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Ecco la social card: 40 euro al mese e briciole ai lavoratori PDF Stampa E-mail
venerd́ 28 novembre 2008

Marea di critiche. Ferrero: «Elemosina di Stato». Ecco la social card: 40 euro al mese e briciole ai lavoratori

Da Liberazione del 28 novembre 2008

Oggi il consiglio dei ministri dovrà varare il famigerato e atteso pacchetto anti-crisi. Ieri pomeriggio c’è stato l’ultimo tavolo di confronto al ministero dell’economia, dove però era assente il premier Berlusconi. Dalle prime indiscrezioni sembrerebbe che l’intervento più importante sarà il bonus famiglia, la cosidetta social card. L’una tantum studiata dal governo andrebbe da un minimo di 200 euro ad un massimo di 1.000 euro, con un tetto di reddito salirebbe a 22mila euro (rispetto ai 20mila delle simulazioni iniziali). L’agevolazione varierebbe a seconda del reddito e del numero dei componenti della famiglia. Ad esempio, seguendo lo studio dei tecnici, un pensionato con un reddito fino a 15mila euro avrà 200 euro, i nuclei con due componenti con un reddito fino a 17.500 riceveranno 300 euro, e così via; un pensionato solo prenderà un contributo di 200 euro se ha un reddito annuo fino a 15mila euro. Al massimo l’una tantum per le famiglie dovrebbe variare da un minimo di 300 euro ad un massimo di 1.000 euro. Il costo complessivo si aggira sui 2,3 miliardi di euro. Altro provvedimento è l’aumento del fondo, da 600 milioni a um miliardo e qualcosa, per gli ammortizzatori sociali per i precari. Sarà estesa inoltre la cassa integrazione in deroga anche ai lavoratori con contratto a termine e di somministrazione. Idee ben diverse da quelle che, per esempio, sta pensando il premier spagnolo Zapatero che oggi approverà un credito straordinario di 11 miliardi di euro a carico del bilancio statale del 2008 per creare 300mila posti di lavoro in vari settori. Giudizio critico sulla social card tremontiana da parte del segretario del Prc, Paolo Ferrero: «Invece di fare quello che serve, e cioè, dare almeno 1000 euro a famiglia per i redditi fino a 40mila euro l’anno, estendere gli ammortizzatori sociali ai lavoratori di tutte le aziende, grandi, medie e piccole, e introdurre il salario sociale, cosa fa il governo? S’inventa la Social card, e cioè l’elemosina di stato!». I conti non tornano: «Con 40 euro al mese, da spendere con una “carta dei poveri” si riesce a malapena a comprare mezzo chilo di pane e solo nei supermercati che aderiranno alla sua geniale iniziativa. Il Paese ha bisogno di interventi forti, veri, strutturali, basati sul rispetto dei diritti e che riducano le diseguaglianze. Il governo, trovando risorse solo per le banche e poco o nulla, che non sia l’elemosina, per le famiglie in difficoltà, alimenta solo disagio ed esclusione sociale. Dopo la Social card - conclude Ferrero - cosa ci attende? La “Carbon Card”, magari da mettere nella Calza della Befana, per tutti coloro che non rispondono all’appello del governo e dello stesso Berlusconi a consumare di più?». E mentre Tremonti concludeva la sua giornata di lavoro con un tavolo ministeriale con gli enti locali, anche il segretario del Pd Walter Veltroni criticava il piano anticrisi: «Il governo ha sbagliato tutte le previsioni sulla situazione economica del Paese ed ha adottato delle misure grottesche: incentivi sugli straordinari, l’Ici, l’Alitalia. Una mole consistente di risorse è stata buttata al vento invece di essere utilizzata per quello che noi indichiamo da mesi: salari, pensioni, piccole e medie imprese ». Che la social card sia poco meno di un palliativo lo pensa anche la Cgil: «Il Governo italiano risponde con la Carta acquisti, alla drammatica condizione di milioni di pensionati e cittadini, i cui redditi sono quotidianamente taglieggiati dalla crisi economica e dal vertiginoso aumento dei prezzi. Una misura inadeguata, vessatoria e dal futuro incerto» ha affermato Carla Cantone, segretario generale dello Spi Cgil. Bocciatura anche da parte delle Acli: «Quando una persona ha bisogno, qualsiasi aiuto è bene accetto. Ma un euro al giorno non cambia la vita di nessuno. - ha detto il segretario nazionale Vittorio Villa - Il Governo può e deve fare di più».

 

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Piano anticrisi, bonus famiglie per i redditi fino a 22mila euro di Marco Rogari

Da Ilsole24ore.com

Un bonus famiglie in versione cash più robusto: da un minimo di 200 euro a un massimo di 1.000 euro. Che potrebbe arrivare direttamente a casa prima di Natale con un assegno postale. E di cui beneficerà una platea più vasta di quella ipotizzata nei giorni scorsi: tutti i nuclei, oltre che con figli, con lavoratori dipendenti e pensionati con un reddito fino a 22mila euro annui (e non più 20mila euro), per un costo complessivo di quasi 2,5 miliardi. La decisione di rendere ancora più incisivo il pacchetto famiglie viene alla fine di un vertice interministeriale di tre ore a Palazzo Chigi, con quasi tutti i ministri presenti, in primis Giulio Tremonti, ma al quale non ha partecipato Silvio Berlusconi, che ha spiegato di essersi trattenuto a Milano per alcuni impegni già fissati. Il premier poi in tarda serata, dopo essere rientrato a Palazzo Grazioli, ha incontrato Tremonti per mettere a punto gli ultimi dettagli del piano che sarà varato oggi dal Consiglio dei ministri con un decreto. Tuttavia diverse misure, da quelle sul Fas a quelle su sanità e, forse, banche, potrebbero slittare o essere convogliate su altri provvedimenti. Niente da fare per la detassazione delle tredicesime sulla quale puntava il premier. La linea del rigore imposta da Tremonti ha avuto il sopravvento, anche se la scelta di potenziare il bonus estendendone la platea per toccare almeno la fascia bassa del ceto medio, o quanto meno dei lavoratori dipendenti e pensionati, suona come una sorta di compromesso. E anche come un tentativo di risposta alle critiche del Pd e della Cgil. «Avrei voluto intervenire sulle tredicesime – dice il premier in serata – ma con i fondi a disposizione l'incidenza era minima. Credo – aggiunge – che si procederà con il bonus per le famiglie. Non si può fare ciò che si vorrebbe non avendo disponibilità», conclude. L'ultima versione del piano, nuovamente illustrato nel tardo pomeriggio a Regioni ed enti locali, include anche l'irrobustimento della dote per gli ammortizzatori, che lievita a quota 1,2 miliardi di euro con il ricorso a strumenti di sostegno anche per atipici e precari in forma una tantum. Previsti diversi interventi fiscali come lo "sconto" Irap del 10% ai fini Ires per le imprese, l'Iva per cassa (la cui operatività sarà vincolata all'ok della Ue), e il taglio di tre punti degli acconti di novembre di Irpef e Ires. Non sono comunque escluse novità dell'ultima ora. Lo stesso Tremonti nel corso dell'incontro con Regioni ed enti locali, dopo avere definito il vertice a palazzo Chigi «costruttivo», afferma che il testo del decreto «è aperto» e l'entità delle risorse è ancora «da precisare». Anche se appare quasi certo che si vada oltre la quota dei 4 miliardi fissata nei giorni scorsi: le ultime stime ufficiose parlano di 5-6miliardi. In ogni caso Tremonti ribadisce che «saranno rispettati i vincoli Ue, le competenze delle Regioni e la destinazione territoriale delle risorse». Tornando alle famiglie, il bonus potrebbe arrivare direttamente nelle buche delle lettere sotto forma di assegno postale: l'importo varierà a seconda del reddito e a beneficiarne maggiormente saranno i nuclei più numerosi. Ad esempio, un pensionato solo con un reddito annuo massimo di 15mila euro riceverà 200 euro. Una famiglia con 5 o più persone con un reddito inferiore ai 22mila euro intascherà invece 1.000 euro. Al momento il bonus sembrerebbe destinato ai soli titolari di reddito da pensione o da lavoro dipendente: autonomi e "partite Iva" sarebbero quindi esclusi. Complessivamente l'intervento costerebbe circa 2,3 miliardi. Per quel che riguarda gli ammortizzatori, lo stanziamento aggiuntivo sarebbe di ulteriori 600milioni che si andranno ad aggiungere ai 600milioni già previsti dalla Finanziaria 2009. Il dispositivo messo a punto al ministero del Welfare prevede l'introduzione di strumenti di sostegno una tantum (in deroga) anche per lavoratori delle piccole e medie imprese, atipici e «co.co.pro.». Resta da sciogliere il nodo della proroga della detassazione degli straordinari, che potrebbe essere integrale o in forma minima per "premiare" maggiormente la contrattazione di secondo livello.

 
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