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Ocse: in due anni 25 milioni di nuovi disoccupati PDF Stampa E-mail
martedì 23 dicembre 2008

OCSE · L’organizzazione chiede agli stati ulteriori misure In due anni, 25 milioni di disoccupati in più

Da Il Manifesto del 23 dicembre 2008

Anna Maria Merlo

PARIGI Il tempio della deregulation si guarda bene dal fare autocritica, ma indossa le vesti di Cassandra per predire un futuro più nero possibile: secondo il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, il numero dei disoccupati aumenterà il prossimo anno di 20-25 milioni nel mondo. Nella zona Ocse, che riunisce le 30 economie più ricche del mondo, il numero dei senza lavoro esploderà letteralmente: dovrebbe aumentare in un anno di 8-10 milioni, toccando nel 2010 42-44 milioni di persone. Gurria, in un’intervista radiofonica, ha dato ieri una versione pessimista dell’ultimo Outlook dell’Ocse, uscito a fine novembre, presentando i primi abbozzi di una nouvelle vague teorica, tutta attenta a sollecitare l’intervento degli stati. La zona Ocse è entrata in recessione nel quarto trimestre di quest’anno e questa situazione è destinata a prolungarsi per almeno i primi seimesi del prossimo, «e per molti paesi per lamaggior parte del 2009», ha aggiunto Gurria. «Prevediamo un recupero a fine 2009 e una debole crescita nel 2010». In sostanza, siamo «di fronte alla recessione più severa dopo l’inizio degli anni 80». Le previsioni dell’Ocse sono già state anticipate a fine ottobre dal Bit (Bureau internazionale del lavoro) che ha parlato di un aumento di 20 milioni di disoccupati, con un record di 210 milioni di senza lavoro nel mondo nel 2009. Tutti i paesi hanno studiato piani di rilancio. Ma la domanda di fondo è: serviranno a frenare la prevista esplosione della disoccupazione? L’aumento massiccio della disoccupazione è anche dovuto al fatto che tra i più colpiti c’è l’edilizia, un settore a forte presenza di manodopera. Gurria ha ricordato che «l’edilizia si è arrestata inmodo brutale», soprattutto in paesi dove c’era stato un facile boom, come la Spagna o l’Irlanda. L’automobile (e tutto l’indotto, come le industrie a monte, a cominciare dalla produzione di acciaio) sono anch’esse al centro della crisi. Per Gurria, l’Europa «ha ancora dei margini» sul costo del denaro, che puo’ abbassare – seguendo l’esempio di Usa e Giappone, arrivati praticamente a un tasso zero - «tanto più che l’inflazione diminuirà costantemente a causa della debolissima domanda». L’Ocse, fino ad ora così attento a suggerire lo stato leggero, ora incoraggia i paesi europei a fare di più per i loro piani di rilancio.Gurria ha suggerito ieri all’Unione europea di «andare al di là» dell’impegno intorno all’1,4% del pil, come hanno già fatto gliUsa (con un progetto equivalente al 5% del pil) o la Cina (15%). E sull’onda di questi incoraggiamenti, suggerisce agli stati di investire nella ricerca e nei prodotti «verdi», per favorire uno sviluppo tecnologico per la lotta contro il riscaldamento climatico. Il segretario generale dell’Ocse finge di stupirsi per «il fallimento della regolazione e della supervisione», che ha permesso l’ormai lunga sequenza che va dalla crisi dei subprime fino almago della finanza Madoff. Secondo la teoria nouvelle vague dell’Ocse, sciorinata da Gurria ieri, gli stati hanno «tardato ad agire». Ma per fortuna che c’èNicolas Sarkozy, si rallegra il segretario generale dell’organizzazione, che ha battagliato a favore di una più grande «cooperazione». Gurria passa così sotto silenzio il fatto che il famoso «piano di rilancio» europeo, di cui si è vantato Sarkozy è solo un’espressione verbale, poiché di fatto si tratta semplicemente dell’addizione dei vari interventi nazionali. La divergenza di vedute tra Francia e Germania (e la freddezza dei rapporti tra Sarkozy e AngelaMerkel durante il semestre di presidenza francese della Ue) non hanno favorito la progettazione di un piano comune. Inoltre, Gurria si guarda bene dall’andare a verificare con la lente di ingrandimento il contenuto effetivo dei rispettivi piani nazionali: Sarkozy ha vantato un intervento di 26 miliardi di euro in Francia, ma l’opposizione, oltre a criticare il fatto che è tutto concentrato sugli aiuti alle imprese e non fa nulla per sostenere i salari, ha calcolato che sarebbe già molto se ci fossero 10 miliardi di denaro fresco. Le critiche hanno colpito nel segno, perché da giorni si parla in Francia di un possibile «secondo piano di rilancio» già in primavera, se gli effetti del primo non si faranno sentire. Ma ieri, il neo-ministro che deve gestire il piano, Patrick Devedjian, ha smentito.

 
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