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L’Istat: salute a rischio per il 44% di lavoratori PDF Stampa E-mail
marted́ 30 dicembre 2008

Migranti più esposti. I sindacati al governo: «Giù le mani dal Testo

Da Liberazione del 30 dicembre 2008

Roberto Farneti

In Italia ci sono oltre dieci milioni di persone la cui salute fisica e/o psicologica viene quotidianamente messa in pericolo da condizioni di lavoro inadeguate. La conferma che la battaglia per la sicurezza del lavoro nel nostro paese sia ancora lontana dall’essere vinta arriva da un’indagine Istat, resa nota ieri,dalla quale emerge un dato allarmante: ben il 44% degli occupati, su un totale di 23 milioni 298 mila, afferma di percepire nello svolgimento del proprio lavoro, la presenza di almeno un fattore di rischio per la propria salute. Fra questi lavoratori ben 8 milioni 706 mila avvertono la presenza di fattori di rischio che possono compromettere la salute fisica, mentre 4 milioni 58 mila ritengono di essere esposti a rischi che potrebbero pregiudicare l’equilibrio psicologico. Una sensazione di pericolo niente affatto immotivata, come dimostrano anche le cifre sugli infortuni. Le persone che hanno dichiarato di avere subito un incidente sul luogo di lavoro o durante il tragitto casa-lavoro sono 937mila e costituiscono il 3,7% di coloro che svolgono o hanno svolto una attività lavorativa negli ultimi dodici mesi. Di gran lunga più alto il numero delle persone che hanno sofferto di problemi di salute causati o aggravati dall’attività lavorativa nell’ultimo anno: 2 milioni e 797mila. Oltre la metà degli intervistati dichiara di avere un problema osseo, articolare o muscolare. La parte del corpo più colpita risulta, in particolare, la schiena (ci soffre il 28,2% ). Abbastanza diffusi anche i disagi di tipo psicologico, come stress, ansia e depressione, citati dal 16,2% degli intervistati. I più esposti al rischio di infortuni si confermano i migranti, con un numero di vittime (88mila, pari al 5,4% dei lavoratori stranieri) significativamente superiore in percentuale rispetto alla componente italiana (3,6%). Tra i settori meno sicuri, primeggia quello delle costruzioni (segnalato dal 63,4% degli occupati in questo comparto) seguito dall’agricoltura (54,3%) dai trasporti (48,3%) dalla sanità (45,5%) e dal manifatturiero (44,7%). Ieri un altro grave incidente si verificato a Botrugno (Lecce) nel cantiere allestito in una casa in ristrutturazione. Un operaio di 62 anni, del quale non sono state rese note le generalità, è caduto dal solaio del garage sul quale stava lavorando, a circa quattro metri di altezza. L’uomo è ora ricoverato con prognosi riservata nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Mentre la strage continua, la preoccupazione principale del governo Berlusconi sembra tuttavia quella di rendere meno rigoroso l’apparato sanzionatorio previsto dal Testo unico per la sicurezza sui luoghi di lavoro, varato dal precedente governo con il consenso dei sindacati ma con il parere contrario della Confindustria. Scuote la testa Paola Agnello Modica, segretaria confederale della Cgil, con delega al tema Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro. Secondo la sindacalista, infatti, proprio l’indagine Istat «conferma che c’è bisogno di più intervento sia normativo che di vigilanza e che tutti devono essere impegnati a raggiungere il condivisibile obiettivo europeo di ’promuovere un vero benessere sul luogo di lavoro». Agnello Modica sottolinea un altro aspetto «drammatico» del fenomeno: il fatto, cioè, «che ben l’8,1%» delle vittime di infortuni «non sia più in grado di lavorare, mentre le rendite e gli indennizzi Inail continuano a rimanere a livelli di indecenza. Ci chiediamo quanti lavoratori e lavoratrici che hanno subito un infortunio, o che soffrono di una malattia di origine professionale, riusciranno a trovare lavoro - osserva la dirigente della Cgil - se il governo, come è intenzionato a fare, supererà il divieto di visita preassuntiva da parte del medico aziendale». Obiezioni pregiudiziali di carattere politico? No, dal momento che anche il segretario confederale dell’Ugl, Nazzareno Mollicone, chiede la «piena attuazione, in tutte le sue parti» del Testo Unico «attraverso il quale è stata riordinata una normativa, impedendo forme di elusione delle leggi, frequenti in passato, e garantendo un apparato sanzionatorio adeguato».

 
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