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Alitalia: dal governo via libera ad Air France, ma Bossi non ci sta PDF Stampa E-mail
giovedì 08 gennaio 2009

 

Da Unità on line

Dal Governo non ci sarebbe nessuna controindicazione alla scelta di Air France-Klm come partner straniero della nuova Alitalia. È questo l'esito dell'incontro, durato circa un'ora, tra i vertici Cai-Alitalia e il premier, Silvio Berlusconi. Sono state illustrate le ragioni della preferenza dei francesi e non ci sarebbero state obiezioni». Ci sarebbe infatti stata «sintonia» con gli orientamenti di Cai sull'alleato franco-olandese. Da Cai ci sarebbe anche la disponibilità ad impegnarsi su Malpensa. «Lufthansa non si è mai fatta presente, né fisicamente né con una offerta», ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rispondendo alle domande dei giornalisti sul futuro partner di Alitalia. Ma non la pensa proprio così il leader della Lega, Umberto Bossi, che critica invece decisamente l'impegno con la compagnia francese: «Domani a Berlusconi dirò di spingere sui tedeschi, su Lufthansa, perché con i francesi non può andare bene, sono nostri concorrenti». Ha detto Umberto Bossi poco prima di entrare in aula per le votazioni di fiducia al dl università. «Il discorso è ancora aperto. È una stupidaggine fare l'accordo con i francesi che chiudono Malpensa e portano i turisti a Parigi», ha aggiunto Bossi. Un chiarimento definitivo potrebbe arrivare dunque proprio giovedì quando i manager della compagnia, in un nuovo incontro a Palazzo Grazioli, residenza romana del Presidente del Consiglio, dovrebbero vedere anche il leader della Lega Umberto Bossi ed il sindaco di Milano Letizia Moratti. «Il Governo non può mettere bocca su una scelta che è tutta della società», ha sottolineato il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli. Intanto, a cinque giorni dall'avvio della nuova compagnia, pesa ancora il confronto con i sindacati sulla messa a punto della complessa macchina organizzativa. Il 13 gennaio la nuova Alitalia dovrebbe debuttare con il volo Londra-Roma Fiumicino delle 6 del mattino, lanciando così il nuovo network di rotte nato dall'integrazione della vecchia Alitalia con Air One. Ma Filt-Cgil, Uiltrasporti, Fit-Cisl, e UglTrasporti, in una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avvertono: quando verrà messa in moto la complessa macchina operativa della nuova Alitalia, il 13 gennaio, ci sarà il rischio di «rilevanti disservizi fino a sfociare in reali problemi di ordine pubblico». E potrebbe «risultare inevitabile» la mobilitazione dei lavoratori. Nella lettera, inviata anche al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni letta, ai ministri degli Interni e delle Attività produttive, Roberto Maroni e Claudio Scajola, ed al consiglio di amministrazione della nuova Alitalia, i quattro sindacati denunciano «criticità enormi», parlano di «inadeguatezza del vertice aziendale» perchè «l'intera linea non è stata definita», e ribadiscono preoccupazioni sui criteri di assunzione dei dipendenti e la nuova organizzazione del lavoro. Al netto del pressing politico, sul fronte industriale la nuova Alitalia valuta il dossier alleanze parlando ancora sia con i francesi che con i tedeschi: sa di poter contare su una buona offerta di Air France, e su una trattativa ormai praticamente chiusa con un buon accordo con i francesi, ma lascia a Lufthansa la possibilità di un rilancio, che appare remota. Fari puntati su venerdì prossimo, quando si riunirà il Cda di Air France-Klm per formalizzare l'offerta. Non sarebbe ancora stato convocato, invece, il cda della nuova Alitalia che secondo indiscrezioni circolate ieri si potrebbe riunire lo stesso giorno. 07 gennaio 2009

 

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ALITALIA In calo la bandiera di Malpensa, sale il malcontento

Da Il Manifesto dell'8 gennaio 2009

Francesco Piccioni

Ascorrere le agenzie di stampa sembra che i politici italiani non abbiano altro da fare che rilasciare dichiarazioni pro Malpensa o Fiumicino. Ma il destino della «nuova Alitalia» è ormai sganciato da quello dello scalo varesino. E non solo perché il «partner straniero» (in realtà il vero acquirente) sarà Air France-Klm. Basta ascoltare lo sfogo di Vito Riggio, presidente dell’Enac – certo non sospettabile di simpatie per l’opposzione – quando precisa: «il punto è che la storia (mai che si indichi un responsabile materiale con un cognome, ndr) ha voluto che venisse costruito troppo vicino ad altri due scali, per di più gestiti dallo stesso soggetto» (Sea). E se nessuna compagnia straniera chiede di atterrare a Malpensa è perché altri paesi «non vogliono l’applicazione della clausola comunitaria che li obbligherebbe a farle atterrare» anche da loro. E qui esce fuori, di soppiatto, l’ennesimo scandalo dello spazio aereo italiano: è l’unico, tra i grandi paesi europei, ad aver lasciato campo totalmente aperto alle compagnie low cost (Francia, Spagna e Germania se ne sono guardate bene). In ogni caso, il «fronte del Nord» oggi darà vita a un Malpensa-day, ma senza esagerare nelle critiche al governo. Un po’ perché ci sta dentro, un po’ – come dice Umberto Bossi – perché «Berlusconi l’è un po’ incasà» per lababele di parole riversate sui giornali e che lo dipingono quasi come un «traditore del Nord». L’unica minaccia concreta viene ancora da Calderoli, secondo cui «Cai è una compagnia privata che può fare scelte diverse da quelle suggerite dal governo», ma «in questo caso è chiaro che le faranno anche gli altri». Si riferiva alla Sea, che gestisce gli aeroporti milanesi ma non ha potere sugli slot. Anche qui Riggio ha dovuto ricordare che «se l’assegnazione degli slot andasse alle regioni sarebbe il caos». Ieri doveva esserci un incontro «risolutore » su Malpensa tra Berlusconi e Bossi, ma è saltato a causa della neve in Lombardia. A palazzo Chigi si sono invece visti Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, ovvero i vertici della Cai, per un faccia a faccia con Gianni Letta. Domani, invece, si riunirà prima il cda di Air France per ratificare l’ingresso in Cai-Alitalia; poi il cda di Cai, per decidere tra l’altro l’allargamento del consiglio, in cui i francesi dovrebbero avere quattro posti. In attesa del primo volo della «nuova Alitalia» – sarà il Londra-Roma delle 6, martedì prossimo – aumentano i problemi con i lavoratori. E’ noto che il personale di volo (quello decisivo, a partire dai piloti, in una compagnia aerea) è stato «arruolato» secondo criteri e proposte contrattuali non condivise. I sindacati firmatari di quei contratti – Filt-Cgil, Cisl, Uil e Ugl – hanno una rappresentatività maggioritaria soltanto tra il personale di terra. Ma anche qui i problemi stanno aumentando. Un primo «sciopero improvviso» si è verificato pochi giorni fa. Sabato, uno dei segretari nazionali, entrato nella sede della Magliana per un incontro con i vertici di Cai, è stato colpito da uno o più lavoratori (l’episodio è stato reso noto da un comunicato congiunto dei quattro sindacati del «sì», ma per il resto è incerta persino l’identità dell’«aggredito »). Lo stesso verbale riconosce l’«opportunità di avviare una disamina degli assetti e dei processi organizzativi e di funzionamento». Ovvero le questioni che erano state date per risolte già alla fine di novembre, ma che – nell’applicazione pratica – hanno sollevato l’ostilità diffusa dei personale di terra. Lo ammettono sia l’azienda che i quattro sindacati, che fanno riferimento a «richieste di chiarimento provenienti da singoli settori di Magliana, Fiumicino, Dmo, Biglietterie, Merci, Scali, Italia, Naviganti». Tutto il personale, insomma, trova che ci sia più di qualcosa di ridire su contratti e organizzazione del lavoro. Un bel modo di varare una «nuova» compagnia. «Per fortuna» – dice un anonimo – «adesso arriva Air France. Così almeno parliamo con qualcuno che capisce di trasporto aereo e, forse, non solo di clientele». E’ solo una speranza da disperati, ovvio.

 
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