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ALITALIA · Fantozzi taglia ancora i voli e disattende agli accordi sottoscritti PDF Stampa E-mail
marted́ 25 novembre 2008

 

L’ultima sorpresa: «siete già in cassa integrazione»

Da Il Manifesto del 25 novembre 2008

Francesco Piccioni

Forse non sarà tecnicamente una «truffa» – come la definisce Antonio Di Pietro – certo è che le caratteristiche ci sono tutte. Fate voi. I sindacalisti che ieri mattina si sono presentati a via Fornovo – una delle sedi del ministero del welfare – per discutere di procedure, quantità, durata temporale, numero di dipendenti interessati alla cassa integrazione, hanno letteralmente «scoperto» che tutti i lavoratori dell’Alitalia sono già in cig . A che titolo – allora – stanno presentandosi sul posto di lavoro tutti i giorni? Le risposte sono state imbarazzate ed evasive, ma si possono sintetizzare così: chi sta al lavoro in questo momento verrà pagato per intero dall’Alitalia, non dall’Inps. Però, i famosi «quattro anni di cassa, più tre dimobilità » hanno già preso a decorrere dallo scorso 14 ottobre. Ossia dalla data in cui il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, ha deciso la messa a terra di 37 aerei e del personale corrispondente (sui vari turni). Una decisione che dovrà essere attentamente vagliata da avvocati e magistrati, perché appare parecchio oltre le colonne d’Ercole della legislazione attuale. E che apre diversi problemi. Il primo, lampante, è come possa essere considerata giuridicamente «in cassa» una persona che invece sta lavorando – con tanto di contratto! – per conto di un’azienda, per di più, statale a tutti gli effetti. Il secondo, velenoso, sta nel fatto che un paio dimesi in più di «anzianità di cassa» – anche se non effettuata – possono incidere sulla platea dei pre-pensionandi (ricordiamo che sono 18.500 le persone interessate da questi «dettagli»). Il terzo, politico, è che non esiste più alcuna regola condivisa: i lavoratori sono meno di carne da cannone, indipendentemente dalle competenze (in Alitalia ce sono di prima categoria) e dal grado di «identificazione con l’azienda» (difficile, prima d’oggi, trovare esempi migliori in questo schifo di paese). A chi non è addentro alle «segrete cose» può risultare difficile comprendere la portata generale delle questionidi cui stiamo parlando: facciamo dunque degli esempi. I dipendenti Alitalia «in cassa», per rimanere lavoratori «attivabili», dovrebbero ricevere adeguato aggiornamento professionale. Vista l’alta specializzazione, infatti, vanno continuamente aggiornati brevetti e certificazioni: ogni pilota può guidare un solo tipo di aereo, mentyre ogni assistente di volo è abilitato a lavorare su tre modelli. Se uno resta «tagliato fuori» dall’aggiornamento è un uomo o una donna finito/a. Bene. Alla semplice domanda «chi si farà carico dell’aggiornamento del personale in cassa», tutti –ministero, Cai, Alitalia – si sono chiamati fuori. Eppure è un punto fondamentale sottoscritto, in settembre, da tutte e nove le sigle sindacali, da Cai, dal governo (il sottosegretario Gianni Letta) e persino dal commissario Fantozzi. Il cui rappresentante, ieri, se n’è candidamente uscito con l’affermazione «il commissario non si occupa del personale in cig». Visto che si sta parlando di 8.000 persone e relative famiglie, sarebbe bene che un «titolare» ad occuparsene » venga finalmente fuori. Intanto il commissario stesso taglia «ancora un po’ di voli». Per completare il discorso truffaldino addebita tale decisione al personale «che nelle ultime due settimane ha fatto crescere le malattie». Mentre il quadro dei tagli – come dimostrano le proteste dei dipendenti e degli enti locali da Palermo – dipende esclusivamente dalla volontà di far coincidere, per quanto possibile, il numero di voli gestito da Alitalia con quello che sarà poi gestito dalla Cai di Colaninno & co. Robetta. E mentre Fantozzi registra i suoi spot promozionali («per me Cai partirà il 1 dicembre; vorrei invitare gli italiani a dare fiducia a questa compagnia »), pur ammettendo che sono fasulli («noi stiamo lavorando perché parta dal 1 dicembre; poi anche in politica capita che le lancette dell’orologio si fermino, ma per pochi giri»), fonti della società di Colaninno ammettono senza tanti giri di parole che «partire dal 1 dicembre è difficile; ma puntiamo al 15 dicembre, perché ci sono problemi che non dipendono da noi». O che non sapevate che avreste avuto. Improvvisando.

 

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CONFEDERALI E UGL FIRMANO L'ACCORDO SULLA MOBILITA'. CAI: ASSUNZIONI DAL 5 DICEMBRE

Alitalia taglia altri duecento voli

Da Ilsole24ore.com

Fantozzi riduce ancora: dall'inizio dell'estate le rotte sono scese da 800 a 300 ALESSANDRO BARBERA ROMA Ancora un taglio, stavolta drastico. In attesa del decollo della Cai - la cui data resta incerta - Augusto Fantozzi prepara il dicembre più magro della storia di Alitalia. Fatti i conti con lo sciopero bianco, con la cassa agli sgoccioli e la scelta politica di avvicinarsi senza scossoni al nuovo piano di voli, ora il commissario è costretto a rimedi estremi: secondo quanto riferiscono fonti interne all’azienda, a partire da domani ci saranno 200-250 cancellazioni al giorno. Il provvedimento, si legge in un comunicato, dovrebbe limitarsi alle prossime due settimane, ma a precisa domanda in Alitalia nessuno garantisce sui tempi. Fantozzi non ha scelta: per far arrivare Alitalia in vita all’aumento di capitale avrebbe bisogno di un nuovo prestito, ma se lo facesse i creditori potrebbero opporsi. Inoltre, nonostante il tentativo dell’Enac di ridurre i disagi costringendo alla programmazione dei tagli, nessuno prenota più Alitalia. Da quando ha preso le redini della compagnia, è la quarta volta che Fantozzi prende in mano l’accetta. Prima dell’estate l’operativo contava quasi 800 voli al giorno poi, in applicazione del piano Prato e la messa a terra di quaranta Md80, si è scesi a 600 e successivamente a 500. La settimana scorsa, dopo aver tentato di attribuire la responsabilità del fermo agli scioperi bianchi del «fronte del no», Fantozzi ha annunciato il taglio definitivo di altri cento voli. A conti fatti, da domani dei quasi 800 collegamenti del vecchio network ne resteranno fra i 250 e i 300. Dalla mannaia si salverà solo il lungo raggio: i tagli saranno sui voli da Malpensa e Linate, un po’ meno su Fiumicino per via degli intercontinentali. Fantozzi ha ribadito che per lui il primo dicembre è il termine inderogabile entro il quale passare il testimone a Cai, ma non è chiaro come ciò avverrà. Per allora la cordata non avrà il tempo di riassumere le 12mila persone necessarie a far volare gli aerei: nonostante sia stato firmato ieri sera l’accordo tra confederali e Ugl con Alitalia che conclude la procedura di mobilità per i 17.500 dipendenti della ex compagnia di bandiera, Cai fa sapere che l’assunzione dei lavoratori che abbiano fatto almeno un giorno di cassa integrazione non partirà prima del 15 dicembre. L’intesa sulla mobilità ha visto le quattro organizzazioni sindacali allegare al verbale una dichiarazione che contiene alcune questioni ancora da chiarire e la richiesta di una convocazione urgente da parte di Fantozzi per il confronto su alcune voci per il calcolo dell’integrazione del reddito. In particolare, si chiede di precisare come avverrà il pagamento della tredicesima, come si procederà nel mantenimento delle abilitazioni per il personale di volo, l’eventuale rotazione della cigs che sarà a zero ore e progressiva per consentire la cessione degli asset a Cai e l’indennità di preavviso perchè al ministero risulta che gli otto mesi sono inclusi nei sette anni di ammortizzatori sociali. Nel frattempo c’è da chiudere la trattativa con l’Antitrust (chiede garanzie sulle tariffe) e con il partner internazionale: domani, a Milano per incontrare i vertici della Sea, il numero uno di Lufthansa Wolfgang Mayrhuber potrebbe tentare di rientrare in una partita quasi chiusa a favore del concorrente franco-olandese. Lo conferma indirettamente Fantozzi: «Il piano Cai coincide con quello Air France: si restringe sull’intercontinentale e ci si rafforza sulla rete nazionale ed europea dove con il trasporto punto a punto si può competere anche con le compagnie low cost». Infine una grana dell’ultim’ora: arebbero cadute le offerte di Miro Radici e Alcide Leali per il cargo, che a questo punto rimarrebbe sotto il cappello della bad company Alitalia.

 
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