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CGIL: "23 miliardi contro la crisi" PDF Stampa E-mail
mercoledì 26 novembre 2008

da Il manifesto - 26 novembre 2008

Antonio Sciotto

ROMA Non basta lo striminzito «pacchetto natalizio» che il governo starebbe per dare a poveri e poverissimi, poche decine di euro: serve una manovra di ampio respiro, che redistribuisca e abbracci anche il «ceto medio» in difficoltà, i dipendenti, i pensionati, i precari. La Cgil chiede un investimento di 23 miliardi di euro in due anni, con sgravi strutturali ai redditi da lavoro e da pensione e un serio piano di ammortizzatori sociali estesi ai lavoratori di tutti i settori, senza distinzione di tipologia contrattuale. Fino agli interinali e ai cocoprò.

«Perché la crisi che arriva, che già agisce in queste settimane - ha spiegato ieri il segretario generale Guglielmo Epifani - è pesantissima. E ci aspettiamo che cresca, per toccare il culmine nella primametà del 2009». La tempesta starebbe per travolgere almeno 400 mila precari, che potrebbero perdere il loro posto entro la fine di quest’anno: e la Cgil teme addirittura che sia, «purtroppo, un calcolo per difetto ».

Una cifra che non tiene conto del pubblico impiego e della scuola: «in questo caso, sempre entro fine 2008, l’area di precari a rischio sale oltre le 500 mila persone». Sono queste le ragioni che fanno confermare lo sciopero generale del 12 dicembre. La proposta avanzata al governo, e presentata da Epifani a Berlusconi insieme a un piano sicurezza per le scuole, conta due pilastri: 1) sostegno ai redditi da lavoro e pensione; 2) sostegno all’occupazione, con l’estensione degli ammortizzatori a tutto il mercato del lavoro, con la clausola che le modifiche auspicate «preludano a una più generale riforma degli ammortizzatori sociali ».

E inoltre, no alle «una tantum»: «Devono essere interventi strutturali, perché solo quelli rilanciano i consumi. Lo sgravio del 2008 sulle prossime tredicesime, ma poi, dal 2009, ognimese in busta paga». «La Cgil non fa mai proposte di investimenti senza parlare di coperture - spiega poi Epifani - e le risorse si possono trovare. Non ci nascondiamo che nell’immediato sarebbe a disavanzo rispetto al debito, ma si potrebbe recuperare nell’arco di quattro anni: grazie alla maggiore crescita e grazie ai minori interessi gravanti sul debito per il taglio dei tassi della Bce».

 

La Cgil calcola che con il progressivo taglio dei tassi preannunciato dalla Bce, si potranno avereminori interessi per 5 miliardi di euro nel 2009, e addirittura 13 entro il 2012-2013. I 23 miliardi da stanziare «corrispondono allo 0,7% di Pil quest’anno e allo 0,7% per il 2009 - spiega Epifani - E tutti i governi europei, dalla Gran Bretagna alla Spagna, puntano proprio sul sostegno ai redditi e ai consumi per fronteggiare la crisi. E’ anche logico rispetto ai mercati internazionali: ora non si aspettano un’ossessiva attenzione al debito,ma piuttosto premierebbero chi ha attenzione a rilanciare la domanda di prodotti e beni intermedi». Una parte delle risorse si può trovare secondo la Cgil nei 13 miliardi di euro pagati in più quest’anno da dipendenti e pensionati, per il fatto che non è stato restituito il fiscal drag (il «drenaggio fiscale», quanto prelevato in più da buste paga e pensioni per effetto dell’inflazione).

Su un altro fronte, si possono reinvestire i soldi destinati alla detassazione degli straordinari, pari a un miliardo quest’anno. Epifani fa l’esempio di come questo miliardo potrebbe servire per dare sollievo a centinaia di migliaia di precari: «Si potrebbero dare 417 euro al mese per sei mesi a 400 mila precari». La Cgil propone ammortizzatori «per tutti i precari, di qualsiasi settore, dai contratti a termine agli interinali, fino ai collaboratori a progetto». «Compresi anche quelli del pubblico impiego, di scuola, università e ricerca - spiega Epifani - Ma attenzione: per noi rimane prioritario che il governo non interrompa i processi di stabilizzazione.

Per chi rimane per il momento escluso, ci vorrebbe certamente un sostegno, come per tutti gli altri». E ancora, gli ammortizzatori vanno allargati alle piccole emedie imprese, oggi anche loro prive, e andrebbe aumentato lo stanziamento, perché tantissimeimprese li stanno chiedendo, per periodi lunghi, alcune anche per tutto il 2009. Il sindacato vede una conferma alle sue fosche previsioni anche nei dati dell’Ocse, secondo cui tra il 2009 e il 2010 la disoccupazione in Italia può arrivare all’8%, dunque circa 2 punti in più rispetto al 6,2% che ha visto l’inizio della crisi. La recessione, la «gelata», come l’ha definita il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini, sta investendo settori che negli ultimi 15 anni erano andati bene: la meccanica, come la siderurgia, e in regioni come il Piemonte, l’Emilia, la Lombardia, che hanno sempre rappresentato ilmotore del Paese. Parlano per tutti i 5 mila operai in cassa integrazione della provincia di Reggio Emilia, fino a ieri il simbolo dell’occupazione piena. Secondo Rinaldini, «la situazione è drammatica.

Ci troveremo di fronte a una situazione sociale di emergenza, per certi versi esplosiva, difficile da gestire». «I punti di tensione si stanno moltiplicando - ha continuato - Basti pensare che, con le casse richieste, da metà dicembre al 12 gennaio si chiuderà praticamente per unmese la produzione dell’auto». «Oltre a chi è in cassa dobbiamo pensare ai precari, ai lavoratori immigrati. Per questo abbiamo chiesto di sospendere la Bossi-Fini: ritengo barbaro che lavoratori che hanno dato tanto al nostro Paese, dopo 5 mesi dal licenziamento perdano anche il permesso di soggiorno e diventino clandestini. Va data loro la possibilità reale di cercare un nuovo impiego».

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da ilsole24ore.com - 26 novembre 2008

Epifani conferma lo sciopero: dal Governo misure insufficienti

«Non è uno sciopero a prescindere, è per ottenere qualcosa. Lo sciopero resta confermato, è già stato proclamato e non è stato disdetto». Lo ha affermato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, parlando della mobilitazione generale organizzata dalla confederazione per il 12 dicembre. «È corretto - ha aggiunto Epifani - aspettare le decisioni del Consiglio dei ministri e confermo che, se le decisioni sono in coerenza con il cuore delle nostre proposte, ne trarremo riflessioni, altrimenti trarremo altre riflessioni». Le mosse del Governo sono insufficienti secondo il segretario del primo sindacato italiano. Serve «una manovra pari allo 0,7% del Pil per quest'anno e allo 0,7% per l'anno prossimo» per un totale «di circa 23 miliardi di euro in due anni. Una manovra grossa - ha affermato Epifani nel corso di una conferenza stampa - ma corrisponde a ciò che Gordon Brown sta proponendo per il suo Paese». Quanto alla compatibilità con la situazione dei conti pubblici italiani, «ci siamo interrogati su questo», ha spiegato il leader della Cgil, aggiungendo che «la nostra risposta tra la dimensione di questa manovra fatta parzialmente in disavanzo e gli effetti nei prossimi quattro anni è che da subito avrebbe un effetto benefico sui consumi, ridurrebbe gli effetti di abbassamento del Pil, e tra quattro anni avrebbe una sostanziale parità».

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da Liberazione - 26 novembre 2008

Allarme della FIOM: "Situazione drammatica. Ora blocco dei licenziamenti"

Fabio Sebastiani Una manovra dello 0,7% del Pil che serva a finanziare la riduzione fiscale sui redditi e sostenga le politica a favore dell'occupazione. E' su questa ricetta che la Cgil l'altra sera a palazzo Chigi si è sentita rispondere un laconico «vedremo» dal Governo. E' per sostenere questa proposta che dovrebbe tenersi lo sciopero generale il 12 dicembre. Il condizionale è d'obbligo.

Anche ieri, nel corso della conferenza stampa in Corso d'Italia il segretario generale Guglielmo Epifani è tornato a battere il tasto del confronto con palazzo Chigi. Un confronto che, a giudicare dalla risposta del premier Berlusconi, «è un errore loro», ha detto, è ormai agli sgoccioli. Venerdì arriverà la risposta definitiva dall'esecutivo. Una chiave della partita sarà sicuramente il confronto parallelo, che ieri sera ha avuto un'altra puntata, tra Confindustria e sindacati sul nuovo modello contrattuale. Un incontro che Raffaele Bonanni, leader della Cisl, carica di attese. «Speriamo che in vista del Natale ci addolciamo e facciamo nascere un bambino unitario», dice poco prima di entrare.

«E' uno sciopero per ottenere delle cose. Se le otteniamo non c'è, e se non le otteniamo ovviamente c'è», ripete il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. A fianco a lui, il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini, che sullo sciopero generale ha qualche sicurezza in più, anche perché, dice, «la situazione è drammatica». Soprattutto nel settore dell'auto, dove si parla di un blocco della produzione di circa un mese tra dicembre 2008 e gennaio 2009, mentre in Europa le aziende sono pronte ad un taglio di 2 milioni di unità.

La proposta di Rinaldini è quella di arrivare a una sorta di blocco di fatto dei licenziamenti a carico dei precari attraverso una estensione degli ammortizzatori sociali. Saranno gli ultimi a pagare il pesso maggiore della crisi economica. E tra gli ultimi, i migranti. «E' una barbarie pensare - sottolinea Rinaldini - che hanno cinque mesi di tempo per cercarsi un altro lavoro altrimenti sono considerati di nuovo clandestini». Epifani non ha alcuna difficoltà a parlare di «intervento strutturale», che possa «restituire il drenaggio fiscale a dicembre con le tredicesime» e a gennaio prorogare gli sgravi sui redditi da lavoro dipendente. Una manovra che certamente sul deficit agirà «in parziale disavanzo», annullato però dagli effetti positivi attesi. In particolare, le cifre fornite dalla Cgil prevedono una copertura per tale manovra da reperire nei 13 miliardi di mancato drenaggio fiscale relativo alla vecchia Irpef, nelle risorse ottenute da una minor spesa per interessi sul debito pubblico a seguito del taglio dei tassi da parte della Banca centrale europea, e da un «effetto rigenerativo» di tali misure sulla domanda, e dunque sulla crescita del pil, «entro quattro anni».

La Cgil propone, inoltre, di dirottare le risorse per la detassazione degli straordinari, circa un miliardo di euro, per dare 417 euro al mese, per sei mesi, a 400 mila precari. «Benissimo», commenta il segretario del Prc Paolo Ferrero, la Cgil che è sempre più vicina allo sciopero generale «ha il nostro pieno e mio particolare sostegno per la sua riuscita». «Del resto, da parte del Governo, come si è visto anche oggi (ieri, ndr) in Parlamento - continua Ferrero - arrivano solo aiuti alle banche e ai banchieri, sostegno agli imprenditori amici che svendono Alitalia, grandi opere dall'effetto devastante per l'ambiente e nullo per l'occupazione, oltre che una vera e propria elemosina solo per alcuni, pochi, poveri». «Serve, al contrario - conclude il segretario del Prc - una decisa azione di redistribuzione del reddito con l'immediato aumento di pensioni e stipendi, l'estensione della cassa integrazione a tutti i lavoratori di aziende grandi, medie e piccole colpiti in prima persona dalla crisi, e almeno 1000 euro da dare subito ad ogni famiglia italiana».

«Con meno di 10 milioni di euro da dare subito alle famiglie, ai pensionati e ai lavoratori, siamo semplicemente alla pura presa in giro». Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, non cela il suo disappunto, invece. «La Cisl non accetta di essere ancella di un'altra organizzazione che sta a guardarsi l'ombelico», sottolinea. L'appello che Bonanni lancia alla Cgil è di evitare «la politica del gambero». Del resto, avverte, «siamo ad un bivio» e per non ritornare indietro «si impone l'unità del corpo sociale, anche se si hanno opinioni diverse. La carenza partecipativa si può colmare solamente con il protagonismo di nuovi soggetti sociali che devono essere uniti e non protestare alla luna». Per Bonanni, nemmeno Cofferati arrivò fino all'arma estrema dello sciopero generale. L'appello all'unità e alla «responsabilità» Bonanni lo rivolge anche alla politica perchè la gente, dice, «è impaurita». No dunque a «imputarsi come un mulo» perchè così «non si va avanti» assicura il segretario della Cisl. Bonanni affronta anche il tema della riforma dei contratti: «Nella Cgil, è successo che la linea che stava prevalendo, quella partecipativa è stata vinta dalla volontà di antagonismo della Fiom.

Quindi la linea unitaria è stata abbandonata per ricompattarsi internamente». Ancora più secco l'attacco della Uil. «Mi sembra che la Cgil abbia deciso questo sciopero in un altro mondo, in un altro contesto già all'inizio di settembre», dice Luigi Angeletti, segretario generale Uil. «Oggi il mondo è completamente cambiato - continua Angeletti -, c'è davanti a noi una crisi di cui nessuno conosce seriamente dimensione, durata e conseguenze».

Per Nicola Nicolosi, leader dell'area "Lavoro Società", in questo momento non c'è spazio per le titubanze. «Occorre mandare un segnale fermo e deciso verso precari, migranti, lavoratori e pensionati», dice. «La decisione di fare lo sciopero resta - aggiunge Nicolosi - ma il messaggio deve essere di fermezza contro gli atteggiamenti populisti e i provvedimenti caritatevoli del governo».

 
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