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Gelmini bocciata! PDF Stampa E-mail
venerd́ 12 dicembre 2008

da Il Manifesto - 12 dicembre 2008

Con l’acqua alla gola, il governo ha dovuto fare un gesto di distensione. Non certo spaventata da una Roma allagata come fosse Venezia con l’alta marea, ieri la ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini alla vigilia dello sciopero generale ha mostrato di arrendersi davanti alla forza dell’Onda. Almeno a parole, con un atto che politicamente è senza dubbio rilevante.

Anzi due atti: l’annuncio che il tanto contestato «maestro unico » alle elementari non sarà obbligatorio ma verrà attivato solo su richiesta delle famiglie (così come già suggerito dalla commissione cultura della camera); e lo slittamento al 2010/2011 della riforma delle scuole medie superiori.

È quanto scritto nero su bianco dall’esecutivo sul verbale stilato a conclusione dell’incontro che si è svolto ieri a Palazzo Chigi tra il sottosegretario Gianni Letta, i ministri Gelmini, Brunetta e Sacconi, i sindacati della scuola (Cgil, Cisl e Uil, Gilda e Snals) e i segretari generali diUil, Luigi Angeletti, e Cisl, Raffaele Bonanni. Un verbale che servirà da pro memoria per la riunione del Consiglio dei ministri di martedì 16 dicembre che dovrà tradurre gli impegni presi con il sindacato in provvedimenti legislativi. Una vittoria, dunque, sembrerebbe.

Dopo mesi di mobilitazioni, e soprattutto alla vigilia di uno sciopero generale che probabilmente porterà in piazza più di unmilione di persone. Però. C’è più di un però, e riguarda i tagli voluti da Tremonti previsti dalla legge 133. Che fine faranno? L’interrogativo sorge spontaneo e non è di poco conto, perché se ilministro dell’Economia non fosse disposto a rimettere in discussione gli 87.400 tagli all’organico del personale docente sarebbe una vittoria di Pirro. Infatti a sera, malgrado il governo si sia impegnato a «costituire un tavolo permanente di confronto per ricercare le possibili soluzioni a tutela del personale precario della scuola», è la stessa ministra Gelmini a dichiarare con toni trionfanti: «Superato alle elementari il cosiddetto modulo».

Fa riferimento al modello didattico basato sulle compresenze di maestre, che prevede tre insegnanti ruotare su due classi: «La responsabilità del percorso formativo e didattico nella scuola elementare resta in capo a un unico docente», precisa Gelmini che considera l’accordo come una «proposta che per i suoi contenuti può essere definita storica». «Dopo tanti anni di discussione, verrà portata in Consiglio dei ministri martedì prossimo una riorganizzazione organica dell'offerta formativa della scuola italiana», ha annunciato ieri a fine incontro.

E ancora: «Questo modello didattico che supera l'organizzazione del modulo - aggiunge Gelmini - può essere declinato con l'opzione a 24 ore nel caso in cui il docente sia in grado di insegnare tutte le materie previste e quindi anche l'inglese, oppure a 27 ore con l'utilizzo di tre ore aggiuntive per l'insegnante di inglese e di religione, e in ogni caso non ci sarà compresenza in classe. Le famiglie potranno scegliere tra 24, 27 e 30 ore di lezione settimanali oppure il tempo pieno di 40 ore. Con l'eliminazione delle compresenze ci saranno più classi che faranno tempo pieno». Insomma, «un gran pasticcio, messo su solo per sollevare tanto fumo», almeno secondo Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas, che comunque incassa il successo di «un movimento unitario, dalla materna all’università, che ha costretto il governo ad una mezza marcia indietro». Un pasticcio perché sembrerebbe che il governo lasci aperte tutte le possibilità, ma in realtà garantisce il tempo di 40 ore solo nelle scuole d’infanzia.

Alle elementari, invece, «nelle classi funzionanti a tempo pieno saranno assegnati due docenti per classe», si legge in un resoconto per punti del verbale. Un passo avanti, invece, è la decisione di congelare l’incremento del numero di alunni per classe, e altrettanto ben accolta da tutti la promessa del governo di tutelare «il rapporto di un docente ogni due alunni disabili». Ma molti, Cobas compresi, mettono in guardia anche rispetto alla riforma dei licei e degli istituti tecnici che, per quanto rinviata al 2010/2011, prevede una riduzione dell’orario scolastico, tagli agli ordinamenti che porteranno da 39 a 11 gli indirizzi degli istituti tecnici, e ridimensionamento del numero dei docenti.

E la Cgil fa notare che almeno sulle primarie «rimangono alcune ambiguità» perché, come spiega il segretario di Flc-Cgil Mimmo Pantaleo, «sono state recepite alcune rivendicazioni sindacali ma non viene cambiato totalmente l’impianto della manovra». Cisl e Uil invece esultano e Massimo Di Menna, segretario generale Uil Scuola, annuncia che «ora vigileremo che gli impegni assunti si traducano in atti concreti». E perfino Veltroni va all’incasso: «Vedo che il governo sulla scuola fa una completa marcia indietro. Ora tutte le prediche che ci avevano fatto, le lezioncine rivolte a noi e a quanti osavano criticare, che fine hanno fatto?». La pensa così anche il ministro ombra Mariapia Garavaglia e la responsabile scuola del Pd, Maria Coscia, che però più prudente aggiunge: «Non è chiaro se, come sarebbe consequenziale, con le scelte di oggi si sospendono anche i tagli. Se così non fosse ci troveremmo di fronte all’ennesima operazione di facciata».

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Scuola, Gelmini fa marcia indietro: riforma solo dal 2010 e maestro unico 'facoltativo'

da L'unita.it - 12 dicembre 2008

Berlusconi non ha potuto fregarsene, come aveva detto più volte, della voce della piazza. E lo sciopero del 30 ottobre scorso aveva dato un chiaro messaggio al premier: no alla riforma della scuola, soprattutto no al maestro unico. Così, ecco che arriva un primo tentennamento del governo di destra. Slitta al primo settembre 2010 l'applicazione della riforma Gelmini del secondo ciclo, inizialmente prevista per settembre dell'anno prossimo. La Gelmini, che già era passata da tempo a parlare di ministro “prevalente” e non più “unico”, ha cercato di motivare la sua scelta «per dare modo alle scuole e alle famiglie di essere correttamente informate sui rilevanti cambiamenti e sulle innovazioni degli indirizzi: in particolare sul secondo ciclo si aprirà un confronto con tutti i soggetti della scuola sull`applicazione metodologico-didattica dei nuovi regolamenti». «La riforma ha come obiettivo quello di modernizzare l’offerta formativa in Italia ed è il risultato del lavoro di questo governo e dei precedenti ministri Moratti e Fioroni», ha fatto sapere il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca.

A settembre 2009 partirà invece comunque la via riforma di medie e superiori (primo ciclo). Il provvedimento, avverte il Ministero, sarà portato in Consiglio dei Ministri il 18 dicembre. La riforma del sistema dell`istruzione e degli ordinamenti scolastici è stata presentata ai sindacati confederali, riuniti a palazzo Chigi con il ministro Gelmini ed il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. «Sul secondo ciclo - spiega il Miur - si aprirà un confronto con tutti i soggetti della scuola sull`applicazione metodologico-didattica dei nuovi regolamenti: i punti principali della riforma sono lo snellimento e la semplificazione degli indirizzi scolastici, più legame tra le richieste del mondo del lavoro e la scuola, il riordino degli istituti tecnici e più opportunità per le famiglie».

«In particolare saranno messe a regime le migliori esperienze delle sperimentazioni, l`aumento dello studio della lingua inglese, l`aumento delle ore scientifiche e di matematica, la riforma degli istituti tecnici che passano da 39 a 11 e la riorganizzazione del sistema dei licei». Ma dall'incontro con i sindacati sono arrivate altre importanti novità, che segnano, di fatto, un dietro front dell'esecutivo sui provvedimenti da attuare nella scuola ementare. Da quanto risulta dal verbale conclusivo dell'incontro svoltosi a Palazzo Chigi tra i sindacati della scuola (Cgil, Cisl e Uil, Gilda e Snals), il sottosegretario Letta e i ministri Gelmini, Brunetta e Sacconi, il governo ha recipito, in parte, le richieste del mondo della scuola sul "masetro unico" e sul tempo pieno, presentando una bozza di documento che, sostanzialmente, farebbe restare la scuola dell'infanzia così com'è.

Salta infatti il "maestro unico" alle elementari (con impegni di 24 ore settimanali) che si trasforma in "maestro prevalente". Come era stato chiesto dalla commissione Cultura della Camera l'orario settimanale di 24 ore sarà solo una opzione che le famiglie potranno chiedere accanto alle 27 e alle 40 ore. Nessuno obbligo, quindi, per le scuole: il contestatissimo "maestro unico" sarà attivato su richiesta dei genitori. Inoltre, non verrebbe più innalzato il numero massimo di alunni per classe. Il governo, sempre secondo le stesse fonti, sarebbe infine disponibile ad aprire un tavolo sul precariato, con la possibilità la possibilità di estendere ai dipendenti della scuola gli sgravi fiscali sulla retribuzione accessoria. La marcia indietro del governo non ha comunque soddisfatto Flc Cgil e Cobas, che hanno confermano lo sciopero generale di venerdì 12 dicembre.

A ribadirlo è stato lo setsso segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, secondo il quale l'apertura odierna del governo rispetto al piano gelmini «non incide sullo sciopero generale di domani indetto dal nostro sindacato. Anche perchè siamo solo di fronte all'inizio di un dialogo, di un processo di confronto». «Del resto - ha ricordato Pantaleo - nonostante gli impegni presi restano delle ambiguità di fondo, per esempio sulla scuola primaria», dove «con tutti questi moduli da 24, 27, 30 e 40 ore sembra di essere al supermercato». Per Pantaleo, inoltre, «ci sono questioni ancora aperte, come quella sull'edilizia scolastica, che attendono ancora una risposta. Vigileremo poi sulla messa in atto degli impegni presi dall'esecutivo». Un'operazione di «ingegneria della mistificazione» quella fatta dalla sinistra che vorrebbe attribuire al ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini un dietrofront sulla scuola. Così il ministro ha definito la «rete della disinformazione», in un'intervista a La Stampa. In realtà, secondo la Gelmini, l'opzione data alle famiglie per scegliere il maestro unico c'era già sei mesi fa, in base agli orari, 22, 24, 30 o 40 ore, se si tratta del tempo pieno.

«Un docente ha un orario di lavoro di 22 ore - spiega il ministro - se si sceglie di adottare l'orario di 24 ore quella classe avrà un maestro unico, più due ore fatte da quelli di materie specialistiche come religione o inglese». La scelta spetta alla famiglia «la scuola deve solo fornire la possibilità di aderire a più modelli». Nessuno stop anche per la riforma delle superiori, «procederò nelle prossime settimane - aggiunge la Gelmini - a varare i provvedimenti relativi» e sullo slittamento al 2010 dice: «ho deciso di dedicare più tempo ad una campagna di informazione presso le scuole e le famiglie sulle novità di questa riforma». Intanto, sul fronte dell'università, il decreto Gelmini è stato licenziato senza modifiche dalla commissione Cultura della Camera. I deputati hanno votato il mandato al relatore Stefano Caldoro e da lunedì prossimo il testo, così come è uscito dal Senato, andrà all'esame dell'Aula per il via libera definitivo. «Entro il 18 dicembre il decreto dovrebbe essere convertito», ha spiegato Valentina Aprea, presidente della commissione Cultura. Non si profila, almeno per ora, un ricorso al voto di fiducia.

 
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