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Governo "ammortizzatori a tutti" PDF Stampa E-mail
venerd́ 02 gennaio 2009

Il sì di Damiano a Sacconi sull’estensione dell’assegno di disoccupazione Governo, ammortizzatori a tutti E il Pd ne accetta subito la filosofia

Da Liberazione del 2 gennaio 2009

Anubi D’Avossa Lussurgiu

Per il governo delle magie, è sempre più facile esibirsi in annunci ad effetto. Quel che pare più grave è che gli risulta facile anche sul fronte cruciale delle tutele sociali. Un paradosso, vista la natura politica di questo stesso governo. Ma un paradosso che poggia su basi solide: la completa, strutturale evanescenza di programma e d’iniziativa di chi ha monopolizzato l’opposizione parlamentare, il Pd, e la cortina di separazione dai conflitti organizzati di chi del conflitto rappresenta la figura decisiva oggi, ossia le precarie e i precari. E così può accadere che, proprio alla vigilia dell’entrata in vigore d’una delle norme più significative delle “cose concrete” realizzate, cioè l’introduzione del vincolo di 10 anni di residenza in Italia per ottenere l’assegno sociale che marca ulteriormente la discriminazione sui migranti che sono oggi tanta parte della questione-lavoro, il ministro Sacconi abbia potuto l’ultimo dell’anno scorso lanciarsi in un’intervista al Corriere della Sera nel seguente annncio: «Indennità di disoccupazione estesa ai lavoratori precari». Dopo la precedente manovra mediatica sulla «settimana corta», è il frutto più maturo della versione sacconiana del corso populista neoliberista (un ossimoro, che cammina però) impresso da Tremonti al profilo strategico delle politiche economiche e sociali della destra. Sacconi parla infatti sempre a fronte della «crisi», per dire che si batté con «la stabilità, la liquidità, ma anche l’ occupabilità». Non l’occupazione, la sua potenzialità, dunque. E non è un caso, perché per il ministro essa si ottiene solo con la presa d’atto e la risoluzione del «fallimento storico del sistema formativo». Tutto si tiene, persino le “riforme” di Maria Stella Gelmini accidentate dall’insorgenza dell’Onda studentesca e dalle lotte dei lavoratori della scuola. Così, l’obiettivo che Sacconi dichiarà si presenta subito duplice: «Allargare, e di molto, la platea dei beneficiari dei sussidi di disoccupazione, ma collegando questo ampliamento con un percorso di apprendimento». Così che per realizzarlo si attingerebbe al «fondo per gli ammortizzatori in deroga» come pure da quelli «di Stato e Regioni per la formazione», che nel frattempo dovrebbero operare «smontando» i corsi attuali. C’è il suggerimento d’un grande business anche in questo caso, come si vede. Giacché il paradosso politico è strettamente logico, non ha tardato a manifestarsi il suo secondo volto: l’immediata ratifica da parte del Pd. A parlare, ieri, è stato Cesare Damiano che del Lavoro è vice ministro: nel governo ombra. Dice l’ovvio, ossia che «il proposito» di Sacconi «circa l’estensione a tutti i lavoratori dell’indennità di disoccupazione è condivisibile». Ma proprio tutto: «Anche per quanto riguarda l’intenzione di collegare l’ampliamento dell’indennità ad un percorso di formazione». Soltanto, Damiano rivendica ai Democratici di aver già insistito a «invitare il governo » (quello vero) a «non procedere con provvedimenti “a rate” e con aggiustamenti successivi, ma attraverso un’operazione di fondo che affronti di petto il problema degli ammortizzatori sociali». Che si tratterebbe, certo, «di estendere a tutti i settori di produzione, a tutte le dimensioni di impresa e anche ad ogni forma di lavoro precario»: senza tema del raffronto fra quest’intento - e la sua autoevidente ragione, l’azione devastante della crisi sul lavoro proprio a partire da quello precario - e l’architettura operativa che si condivide, quella incentrata sul condizionamento dell’estensione all’«apprendimento». Una pretesa pienamente e storicamente confindustriale, perché il controllo della destinazione delle tutele pubbliche rimanga proprio nelle mani dei poteri privati che mostrano oggi tutto il loro fallimento strategico a partire dagli indirizzi produttivi. Ciò che Damiano si limita ad aggiungere è la sottolineatura che«un’operazione di questo genere richiede risorse straordinarie e aggiuntive che il governo deve investire, non soltanto spostando le poste di bilancio». A fronte di questo, il Pd è pronto «a trovare una strada condivisa, vista la gravità della situazione »; chiedendo «un tavolo che coinvolga governo, parti sociali e opposizioni per definire concretamente proposte e risorse passando, in questo modo, dagli annunci alle realizzazioni». A corollario, Damiano annota che dal governo Berlusconi (e da Sacconi stesso) sarebbe dovuto l’abbandono di «atteggiamenti schizofrenici, come è avvenuto con la proposta di detassazione degli straordinari, poi abbandonata, a cui è seguita quella della settimana corta». Che, cioè, «si smetta di promettere l’estensione delle tutele e di smontare quelle esistenti». Sacrosanto: ma non si vede proprio dove sia la linea di difesa di queste ultime, da parte del Pd come su larga parte del fronte sindacale confederale. Né si vede in cosa si distingua la linea di quest’opposizione da quella del governo, che peraltro sempre la precede, sull’«estensione» medesima: quando né gli indirizzi produttivi, né la questione salariale (ed ecco perché non c’è “schizofrenia” contestabile, così, nelle precedenti manovre sullo straordinario e la settimana) e tanto meno il riconoscimento dell’effettivo sfruttamento di tanta parte della vita dei molti, ben oltre il limite formale delle prestazioni precarie, entrano mai in causa. Mentre proprio questi sono, precisamente, i terreni del conflitto: e solo i conflitti, presenti e soprattutto a venire, potranno evidentemente portarli in primo piano.

 
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