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Confindustria annuncia due anni di recessione PDF Stampa E-mail
mercoledì 17 dicembre 2008

da Il Manifesto - 17 dicembre 2008

Antonio Sciotto «Per la prima volta nel dopoguerra si verifica in Italia un biennio di recessione». Esordisce così l’ultima relazione degli Scenari economici di Confindustria, presentata ieri dalla presidente EmmaMarcegaglia. Le previsioni, segnala il centro studi dell’associazione, sono peggiorate nettamente in un solomese: il 15 novembre si indicava una crescita del pil negativa per lo 0,4% quest’anno e per l’1% nel 2009; secondo i dati di ieri, siamo già rispettivamente a -0,5% e -1,3%.

La ripresa si potrà vedere solo nel 2010 (+0,7%). Ha pesato più di tutto il crack della banca d’affari Usa Lehman Brothers, che ha «drammaticamente aggravato la crisi bancaria e finanziaria», e ha «quasi istantaneamente diffuso il panico all’economia reale, alle famiglie e alle imprese». Le ricadute sono molto pesanti nella società, e scorrendo il rapporto, infatti, ci si imbatte in un numero ancor più terrorizzante: gli industriali prevedono la perdita di almeno 600 mila posti di lavoro l’anno prossimo, mentre registrano le crescenti difficoltà di famiglie e imprese ad accedere a mutui e prestiti.

E’ il cosiddetto credit crunch, la chiusura dei cordoni da parte delle banche, in un avvitamento della sfiducia che passa da un settore all’altro, come di un cane che si morde la coda. Per questo ieri la Confindustria ha sollecitato il governo perché «concretizzi l’intervento a favore del capitale delle banche», finora solo annunciatoma evidentemente atteso invano. Marcegaglia ha attaccato anche le banche: l’erogazione del credito ha rallentato «bruscamente», e l’Abi, dal canto suo, si è difeso dicendo che non è vero: «L’erogazione è molto elevata», ha replicato il presidente dell’Abi Corrado Faissola.

Secondo la Confindustria, negli ultimi 2 mesi è rallentata l’erogazione dei mutui alle famiglie (-1,8% in ottobre, -4,8 miliardi di euro); per quanto riguarda le imprese: dal picco del +14,7% di ottobre 2007, si è passati a quest'anno a +8,4%, «oltre 6 punti di crescita in meno». Nel 2009 si prevede poi un «record» sul fronte occupazione: per la prima volta dal 1994, si avrà una diminuzione (-1,4%; rispetto al +0,3% di quest’anno; tornerà positivo, +0,8%, nel 2010).

Male anche la disoccupazione: se il 2008 si chiude con un 6,8%, l’anno prossimo balzerà all’8,4%, per riscendere nel 2010 (8%). Quanto alle famiglie, gli industriali vedono in arrivo un insperato «bonus» di ben 24 miliardi di euro, che però non sarà erogato dal governo,madal combinato del calo dei prezzi dell’energia e del tasso di interesse applicato dalla Bce: in soldoni, potrebbero essere in media (solo per quanto riguarda l’energia) 866 euro medi in più in tasca a ciascun nucleo familiare, ma non è detto - avverte Confindustria - che questi maggiori risparmi si traducano in consumi, dato il «prevalere dell’incertezza». E così se quest’anno i consumi hanno già segnato un triste -0,5%, l’anno prossimo si inabisseranno in un ben più pesante -1,4%. Per risalire a un +0,7% nel 2010.

Si dovrebbero raffreddare anche i prezzi: dal 3,4% di quest’anno (ma va ricordato che negli aumenti contrattuali gli industriali non offrono più di 2-2,2%, perché «depurano » dall’energia) si passerà all’1,7% nel 2009, per risalire al 2,1% nel 2010. Vanno segnalate, perché interessanti politicamente, le considerazioni rispetto alla spesa pubblica: gli industriali sono diventati fortemente keynesiani (tanto che gli Scenari si aprono con una citazione di Keynes e una del saggio Lao Tse: «Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto delmondo chiama farfalla»).

Spiegano che «solo la politica economica può ristabilire la fiducia » e che «la leva corretta da adoperare è la spesa pubblica in investimenti e ammortizzatori sociali». Inoltre - ineditamente - si segnala il pericolo che può nascere da un taglio avventato dei precari pubblici: «Il taglio dei costi nel pubblico impiego, previsto nella manovra, se attuato attraverso una diminuzione dei precari, potrebbe influire negativamente sulla produttività e la qualità della macchina amministrativa. Questa forza lavoro è sicuramente la parte più stimolata e spesso più dinamica e preparata del personale pubblico».

Insomma, Marcegaglia ieri dunque ha invocato un intervento più incisivo da parte del governo, non solo sul fronte banche, ma anche per il debito che le pubbliche amministrazioni hanno rispetto alle imprese (60-70 miliardi di euro): «Quanto fatto finora è insufficiente». E poi, ha chiesto all’esecutivo di convocare un tavolo con «tutte le forze politiche e sociali», per «ritrovare l’unità». Infine una «chicca»: Emma Marcegaglia si è detta d’accordo con Brunetta sull’età di pensione delle donne.

 
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