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marted́ 09 dicembre 2008

Finalmente l’innovazione: licenziati via mail o a voce

Da Il Manifesto del 9 dicembre 2008

Francesco Piccioni

Siamo in tempi di crisi, lo sappiamo tutti. E veniamo investiti di imperiosi appelli a «stare tutti insieme», a «privilegiare il bene del paese». Tutti sulla stessa barca, insomma. Poi accade che lavori in Alitalia e che stiano per cederti a una sigla che non è ancora non è nulla (Cai), dimezzando il personale (da 18.500 a 10.250, forse), e ti arriva una mail con un allegato pdf pieno di cordialità che ti dice: «Le comunichiamo che a far data dal ... dicembre 2008, il Suo rapporto resta sospeso ed Ella viene posto/a in Cgis del relativo trattamento... Qualora Ella percepisca qualsivoglia prestazione a carico degli Enti previdenziali e assistenziali per il tramite del Datore di lavoro (es. assegni familiari...), vorrà direttamente rivolgersi agli stessi Enti erogatori al fine di ottenere quanto di Sua pertinenza». I «distinti saluti» in automatico precedono la firma di Augusto Fantozzi, commissario straordinario. Giù dalla barca, senza tante chiacchiere. Contemporaneamente, ai sindacati, arrivava un’altra mail per sancire che «nell’impossibilità di addivenire ad una condivisione con le Organizzazioni Sindacali e le Associazioni Professionali in ordine all’applicazione delle norme legali e regolamentari che disciplinano il rapporto di lavoro di ciascuna categoria», a far data da oggi la compagnia applicherà una regolamentazione del lavoro decisa unilateralmente. Con pesanti ricadute sulla vita quotidiana dei dipendenti temporaneamente in servizio. Il tutto in un clima da ultimi giorni di Pompei, con persone ufficialmente in cigs dalla mezzanotte di ieri ma «comandata» per prendere servizio oggi (addirittura illegale, visto che verrebbe a mancare persino la copertura assicurativa). Altri che neppure ricevono la mail, ma vengono «licenziati » a voce dall’ufficio turni, cui sono abituati a rivolgersi quando vengono messi in «riserva». Inutile aggiungere che questa modalità contravviene persino alle procedure stabilite da un «accordo » che solo quattro sindacati su nove avevano sottoscritto. Non fa nulla, sembra di capire, perché tanto il governo offre una copertura illimitata agli arbitri della nuova amministrazione (che ancora non ha neppure comprato davvero la compagnia, ma intanto ne determina le decisioni). L’unica cosa certa è che all’indomani dell’ingresso di Cai partiranno migliaia di cause di lavoro, perché quello che avvenendo – con la complicità silente dei quattro sindacati firmatari (Filt-Cgil, Cisl, Uilm Ugl) – è assolutamente senza precedenti. E non previsto, o espressamente vietato, dalle leggi italiane. L’impressione è che il commissario stia addirittura mettendo in cigs più personale del necessario, in modo da non rischiare di «sforare » la cifra fissata per le perdite in capo a Cai dal 1 dicembre. L’altro elemento abbastanza chiaro è che le lettere di Cigs sono di due tipi: una fino al 31 dicembre e l’altra senza indicazioni temporali. Senza voler passare per maligni, una spiegazione plausibile è che le prime siano state inviate a chi in qualche misura è considerato «utile» per la Cai, le seconde – invece – a quelli considerati «sbarcabili ». Anche questo punto non è indolore: significherebbe che gli archivi del personale sono stati messi a disposizione della nuova società – ricordiamolo ancora: l’acquisto non è ancora avvenuto – pur contenendo «informazioni sensibili» sui singoli dipendenti (non solo l’iscrizione a un sindacato, e quale, ma anche pratiche di divorzio, affidamento dei figli; insomma, il quadro completo del vissuto delle singole persone). Sul fronte societario, invece, sembra ormai confermato che dalla «cordata dei patrioti»siano definitivamente usciti l’armatore Aponte e il fondo Clessidra. Mentre a sostituirli sono stati chiamati Antonio Angelucci (cliniche e giornali di entrambi gli schieramenti, deputato forzista), Edoarda Crociani (ex presidente Vitrociset, vedova di Camillo, imputato illustre dello scandalo Lockheed) e Achille D’Avanzo (immobiliarista napoletano, alla testa di Solido Group). Mercoledì, invece, Roberto Colaninno vedrà a Milano Jean-Cyril Spinetta, a.d. di Air France. Per cedergli la «cloche» della compagnia in cambio di una partecipazione del 20%, pari a soli 200 milioni. Che salvataggio!

 
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