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DECRETO ANTI-CRISI · Riduzione delle detrazioni che passano dal 55% al 36% PDF Stampa E-mail
marted́ 02 dicembre 2008

Il governo taglia i fondi per le energie rinnovabili

Da Il Manifesto del 2 dicembre 2008

Maurizio Galvani

Colpo grosso e gobbo da parte del governo. L’articolo 29 del decreto anti-crisi, approvato venerdì scorso, contiene la norma per la quale è obbligatorio l’assenso da parte dell’Agenzia delle entrate quando si vuole ottenere il bonus sul risparmio energetico pari alla detrazione del 55% della spesa. Compare, infatti, nel provvedimento, il cosiddetto «silenzio-rifiuto» ovvero è certo che - qualora l’Agenzia delle entrate non abbia risposto positivamente entro 30 giorni - la richiesta verrà rigettata e non viceversa (silenzio-assenso). C’è di peggio e di più: i fondi, oltre i quali non saranno accolte più le domande sono 82,7 milioni di euro per l’anno 2008, 185,9milioni per il 2009 e 314,8 milioni per l’anno 2010. Le detrazioni, in genere, sono spalmate su 3 e 10 anni (così come vogliono pagare i soggetti contribuenti) e pertanto dalla misura non si comprende se la cifra predisposta corrisponderà al periodo del triennio preso in esame oppure all’ammontare complessivo che lo stato è disposto a sborsare. L’ipotesi più sicura è quella secondo la quale si potrà ottenere una detrazione che arriva non più al 55% della spesa bensì al 36% del totale che sarà comunque pari a circa 48 mila euro e non più 54 mila fino ad un massimo di circa 181 mila euro. Questo decreto-legge prevede, inoltre, che la richiesta venga fatta per via telematica con un’istanza presentata all’Agenzia delle entrate; con la decorrenza 15 gennaio 2009 fino al 27 febbraio 2009, per spese affrontate nel 2008 e, dal 1°giugno e fino al 31 dicembre, per gli altri due anni. Poichè, è certo, che le prime domande verranno analizzate non prima di metà gennaio del 2009 c’è da aspettarsi il caos ed un ingorgo. Possibili altri strazi e l’insorgere di questioni burocratiche, tutti impedimenti che scoraggeranno coloro che vogliono fare la domanda.Un altro danno sull’ambiente oltre agli aiuti che vengono già dati ai petrolieri, per la realizzazione degli inceneritori o peggio per legalizzare la truffa dei Cip6. Si tratta complessivamente di 30 miliardi di euro, sottratti al finanziamento dell’energie rinnovabili. Questa misura cambia completamente rotta e penalizza chi in questi anni ha voluto riqualificare le opere pubbliche e residenziali con l’installazione di pannelli solari o le caldaie a condensazione. Avranno meno incentivi per orientare l’investimento economico per le risorse alternative. «Cambio di registro rispetto a quanto è stato fatto - denuncia l’Adiconsum - con le due leggi finanziarie precedenti del 2007 e del 2008». Sottolinea sempre Adiconsum: «Si sono risparmiati 1800 milioni di euro nel 2008 a fronte della mancata emissione di oltre 68.000 tonnellate di Co2». Il governo è alfiere nella lotta contro la difesa l’ambiente e per la riduzione di emissioni di Co2. Siamo i soli in Europa ad opporci alla piena applicabilità del protocollo di Kyoto insieme alla Polonia e all’Ucraina. Pagheremo le multe per non aver rispettato alcune regole e Berlusconi, in questo momento di crisi, continua a fare cose differenti da quelle che decidono Germania, Inghilterra e Francia. Non manca molto perchè in sede Ue venga varata la norma che prevede l’obbligo di raggiungere il 20% di energie rinnovabili e il 20% di miglioramento della efficienza. Questo imbroglio colpisce sia le famiglie che le imprese artigiane che il governo sbandiera di voler difendere. Le cifre parlano chiaro e la Cna (Confederazione artigianale) sottolinea che «in due anni, sono state presentate oltre 230 mila domande per interventi in questo settore che hanno contribuito ad un giro d’affari pari a 3,3 miliardi di euro di investimenti ». Con il recente Decreto ed i limiti di spesa imposti si arriverà a coprire appena un quarto degli interventi previsti dalle famiglie e si avranno più consumi energetici e meno risparmio. Un’inchiesta stabiliva che si è speso un 30-40% in meno sulla bolletta, più di più quanto si potrebbe ricavare dal bonus del governo.

 
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