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Telecom taglia. Fuori novemila PDF Stampa E-mail
giovedì 04 dicembre 2008

da Il Manifesto - 4 dicembre 2008

Sara Farolfi

Erano 5 mila a settembre, da ieri se ne aggiungono altri 4 mila. Complessivamente 9000 posti di lavoro - quasi il 20% della forza lavoro - bruciati nell’arco di tre anni. La batosta Telecom arriva dalla City di Londra dove l’amministratore delegato dell’azienda, Franco Bernabè, ha presentato ieri il piano industriale 2009 - 2011 alla comunità finanziaria.

Un piano lacrime e sangue, che riflette una situazione «grave e insostenibile», lascito di una gestione passata a dir poco scriteriata che si può così riassumere: «Tanta finanza e poca industria, tanto in dividendi pochissimo in investimenti ». Ma chi dovrà pagare la crisi di Telecom è già scritto.

«Forse è peggio del 2000», corre voce tra i lavoratori. Difficile dimenticare l’anno della «madre di tutte le privatizzazione», l’acquisizione a debito degli italici «capitani coraggiosi », di cui ancora oggi si pagano i costi. Non è Alitalia solo per un perimetro aziendale (e occupazionale) decisamente più largo. Ma i numeri sono impietosi: in tre anni l’organico passerà da 64.100 unità a 55.100. Su 5 mila esuberi, su base volontaria, azienda e sindacati hanno siglato un accordo a settembre.

Firmarono i tre sindacati confederali, con una netta riserva della Cgil sul piano industriale allora anticipato dall’azienda. «Non firmammo quella parte dell’accordo perchè non erano chiare le politiche industriali a cui pensava l’azienda», dice Emilio Miceli, segretario generale Slc Cgil. Ieri, la schiarita. Entro il 2008 usciranno 2mila lavoratori, altri 3mila nel 2009.

E fin qui siamo alle uscite su base volontaria oggetto dell’accordo sindacale. A cui si aggiungono altri 4mila licenziamenti (quelli anunciati ieri a Londra che, è il timore, non saranno su base volontaria), 2 mila nel 2010 e altrettanti nel 2011. «Inaccettabile», suonano all’unisono i commenti dei tre sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil). Inaccettabile che Telecom annunci «la crescita dei ricavi, l’incremento dei margini e la riduzione del debito e insieme dia avvio ad altri 4 mila licenziamenti» (Cisl); inaccettabile «la disdetta degli impegni presi» (Uil); inaccettabile infine l’idea per cui «prima si taglia poi si rilancia» (Cgil). Chi, come i Cobas, già a settembre aveva espresso forte contrarietà al piano prospettato parla oggi di «una vergogna » e annuncia, per il giorno dello sciopero generale (il 12 dicembre), un presidio sotto la sede romana della compagnia. In assenza di un piano strategico di rilancio, i sindacati promettono comunque battaglia.

E il malumore, dettato soprattutto dai timori sui costi pubblici dell’operazione, serpeggia anche nella compagine governativa. Dice Maurizio Sacconi, ministro del lavoro: «Guarderemo con molta attenzione questo ulteriore programma di ristrutturazione della società, per vedere se sia davvero necessario alla sopravvivenza e alla crescita di Telecom. La generosità degli ammortizzatori sociali non deve incoraggiare una facile espulsione dei lavoratori, se non in presenza di un’esigenza incontenibile per la sopravvivenza della società stessa». Nei termini di «un piano irrevocabile », parla anche chi le stanze aziendali le conosce bene. La gravità della situazione viene ricondotta al lascito delle passate gestioni.

Il debito - 37miliardi di euro, ancora lì dagli anni della privatizzazione - grava come una mannaia sull’operatività dell’azienda. Un problema mai risolto (forse anzi aggravato) dalla gestione Tronchetti Provera che, complessivamente, ha distribuito in dividendi una cifra pari circa a 20-22 miliardi di euro. Sottratti anche agli investimenti, cosa che oggi si fa sentire in termini di perdita di redditività. Un timore si fa strada: «Non è detto che basti questo piano». Trovare spazi per rifinanziare il debito è, in tempi di crisi acuta, «decisamente più difficile. Tagli, contenimenti e ridimensionamenti, questo è il piano industriale annunciato dall’ad Franco Bernabè a Londra.

Esclusa l’ipotesi di un aumento di capitale: i grandi azionisti che controllano la compagnia (la cordata italo-spagnola Telco che con il patto di sindacato controlla il 23,6% di Telecom) non sembrano disposti a diluire la propria quota. Ne esce il quadro di un’azienda decisamente più piccola e concentrata: la voce «dismissione degli asset non core», da cui Telecom conta di ricavare 3 miliardi di euro (a cui si aggiungono i 2 miliardi da «contenimento costi»), comprende di fatto tutto: banda larga europea, ossia la tedesca Hansenet e l’olandese BBNed; Ti Sparkle che opera nella connettività a banda larga; e il 27% detenuto nella cubana Ectesa. Restano: il mercato domestico e il Brasile (su cui Telecom punta), con un occhio di riguardo all’Argentina (per il controllo della holding a monte di Telecom Argentina).

Obiettivo, nei tre anni, è arrivare a un contenimento del debito di almeno 5 miliardi e a una crescita dei ricavi pari al 2% all’anno. Sempre che gli azionisti rinuncino ai lauti dividendi a cui sono abituati. Ma di questo ieri Bernabè non ha parlato, posticipando la decisione alla riunione del 27 febbraio. Resta aperta anche la questione della rete infrastrutturale. «Nessuno scorporo perchè indebolirebbe la posizione strategica costruita negli anni», su questo l’amministratore delegato ha parlato molto chiaro, «la nostra risposta rimane Open Access». In altre parole, una separazione funzionale tra la compagine societaria dell’operatore telefonico e quella della rete infrastrutturale, su cui dovrà pronunciarsi a breve l’Agcom (l’autorità garante per le telecomunicazioni).

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Telecom, 4mila esuberi in Italia lo prevede il piano triennale

daRepubblica.it - 4 dicembre 2008

LONDRA - Per Telecom ci sono quattromila nuovi esuberi in Italia. Il piano triennale dell'azienda, prevede un "ulteriore intervento di riduzione degli organici sul perimetro domestico", pari a "4 mila unità oltre alla già prevista riduzione di 5 mila risorse entro il 2010". E' quanto si legge nel comunicato diffuso a mercati chiusi prima della presentazione a Londra, del piano industriale alla comunità finanziaria, da parte dell'ad Franco Bernabè. La compagnia telefonica ieri ha approvato il piano industriale 2009-2011 Telecom Italia, inoltre, prevede di cedere alcune attività non strategiche: l'operazione porterà nelle casse della società fino a 3 mld di euro.

Come spiega Franco Bernabè, "le attività non coerenti con le prioritá geografiche ed industriali del piano saranno gestite in un'ottica di valorizzazione finalizzata alla dismissione, quando le condizioni di mercato lo consentiranno". Nel mercato domestico Telecom Italia punta a tornare alla crescita dei ricavi, prevedendo per il 2009-2011 un aumento medio annuo dello 0,2%.

"Il primo obiettivo del piano 2009-2011 sul mercato domestico - afferma Telecom - è l'inversione del trend dei ricavi nel 2010 grazie alla crescita dei ricavi da servizi innovativi (BroadBand e business adiacenti) che al 2011 rappresenteranno circa il 28% dei ricavi domestici totali". Il piano industriale punta anche a ridurre i costi a livello di gruppo e "individua sette aree di intervento secondo un modello Lean Company, per l'aumento dell'efficienza che porteranno a una riduzione complessiva di costi ed investimenti, a livello di gruppo, di circa 2 miliardi di euro nel 2011, con il conseguimento di oltre il 40% delle efficienze già nel corso del 2009: tre programmi relativi alle infrastrutture: IT, Network Operations, Building & Energy che riguardano interventi di semplificazione e razionalizzazione, con efficienze complessive per ca. 0,8 miliardi di euro di cash cost".

 
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