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I soldati israeliani entrano nella Striscia. PDF Stampa E-mail
domenica 04 gennaio 2009

 Combattimenti con i miliziani di Hamas. L’esercito: occuperemo le aree da cui vengono lanciati i razzi. Mobilitate decine di migliaia di riservisti. Marcia pacifista a Tel Aviv

Da Il Manifesto del 4 Gennaio 2009

Michele Giorgio INVIATO A KFAR AZA-TEL AVIV

Erano le nove di ieri sera (le otto in Italia) quando le truppe israeliane hanno invaso il nord della Striscia di Gaza, penetrando da quattro diverse direzioni. Subito hanno incontrato la resistenza dei miliziani di Hamas con i quali hanno ingaggiato i primi combattimenti di «Piombo fuso », l’operazione contro la Striscia di Gaza che per otto giorni era andata avanti con massicci bombardamenti che hanno causato centinaia di vittime palestinesi. Mohammad Nazzal, un leader di Hamas a Damasco, ha dichiarato ad Al Arabiya che il suo movimento ha giù ucciso diversi soldati, ma non ha fornito cifre né circostanze precise. L’israeliano Canale 10 ha riferito invece di decine di miliziani islamisti rimasti uccisi. Il governo Olmert ha annunciato la mobilitazione di decine di migliaia di riservisti, un segno che - come ha annunciato in serata un comunicato dell’esercito - «l’operazione durerà molti giorni». Se Israele intende rioccupare la parte settentrionale della Striscia o penetrare più in profondità e provare a distruggere le capacità militari di Hamas, si capirà soltanto nelle prossime ore. Al via libera ai massacri dato l’altro ieri dall’Amministrazione Bush ieri si è aggiunto quello dell’Unione europea, per bocca della nuova presidenza ceca, che ha affermato senza mezzi termini che «l’offensiva di terra è difensiva, non offensiva». Nel pomeriggio gli F-16 avevano solcato un cielo azzurro come sopraGaza non si vedeva da giorni. I boati di un’enorme esplosione erano rimbombati fino al kibbutz Kfar Gaza, dove da giorni si ammassa parte delle forze corazzate israeliane. Un nuvola di fumo sopra Beit Lahya sale veloce verso il cielo. È stata centrata la moschea «Ibrahim Maqadme», ma dalla nostra postazione le urla strozzate dei 16 morti e le grida di dolore delle decine feriti non si sono potute sentire. Nella campagna regnava un silenzio totale. Gli aerei, dopo aver sganciato le loro bombe, lasciavano nel cielo una scia di fumo circolare. Un gioco acrobatico? No, un gioco di morte. Subito dopo l’artiglieria, posizionata poco fuori KfarGaza, aveva cannoneggiato come mai dall’inizio di «Piombo Fuso », scaricando colpi a ripetizione, ogni 10-15 secondi, avvolta in una nuvola di polvere e fumo. Boati che avevano annunciato l’imminenza dell’offensiva di terra. Nelle stesse ore a Tel Aviv, il rosso, non quello del tramontoma delle bandiere del Partito comunista, e gli striscioni dei movimenti pacifisti (ma non di Peace Now) avevano cominciato a colorare Piazza Rabin, annunciando la più grande manifestazione - 10mila persone - indetta contro l’aggressione israeliana a Gaza. A Beit Lahiya intanto le ambulanze correvano verso la moschea polverizzata. Nelle ore precedenti almeno altri otto palestinesi erano rimasti uccisi in attacchi «mirati» contro varie località di Gaza. Tra i morti una bambina di 12 anni, Sujud Dardawi, ammazzata dall’esplosione che ha ridotto in macerie la sua abitazione a Shajayeh. Ucciso anche un campo militare di Hamas, Abu Jawal. Il bilancio totale sino a ieri sera era di 440 morti e quasi 2.300 feriti palestinesi. I razzi Qassam e Grad intanto continuano a volare daGaza verso il territorio israeliano: ieri hanno colpito Ashqelon, Sderot e varie località del Neghev. Per dimostrare che i bombardamenti devastano le città ma non indeboliscono la forza militare di Hamas, imiliziani del movimento islamico sfidano lamorte pur di sparare vettori a lunga gittata. In un conflitto con una tale disparità di forze non può mancare il «turismo di guerra». Itzik, un impiegato, è venuto da Petah Tikva (Tel Aviv) con i due figli e dalla prima altura dopo il valico di Erez osserva il bombardamento di Gaza. «Voglio che vedano come Tzahal (le forze armate ) colpiscono i palestinesi per mettere fine al terrorismo ». Sull’altro versante la popolazione palestinese si preparava all’invasione israeliana. A Beit Hanun, Beit Lahiya e Jabaliya, i tre centri più esposti all’avanzata dei mezzi corazzati, chi può lasciava la casa e scappava a Gaza city - dove forse gli israeliani non si spingeranno - andando da amici e parenti. Gli altri non hanno scelta: rimangono dove sono, sperando che la loro abitazione non venga colpita. In queste ore il panico regna nelle aree settentrionali di Gaza ma l’attacco israeliano rischia di aggravare il disastro umanitario in tutta la Striscia. I dati delle agenzia umanitarie non lasciano dubbi. Sino ad oggi più di 600 raid aerei hanno colpito tra strade, infrastrutture, edifici governativi e posti di polizia. Il sistema sanitario, già in difficoltà dopo 18mesi di blocco israeliano, è collassato. Circa 250mila persone sono rimaste senza elettricità. L’acqua corrente non è sempre disponibile e le fognature si sono riversate nelle strade dopo che il principale canale di scarico è stato colpito. Gas e carburante sono introvabili nei mercati, dove scarseggiano anche farina, riso, zucchero, latticini e conserve. A Tel Aviv la manifestazione contro la guerra è stata accompagnata dai cori contrari di centinaia di giovani di destra. Si sono riuniti in una strada che sbuca su Piazza Rabin, sventolando bandiere israeliane e scandendo slogan contro i «traditori» della sinistra radicale e delle forze politiche arabe che manifestavano dall’altro lato della piazza. Ma non sono riusciti a coprire il grido contro la guerra di almeno 10mila manifestanti che fanno riferimento una ventina di partiti emovimenti della sinistra. «Avrei volutomolte più persone, anzi tutta Israele, scendere in piazza contro questa guerra sanguinosa e inaccettabile. Tuttavia se consideriamo che l’intera sinistra sionista (Meretz , laburisti, ndr) è schierata con l’offensiva di Gaza, allora dobbiamo ritenerci soddisfatti», ci ha detto Avi Mograbi (autore del film «Z32» sul ruolo delle unità speciali israeliane, presentato a Venezia). Centinaia di persone sono arrivate direttamente dal raduno pacifista a Sakhnin (Galilea), anche loro sventolavano le bandiere dei partiti di sinistra. «In questi giorni preferisco non guardare la televisione - spiega lo scrittore Yitzhak Laor – i media riportano senza fiatare la versione ufficiale delle motivazioni che hanno portato alla guerra. È un disastro, perché questa non è la guerra contro Hamas di cui parlano ma un attacco contro uomini, donne e bambini, è la negazione della ragione ». Non sonomancate le critiche pesanti agli intellettuali israeliani, come lo scrittore Amos Oz, che hanno dato il loro appoggio all’attacco su Gaza, proprio come nel 2006 si dissero a favore della «guerra giusta» in Libano del sud. «Spero che possano cambiare idea e schierarsi al più presto con noi che lottiamo permettere fine a questo massacro », ci ha detto il giornalista Meron Rapaport, che nei mesi scorsi è stato, di fatto, costretto a lasciare il quotidiano Ha’aretz, perché le sue inchieste sulle armi proibite e la vita quotidiana dei palestinesi «non interessavano più alla proprietà». L’attacco a Gaza, aggiunge Rapaport, «lo considero persino più grave di quello in Libano. I guerriglieri di Hezbollah erano più armati, ricevevano aiuti dall’Iran, aGaza è un’altra situazione, di estrema debolezza nonostante i lanci di razzi da parte di Hamas. In realtà Israele sta solo bombardando una enorme prigione». Una folla di 10mila arabo israeliani ha protestato contro l’operazionemilitare a Gaza in una grande manifestazione nella città araba di Sakhnin nel nord d’Israele. La protesta, una delle più imponenti tenute dai cittadini arabi negli ultimi anni, si è aperta con un minuto di silenzio in memoria delle vittime palestinesi nella Striscia. A lla manifestazione hanno partecipato diversi deputati arabi della Knesset e sindaci di città arabe. Jamal Zahalka, deputato del partito Balad, ha chiesto che il primo ministro Ehud Olmert, i ministri della Difesa e degli Esteri Ehud Barack e Tzipi Livni, oltre al capo di Stato maggiore Gabi Ashkenazi, vengano processati per «crimini di guerra a Gaza» davanti ad un tribunale internazionale.

 

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Da Liberazione del 4 gennaio 2009

Entrambi i fronti parlano di successi, ma la prima vittima è un bambino Ecco l’offensiva di terra e adesso a Gaza si combatte per strada I sette giorni di “Piombo fuso” somministrato alla popolazione di Gaza e ai miliziani di Hamas diventano offensiva terrestre che «durerà molti giorni», come spiegano i comandi di Tel Aviv. Prima vittima, sembra essere un mbambino ucciso dai tank appena penetrati dentro Gaza.

I segnali che l’operazione di terra stesse per cominciare erano più d’uno e ieri sera, calato il sole, una piccola colonna di carriarmati israeliani appoggiata da elicotteri d’attacco è penetrata nella Striscia di Gaza da nord. Poi sono arrivati gli uomini e sono immediatamente cominciati gli scontri con i militanti di Hamas, che l’attacco lo aspettavano. Da entrambe le parti si vantano successi immediati e due ore dopo l’inizio delle ostilità Hamas diceva di aver ucciso soldati israeliani mentre l’altro fronte sosteneva di aver preso le postazioni di lancio dei missili Qassam. Per tutta la giornata erano proseguiti i raid aero-navali. L’artiglieria aveva intanto cominciato ha martellare il confine orientale del territorio palestinese (cfr. a fondo pagina) e migliaia di riservisti richiamati in servizio. Anche durante le operazioni passate a Gaza e in altre zone dei Territori, quando l’artiglieria è entrata in gioco, lo ha fatto per aprire la strada ai tank di Tsahal, l’esercito israeliano. Gli aerei di Tel Aviv hanno anche lanciato volantini chiedendo alla popolazione civile di lasciare le proprie case - quelle nei pressi di edifici interessati dagli attacchi. Stavolta i missili hanno centrato una moschea nel campo profughi di Jabalya dove hanno ucciso sedici persone delle duecento che al momento dell’attacco erano riunite in preghiera. Anche il porto è stato bmbardato a tappeto, mentre una scuola usata per lanciare missili è stata attaccata e il guardiano è rimasto ucciso. Morti nei bombardamenti anche tre capi militari di Hamas, uno di essi, Abu Zakaria al- Jamal, era responsabile del lancio dei razzi contro il sud dello Stato ebraico. Difficile capire dove dovrebbe andare la gente che ha come colpa quella di vivere nei pressi di qualche leader di Hamas o di qualche caserma. In tutta la Striscia, da giorni, scarseggia tutto, il cibo è quasi finito e gli ospedali sono allo stremo, incapaci di gestire una crisi come quella in atto senza l’arrivo di nuove forniture. Un gruppo di medici della Croce rossa specializzati in feriti di guerra non viene lasciato entrare nella Striscia da due giorni. La risposta di Hamas ai bombardamenti israeliani è la solita, ognuno, in questa tragedia, recita la sua parte. E allora, da Gaza, continuano a partire i razzi Qassam. Dopo i 36 di venerdì, ne sono stati lanciati altri 15 ieri mattina. Almeno tre persone sono rimaste ferite ad Ashdod, sulla costa meridionale. Con i missili arrivano anche i proclami: «Gaza diventerà il vostro cimitero» ha detto un portavoce di Hamas. Come se palestinesi ed israeliani di cimiteri non ne avessero già visti abbstanza.

 
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