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Morire a ventanni di lavoro PDF Stampa E-mail
mercoledì 10 dicembre 2008
Dei cinque omicidi bianchi avvenuti ieri, ben tre si sono verificati in Lombardia. Alla TenarisDalmine e in una cava del pavese le vittime avevano vent’anni. Poco si sa del sommozzatore deceduto a San Pellegrino (ancora in provincia di Bergamo) nel fiume Brembo, nei pressi di una diga. In un cantiere a Santa Giustina (Belluno) è morto un operaio di 37 anni, schiacciato da una paratoia di acciaio. Ad Amatrice (Rieti) un morto e due feriti per lo smottamento di scavo fognario.

Prognosi riservata per un lavoratore caduto dentro una betoniera in un cantiere di Igea marina (Rimini). Gravi anche le condizioni di un operaio precipiato dal tetto di un capannone a Brescia Appena ricordato il primo anniversario della strage alla ThyssenKrupp, è cominciata così la settimana che corre verso lo sciopero generale di venerdì, indetto dalla sola Cgil. La piattaforma dello sciopero chiede «più lavoro, più salario, più pensioni, più diritti» per fronteggiare la crisi economica. Non nomina il bisogno di «più sicurezza» nei luoghi di lavoro.

La cronaca s’incarica di ricordare che quello purtroppo è un tema sempre d’attualità. Sotto i fendenti della crisi, il tema rischia di sbiadire nella sensibilità dei lavoratori, dei sindacati, dell’opinione pubblica. Nel nostro piccolo cerchiamo di fare il possibile perché questo non succeda. Aveva 21 anni e faceva l’autista Cesare Bertelli, morto alle 8 di ieri mattina in una cava di ghiaia e sabbia a Torretta di Galliavola (Pavia). Era in piedi sul pianale del suo camion per fare un piccolo lavoro di manutenzione. Il cassone ribaltabile si è abbassato all’improvviso e l’ha schiacciato.

Alla Tenaris Dalmine Sergio Riva, interinale di 20 anni, è stato schiacciato da un «convogliatore», un grosso imbuto in cui entra la billetta per fare i tubi. Affiancato da un operaio più esperto, a impianto fermo, il giovane stava cercando di togliere una spina d’acciaio che ostruiva il convogliatore. Per ragioni ancora da appurare, quest’ultimo è precipitato e l’ha travolto. Era l’una emezza di notte.Quanto ha influito la condizione di lavoratore «in affitto» nella tragica morte di Sergio Riva? Parecchio, sostengono i sindacalisti che sanno bene quanto la condizione di precarietà, l’inseguire un contratto a tempo indeterminato, provochi una maggiore disponibilità a correre dei rischi.

Sergio lavorava come interinale alla Tenaris da 12mesi, senza interruzioni. In base a un accordo aziendale, avrebbe dovuto essere assunto in pianta stabile. Invece l’azienda si è limitata a prorogare di 6 mesi il contratto da interinale a lui e alla trentina di giovani nelle sue stesse condizioni. Una settimana fa, per richiamare l’azienda ai patti, tutta la fabbrica aveva scioperato. Ed è tornata a farlo ieri, per otto ore, dopo la morte di Sergio. Gli altri stabilimenti della Tenaris (Costa Volpino, Arcore, Piombino) si sono fermati per due ore. La Tenaris a Dalmine conta 2.300 dipendenti.

A questi si aggiungono 150 interinali (200 in caso di picchi produttivi) «somministrati » dall’Adecco e dalla Gi-Group, che hanno loro postazioni dentro stabilimento siderurgico. «La Tenaris è l’azienda su cui abbiamomaggiormente battuto per la sicurezza », afferma Mirco Rota, segretario della Fiom di Bergamo. Gli investimenti sono stati ottenuti, la formazione viene fatta, ogni venerdì pomeriggio tutti possono partecipare al gruppo di lavoro che analizza quanto è successo nei vari reparti sotto il profilo della sicurezza.Ma la precarità «vanifica » questo impegno. L’interinale, o per scarsa esperienza o per ottenere l’agognata assunzione, è «disposto a tutto». Ovviamente, non è colpa sua, ma di regole pensate apposta per rendere deboli e ricattabili i precari. Che infatti, quantifica l’Inail, si infortunano più dei lavoratori «fissi».

Se poi sono anche immigrati, il rischio è doppio. «Chi lavora tramite agenzia corre spesso il rischio d’essere mandato in produzione, magari in posti e con mansioni di volta in volta diversi, senza formazione o con una preparazione generica e superficiale», commentano i sindacati degli atipici (Nidil- Cgil, Alai-Cisl e Cpo-Uil) di Bergamo. «Continua la strage», constata il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, «il governo mandi gli ispettori contro l’uso disinvolto degli interinali nelle aziende a rischio ». L’infortunio mortale alla Dalmine conferma che «la precarietà è fonte di rischio drammatico per la salute e la vita dei lavoratori».

Paola Agnello Modica, della segreteria nazionale della Cgil, trae spunto dal quotidiano bollettino degli infortuni per attaccare governo e imprese che, un mattone dopo l’altro, stanno demolendo il "Testo unico" sulla sicurezza, approvato dal centrosinistra. «Con quale coraggio ilministro Sacconi e Confindustria vogliono manomettere le normative sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro? Davvero pensano che allentando le regole e competendo al ribasso di esca meglio dalla crisi?». Il riferimento e all’ipotesi d’avviso comune che smonta il "Testo unico" (lo ha rivelato in anteprima venerdì scorso il manifesto). Cisl e Uil firmeranno pure quello?

 
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