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Alitalia-Air France intesa vicina Venerd́ si riuniscono i due cda PDF Stampa E-mail
mercoled́ 07 gennaio 2009

La Lega cavalca l'allarme per Malpensa. E oggi Bossi va da Berlusconi Alitalia-Air France intesa vicina Venerdì si riuniscono i due cda

Da Liberazione del 7 gennaio 2009

Roberto Farneti

A una settimana dal decollo ufficiale della nuova Alitalia, i giochi su chi sarà il partner internazionale della ex compagnia di bandiera sembrano fatti. Venerdì prossimo si riunirà il consiglio di amministrazione di Air France dal quale giungerà lo scontato via libera all'ingresso nel capitale sociale di Cai con un quota del 25%, dietro il pagamento di 300 milioni di euro. Per superare questa offerta, Lufthansa di milioni dovrebbe invece spenderne più di 500, dal momento che "smontare" gli accordi in essere con Air France e con SkyTeam comporterebbe per l'Alitalia il pagamento di una penale di 200-300 milioni. Milioni che verrebbero posti a carico, ovviamente, dell'acquirente. Difficile credere che i tedeschi siano disposti ad investire una cifra così considerevole, anche se lunedì scorso hanno fatto sapere di considerarsi ancora in corsa. Che la trattativa con Air France-Klm sia alle battute conclusive lo dimostra anche il fatto che venerdì prossimo si riunirà pure il consiglio di amministrazione di Alitalia. La convocazione ufficiale ancora non c'è ma fonti vicine a Cai fanno sapere che il cda è già stato «preallertato». L'unica possibilità per ribaltare una decisione sul partner che appare già presa è perciò un intervento del governo italiano. Oggi i vertici di Cai saranno a Palazzo Chigi, dove saranno ricevuti dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, per un vertice già programmato ma che avviene proprio nel giorno in cui il leader della Lega, Umberto Bossi, vedrà il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il Carroccio spinge affinché il partner straniero della nuova compagnia sia Lufhtansa, e non Air France, perché in grado di dare maggiori assicurazioni sullo scalo lombardo di Malpensa. Secondo una stima dell'ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza, con lo scalo varesino "dehubbizzato" da Alitalia l'economia lombarda nel 2009 perderebbe in indotto turistico circa 770 milioni di euro e circa 350 milioni in indotto trasportistico, con la conseguente messa a rischio di circa 56mila posti di lavoro in Lombardia per i prossimi sei anni. Come osserva però Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale di SdL, il vero problema è il ridimensionamento di Alitalia: «Con 70 aerei in meno dopo la fusione tra Alitalia e Air One - ricorda il sindacalista - è inevitabile che ai noti problemi occupazionali nella nuova compagnia si aggiungano quelli, altrettanto gravosi, determinati sul sistema aeroportuale dalla riduzione dei voli. E questo vale - insiste Tomaselli - sia che Alitalia scelga Air France, e quindi Roma Fiumicino come aeroporto di riferimento, sia che si scelga Lufthansa». Mentre prosegue il conto alla rovescia sul debutto della nuova compagnia, resta in alto mare la controversia con Cai sulle assunzioni del personale. L'incontro dell'altro giorno tra i rappresentanti dell'azienda e quelli di Cgil Cisl Uil e Ugl non ha fatto registrare passi in avanti ed è stato aggiornato al 14 gennaio. «L'azienda rimane sulle proprie posizioni - commenta ancora Tomaselli - e i sindacati che hanno firmato quegli accordi difficilmente riusciranno a rimetterli in discussione. La verità è che quelle intese lasciavano carta bianca all'azienda sui criteri di assunzione. Per fortuna alcune discriminazioni che sono state compiute - dice il leader di SdL - sono legalmente appellabili, per cui nei prossimi giorni assumeremo le conseguenti iniziative».

 

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ALITALIA Air France entra venerdì

Il Nord si prepara ad abbozzare

Da Il Manifesto del 7 gennaio 2009

Francesco Piccioni

ROMA Il balletto sul partner straniero di Alitalia è alle ultime battute. Venerdì si riuniranno i consigli di amministrazione di Air France- Klm e Compagnia aerea italiana (Cai), per tirare le somme del negoziato e dare un’ultima registrata alle condizioni di ingresso dei francesi nella «nuova» compagnia aerea. Con poco più di 300 milioni Spinetta e Gourgeon avranno la quota di controllo – il 25% –mentre otto mesi fa avrebbero dovuto versare quasi due miliardi e mezzo per il possesso totale (debiti compresi). Poi, quando le telecamere avranno smesso di seguire giorno per giorno le evoluzioni dell’ex compagnia di bandiera, i soci della «cordata italiana» potranno allontanarsi quatti quatti, incassando qualche soldo in più rispetto al modesto investimento iniziale. Il «fronte del Nord» si è infine reso conto che l’impensabile era alle porte, con la vendita a un vettore che non fa di Malpensa un nodo di scambio centrale (un «hub»). Nemmeno Lufthansa poteva garantire questo ruolo (Francoforte, hub tedesco storico, è troppo vicina), ma per chi ha speso la faccia davanti agli elettori giurando che avrebbe fatto le barricate per salvare lo scalo varesino non ci sono più alternative. Devono alzare la voce per farsi notare. Ma non faranno nulla che possa disturbare Berlusconi. Basti pensare al fatto che «in alternativa» all’arrivo dei tedeschi, chiedono che siano «liberalizzati i voli suMalpensa ». Ben pochi, va detto, fanno notare che i permessi di volo (slot) su questo scalo sono già liberalizzati. Non è che ci sia scarsità di posto per altri vettori, e Alitalia non ne occupa «troppi». Anzi, come spiegava anche ieri Vito Riggio – presidente dell’Enac assai vicino al centrodestra – «tutte le rotte per il Nord America sono libere»; e in ogni caso «già da due anni diamo autorizzazioni provvisorie a chiunque ne faccia richiesta ». Insomma: è il mercato a non considerare abbastanza interessante questo aeroporto (peraltro insidiato dalla concorrenza di Linate, Caselle e Orio al Serio). Per concludere che se si «vuole garantire che l’investimento su Malpensa non rimanga inutilizzato» vanno «completati i collegamenti». Proprio quello che gli amministratori locali lombardi non hanno fatto, consapevoli che i milanesi preferiscono usare Linate, ben più vicina al capoluogo. Oggi daranno comunque vita a un «Malpensa-day» di moderata protesta, mentre Gianni Letta – a Roma – starà incontrando i vertici della Cai (Roberto Colaninno e Rocco Sabelli). L’obiettivo massimo degli amministratori locali sarà comunque l’ottenere ammortizzatori sociali tipo-Alitalia anche per i lavoratori dello scalo varesino. Curiosamente, nessun paladino del «libero mercato» si è alzato ieri a commentare criticamente le esternazioni di Umberto Bossi, Letizia Moratti e Roberto Formigoni, che chiedevano al presidente del consiglio di «scegliere Lufthansa». Alitalia, nelle sue «parti nobili», è stata infatti già venduta dallo stato a una cordata di imprenditori scelti proprio da Berlusconi. Quindi questa «nuova società » dovrebbe essere un soggetto economico autonomo, libero di fare le sue scelte imprenditoriali. Delle due, l’una: o questa vendita è stata solo una sceneggiata (e in effetti Cai ancora non possiede neppure il Certificato di operatore aereo, a sei giorni dal suo previsto esordio) e quelli della cordata vengono considerati – persino da ministri e amministratori lumbard – come dei clientes qualsiasi; oppure si atteggiano a «paladini del territorio» per evitare di essere accomunati al perfido «governo centrale ». In entrambi i casi, ci stanno ammannendo numeri da avanspettacolo.

 
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