvivenza di quasi un milione emezzo di palestinesi che fanno i conti con un embargo durissimo. In quei tunnel sono passati i razzi Grad che ora colpiscono Israelema anche generi alimentari, latte speciale per neonati, medicine, carburante, vestiti e pezzi di ricambio per auto che le autorità di occupazione non lasciavano transitare attraverso i valichi perché «non necessari».Gli aerei la scorsa notte dovevano completare l’opera di distruzione dei tunnel cominciata all’inizio dell’offensiva «Piombo fuso». E’ durata perciò ben poco la piccola euforia della gente per il breve relax di tre ore che ieri e, si spera, anche oggi e nei prossimi giorni Israele offrirà alla popolazione di Gaza dalle ore 13 (le 12 in Italia) fino alle 16 per alleviare le dure condizioni di chi vive barricato in casa augurandosi di sfuggire e bombe e missili. Hamas da parte sua ha assicurato che in quelle tre ore non farà uso delle armi. La gente comunque non si fa illusioni: il corridoio umanitario e il cessate il fuoco temporaneo potrebbero significare che Israele intende rimanere con le sue truppe a Gaza per settimane e continuare i combattimenti. Tirare il fiato dopo 12 giorni di martellamento continuo è però servito a tutti. Tanti abitanti si sono avventurati fuori casa per andare nei mercati rionali e nei supermercati rimasti irraggiungibili per giorni a far man bassa di quel poco che era ancora disponibile. I medici hanno potuto raggiungeremalati o feriti rimasti bloccati nelle loro abitazioni a causa degli scontri mentre le squadre di soccorso hanno potuto recuperare decine di cadaveri rimasti nelle strade o in aree scoperte rese irraggiungibili durante gli attacchi israeliani.Non pochi hanno utilizzato le tre ore di respiro per recarsi a visitare familiari e parenti di cui non avevano più notizie a causa del crollo della maggior parte delle comunicazioni telefoniche nella Striscia e che non verranno ristabilite tanto presto. «Durante le tre ore di tregua - ha detto Helen Verluyten, della Croce Rossa – abbiamo portato medicinali e attrezzature sanitarie in due ospedali a sud di Gaza dove ormai non avevano più niente e trasportato il gasolio all'ospedale Shifa, per far funzionare i generatori ». In realtà, secondo la coordinatrice di Medici senza frontiere a Gaza, Jessica Pourraz, ieri la tregua è stata in vigore solo a Gaza City mentre in particolare nel nord si è continuato a sparare. Un infermiere,Hassan Hattali, è stato ferito ad una gamba da un proiettile sparato da un cecchino dieci minuti dopo le 13:00 e al Jazeera ha riferito che militari israeliani hanno aperto il fuoco contro civili quasi un'ora dopo l'inizio delle tregua. In ogni caso allo scoccare delle 16:00 l'artiglieria ha ripreso il martellamento e l’aviazione si è lanciata in nuovi raid, specie nella zona di Jabaliya. Fonti mediche palestinesi hanno riferito che 22 civili sono rimasti uccisi nelle ultime 24 ore (il totale di morti dal 27 dicembre è di almeno 702, di cui un terzo costituito da bambini, i feriti oltre 3mila)mentre Israele parla dell’uccisione di 130 miliziani di Hamas in cinque giorni di combattimenti. L'Unrwa, l’agenzia dell’Onu che assiste i profughi palestinesi, ieri ha sfruttato al massimo la breve tregua per distribuire alla gente cibo e altri generi di prima necessità oltre a materassi destinati alle migliaia di sfollati - per lo più donne, bambini e anziani - rifugiatisi nelle scuole delle Nazioni Unite. Il portavoce dell’Unrwa, Chris Gunness, ieri ha negato con estrema decisione che palestinesi armati di un mortaio fossero all’interno della scuola “Fakura” di Jabaliya bombardata martedì da Israele – almeno 40 imorti, tutti civili - come aveva riferito il portavoce militare per giustificare l’attacco. Ha inoltre ribadito la richiesta di una indagine indipendente sull’accaduto. Un’altra agenzia dell’Onu, Ocha, ha avvertito che la percentuale dei civili sul totale dei morti palestinesi sta salendo vertiginosamente proprio da quando è cominciata l’offensiva di terra israeliana. E sull’approvazione della «fase tre» dell’operazione - l’ ingresso di fanteria e mezzi corazzati all’interno delle città palestinesi - il governo ha scelto di non decidere, approvandola in principio, ma lasciando ai militari l’eventuale decisione di agire. Le conseguenze potrebbero essere catastrofiche anche perché l’esercito israeliano sta usando una tattica aggressiva per prevenire perdite tra i suoi soldati. «Per noi essere cauti significa essere aggressivi», ha spiegato un ufficiale al quotidiano Haaretz. «Dal primominuto in cui siamo entrati (nella Striscia) ci siamo comportati come se stessimo in guerra», ha detto. I comandanti israeliani ammettono che le truppe stanno impiegando una enorme potenza di fuoco dopo il «trauma» della guerra contro Hezbollah nell'estate 2006. Questa volta si è scelto di seguire una tattica più aggressiva per salvare il maggior numero di soldati che consiste nel fare fuoco a volontà sulle zone dove si ritiene o si ha la certezza che vi siano combattenti palestinesi. In un territoriominuscolo come Gaza, densamente popolato, le conseguenze sono terrificanti come conferma l’alto numero di vittime. «Quando sospettiamo che in una casa si nasconda un terrorista – ha spiegato un altro ufficiale - prima spariamo un razzo e poi due cannonate. Quindi inviamo una ruspa che abbatte un muro. E’ vero che lasciamo distruzione, ma almeno risparmiamo le vite dei nostri soldati». A lasciarci la pelle sono solo i palestinesi.

 
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