Home arrow rassegna stampa arrow Salari al palo nel 2008, prezzi e bollette a più 6 percento
Salari al palo nel 2008, prezzi e bollette a più 6 percento PDF Stampa E-mail
domenica 28 dicembre 2008

 Da Unità on line

Se non ve ne siete accorti, le buste paga sono rimaste sostanzialmente ferme quest’anno. I pochi aumenti sono andati solo a compensare l’aumento dei prezzi. Lo dice l'Ires, il centro studi della Cgil, anticipando i dati del rapporto sulle retribuzioni che sarà diffuso a gennaio. Quest'anno le buste paga aumenteranno del 3,4-3,5% in linea con l'andamento dell'inflazione programmata. E quindi sono rimaste ferme. Secondo i calcoli del sindacato di Guglielmo Epifani lo scorso anno i salari erano cresciuti del 2,3% rispetto a un aumento del tasso d'inflazione pari al 2%. Le retribuzioni saranno più alte a livello nominale, ma più basse in termini di disponibilità reale rispetto all'inflazione. Quindi in realtà i salari sono diminuiti in termini di valore reale, hanno perso terreno rispetto alla corsa effettiva dei prezzi di beni di largo consumo. Non solo, aumenta la forbice tra le paghe più alte e quelle più basse. Aumenta cioè il divario tra le retribuzioni di operai e impiegati e imprenditori e liberi professionisti. Tra il 2002 e il 2008 le buste paga di operai e impiegati sono diminuite di 1.600 euro, mentre le retribuzioni dei secondi sono aumentate di 9mila euro. «Se a questa riduzione di disponibilità reale per i redditi medio bassi si aggiunge la manca restituzione del fiscal drag, che solo nel 2008 vale 360 euro, si capisce la difficoltà reale dei redditi medio-bassi a cui corrisponde un calo dei consumi registrato anche in questi giorni. Ecco perchè - continua il segretario confederale della Cgil Agostino Megale- continueremo ad insistere affinchè ciò che il governo non ha fatto fin qui, lo faccia a partire dal nuovo anno, riducendo le tasse sui redditi da lavoro e pensione in modo tale da poter rilanciare i consumi». Scondo il rapporto Ires infatti il calo dei consumi che si sta manifestando anche in questi giorni «rischia di essere ancora più pesante nel 2009 a fronte di un calo della produzione industriale, dell'aumento della cassa integrazione e dei posti di lavoro a rischio». Mentre i salari stanno al palo, prezzi e tariffe sono aumentati di quasi il 6% in termini reali. Questo secondo i calcoli dei consumatori. Vale a dire – è la stima di Adusbef e Federconsumatori- che i consumatori hanno dovuto sostenere una spesa di oltre 1.700 euro in più - a quota 32 mila euro - rispetto al 2007. Il maggior rincaro è stato quello per la nettezza urbana che è volata a un +14,6% rispetto all'anno precedente, più in alto dei rincari delle bollette energetiche - gas e luce in primis - che, complice la corsa dell'oro nero, hanno registrato aumenti fino e oltre il 13%. A fare il bilancio del caro-tariffe 2008 sono i consumatori di ricordando che «solo nell'ultima fase dell'anno vi è stato un abbassamento dell'inflazione per la forte contrazione dei consumi». I capitoli che più hanno inciso sul potere di acquisto sono stati essenzialmente due: i costi per l'abitazione derivanti dagli aumenti «spropositati nel corso dell'anno dei prezzi del petrolio (luce,gas,acqua,rifiuti urbani) e quelli della spesa agroalimentare. Vivere, insomma. Secondo un'indagine della Fipe-Confcommercio, la federazione del pubblici esercizi, per venire incontro al ridotto potere d’acquisto dei consumatori il 30% dei ristoratori ha ridotto i prezzi del cenone-veglione di Capodanno che costerà in media 83,50 euro, cioè il 6,9% in meno rispetto al prezzo del 2007. Si stima che saranno quasi 5 milioni e mezzo le persone che sceglieranno il ristorante per consumare il cenone e stare con gli amici fino a notte inoltrata con una flessione quasi impercettibile (0,6%) sul 2007.

 

...................

 

IRES CGIL · Disuguaglianze in aumento: in 6 anni, operai e impiegati hanno perso 1600 euro Salari fermi nel 2008

Da Il Manifesto del 28 dicembre 2008

Sara Farolfi

Retribuzioni al palo nel 2008. Secondo le stime dell’Ires Cgil, che ieri ha anticipato i dati del rapporto che sarà diffuso a gennaio, l’anno in corso si chiuderà con una crescita delle retribuzioni - del 3,4% circa - sostanzialmente pari all’andamento del tasso d’inflazione. In altre parole, «retribuzioni ferme in termini reali», spiega Agostino Megale, segretario confederale Cgil. E a bocce ferme, senza considerare cioè la crisi internazionale che nel frattempo è precipitata sul paese, facendo esplodere le richieste di cassa integrazione (aumentata del 250% solo a novembre, secondo i dati dell’Istituto di previdenza nazionale) e la disoccupazione (al 6,1% secondo gli ultimi dati Istat). E’ la doppia faccia della crisi italiana, dove le conseguenze dello tsunami mondiale si abbattono su un paese che, in quanto a salari, si colloca agli ultimi posti nella classifica dei trenta paesi Ocse. Secondo l’Ires le retribuzioni nel 2008 saranno più alte di quelle del 2007 solo nominalmente (con una crescita del 3,4% quest’anno, e del 2,3% l’anno scorso): in termini di disponibilità reale e dunque di potere d’acquisto l’aumento è del tutto azzerato dall’inflazione. E quel che è peggio è che, in mancanza di interventi strutturali, le cose non potranno che peggiorare nel 2009, con le buste paga ulteriormente falcidiate dalla cassa integrazione. Ma c’è un altro elemento che emerge dai dati anticipati ieri, ed è il progressivo affinarsi delle disuguaglianze sociali. Aumenta infatti la forbice di reddito tra operai-impiegati e imprenditori-liberi professionisti. Tra il 2002 e il 2008, secondo l’Ires, le famiglie con a capo un lavoratore dipendente hanno perso circa 1600 euro; al contrario, le famiglie con a capo un imprenditore o un libero professionista hanno avuto un aumento di reddito pari a 9 mila euro circa. «Se a questa riduzione di disponibilità reale per i redditi medio bassi si aggiunge la mancata restituzione del fiscal drag, si capisce il calo dei consumi registrato in questi giorni», spiega Megale, che conclude: «Continueremo a insistere affinchè ciò che il governo non ha fatto fin qui lo faccia a partire dal nuovo anno riducendo il prelievo fiscale sui redditi da lavoro e da pensione in modo da potere rilanciare i consumi». E’ stata l’inflazione insomma a mangiarsi completamento gli aumenti delle retribuzioni. Secondo i calcoli di Adusbef e Federconsumatori, prezzi e tariffe sono aumentate nel 2008 del 6% in media (vedi box in alto). Senza considerare l’aumento delle rate dei mutui a tasso variabile che, trainate dall’Euribor (il tasso interbancario europeo), hanno comportato, sempre secondo Adusbef e Federconsumatori, aumenti mensili pari a circa 200 euro. Mail governo non sembra affatto preoccupato. Il premier Berlusconi rinnova gli inviti all’ottimismo e nega il calo marcato dei consumi natalizi (del 20% secondo i dati diffusi venerdì dalle associazioni dei consumatori): «Ho sentito il presidente dei commercianti, Carlo Sangalli, e mi ha detto che non c’è stato nessun calo. L’importante è essere ottimisti, tutto sta nelle nostre mani». Strano, perchè invece era stata proprio l’associazione guidata da Sangalli - Confcommercio - a parlare in un recente rapporto di un calo dei consumi per tre anni consecutivi (dello 0,5% a partire dal 2008 e per 2009 e 2010). «L’ottimismo a buon mercato del presidente del Consiglio si scontra con i dati della realtà - attacca l’exministro del lavoro CesareDamiano - Occorre agire con tempestività e con risorse aggiuntive rispetto a quanto previsto dal governo e l’intervento non deve riguardare solo il potere d’acquisto ma anche gli ammortizzatori sociali, per garantire soprattutto le tipologie di lavoro flessibili o che non dispongono di tutele». Secondo Pierluigi Bersani, «in una crisi come quella che stiamo attraversando diventa essenziale ridurre le tasse a chi guadagna meno».

 
< Prec.   Pros. >

page counter