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Le misure anti-crisi del governo PDF Stampa E-mail
lunedì 01 dicembre 2008

Image .Sono bastati solo 10 minuti al consiglio dei Ministri per varare la cosiddetta manovra anti-crisi. Ma far presto non equivale automaticamente a fare bene. Tutti d’accordo quindi i Ministri nel rispondere praticamente con un “nulla di fatto” alla inadeguatezza di salari e stipendi e alla perdita del lavoro di centinaia di migliaia di precari e non solo.

L’una tantum da 200 a 1000 euro riguarderà infatti una platea di destinatari alquanto ristretta: pensionati con redditi bassi ed evasori fiscali conclamati. Un’elemosina per i precari, nulla per i lavoratori dipendenti che, pur avendo redditi che non consentono più di arrivare a fine mese, non rientrano nei “ristretti” criteri previsti dal Governo.

Confindustria valuta positivamente le misure adottate dal governo pur definendole insufficienti ma si sa .. i padroni non si accontentano mai. Viceversa non si capisce per quali ragioni i sindacati che hanno proclamato lo sciopero generale del 12 dicembre dovrebbero revocarlo. Forse alla Cgil, impaziente com’è di tornare al tavolo delle trattative sul nuovo modello contrattuale, sarebbe bastato poco per revocarlo. Forse perfino un segnale limitato come una parziale riduzione della tassazione delle tredicesime avrebbe fatto al caso.

Ma quella non sarebbe stata comunque la risposta adeguata ad affrontare il vero problema delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti e delle loro famiglie perché per arrivare a fine mese servono aumenti veri e contratti che li prevedano, non elemosine occasionali!

Per questo le ragioni dello sciopero generale del 12 dicembre indetto dai sindacati di base – SdL intercategoriale, Conf. cobas e Cub – in continuità con quello del 17 ottobre scorso, rimangono valide, anzi escono rafforzate dalle scelte governative. Restano la legge 133 (la finanziaria estiva) e la legge 169 (ex-decreto Gelmini) e quindi i tagli alla scuola, all’università, alla ricerca, restano il progetto di privatizzazione delle università insieme a quello della distruzione dell’istruzione pubblica contro cui si sono riempite le piazze in ogni angolo del paese.

Restano senza di che campare le centinaia di migliaia di precari espulsi o in via di espulsione dalle aziende private e dalle pubbliche amministrazioni.

Resta la necessità di far ritirare a Cisl-Uil e sindacati autonomi le firme apposte su rinnovi contrattuali come quelli dei dipendenti pubblici o del commercio che accettano di fatto un’ulteriore riduzione del potere d’acquisto delle retribuzioni e il peggioramento delle condizioni normative. Resta la necessità che anche la Cgil ritiri la propria firma da quell'inaccettabile e pericoloso precedente rappresentato dall’accordo sottoscritto con Cai che calpesta elementari criteri di solidarietà sociale oltre che le più basilari regole della democrazia e della rappresentanza sindacale.

Il 12 dicembre è l’occasione per tutti i lavoratori pubblici e privati, per i precari, gli studenti medi e universitari per scioperare in modo generalizzato, per fermare il paese, per tornare nelle piazze a ribadire che: noi abbiamo già dato! Lo abbiamo fatto anche in tempi di vacche grasse per i padroni e gli evasori fiscali: ora la crisi la paghi chi non ha mai pagato!

 

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