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Le misure del Governo: un pugno di lenticchie PDF Stampa E-mail
marted́ 25 novembre 2008

Una mancia natalizia per le famiglie e i pensionati a più basso reddito. Il piano del governo contro la crisi si riduce a 120 euro di bonus a dicembre per i più bisognosi; aiuti fiscali alle famiglie più numerose, ed estensione della cig ai precari con i soldi del Fondo sociale europeo

Da Il Manifesto del 25 novembre 2008

Per un pugno di lenticchie

Sara Farolfi

ROMA Nessun argine alla «valanga» che rapidamente precipita. Ilministro dell’economia, Giulio Tremonti, si appella all’«ottimismo » e «agli uomini liberi e forti, affinchè cooperino per il bene del paese senza pregiudizi o preconcetti». Più prosaicamente, e laicamente, la cosa si può dire in questi termini: la crisi del paese - che in Italia è crisi al quadrato, dove quella internazionale precipita su una domanda stagnante da tempo - non è che agli inizi (lo dicono i dati sull’aumento delle richieste di cig, l’andamento dei consumi...) e le misure che il governo si appresta a varare nel consiglio deiministri di venerdì, e che ieri ha presentato alle parti sociali, sono del tutto insufficienti. La finanziaria è blindata («ne va della credibilità della Repubblica italiana», dice Tremonti) e le scelte del governo rispondono alla logica assistenziale e caritatevole del dare pochi spiccioli ai ’poverissimi’, quando tutte le statistiche (da ultimo, l’annuario Istat) concorrono nell’indicare l’emergenza dei ’nuovi poveri’, di chi cioè non riesce più a campare del proprio lavoro. Troppo poco per fare revocare lo sciopero generale (del 12 dicembre) alla maggiore confederazione sindacale, la Cgil, ieri sera convocata dal governo insieme a Cisl, Uil, banche e imprese. «Non daremo che i titoli delle diverse misure», annunciavano nel pomeriggio dallo staff del ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, «si sta ancora raschiando il fondo del barile per definire i singoli interventi». Complessivamente l’impatto immediato delle misure (per famiglie, imprese e banche) dovrebbe essere di circa 4miliardi, ma nell’incontro di ieri non è stato fatto numero alcuno. Nessuna detassazione della tredicesima mensilità del salario (come chiedeva la Cgil), il governo tira dritto invece e destina una parte consistente delle risorse alla proroga della detassazione di straordinari e premi aziendali. Provvedimento quantomeno ’curioso’ in tempi in cui le imprese pensano alla riduzione dei volumi produttivi, costato finora 1 miliardo di euro circa, e che il governo è intenzionato a prorogare per tutto il 2009, allargandone anche la platea dei beneficiari: facendo i conti della serva, 3 miliardi di euro almeno. Un piatto di lenticchie Della mancia natalizia una tantum (tra i 150 e i 700 euro, pare, entro la fine dell’anno) per i più bisognosi beneficieranno solo i nuclei familiari molto numerosi e pensionati a più basso reddito. Il tetto di reddito annuo per accedervi dovrebbe essere di circa 20 mila euro (ma solo per una coppia con almeno 4 figli a carico), 17 mila (per una coppia con almeno un figlio a carico) e di 12mila euro all’anno (per una coppia senza figli). Noccioline per i più poveri insomma, mentre nulla viene previsto per i più: chi per esempio dispone di uno (o due) stipendi medi (1200 euro al mese) che ormai, con il peso di un affitto o di un mutuo (per non dire di quelli falcidiati da settimane, quando non mesi, di cassa integrazione), non arriva più neppure alla terza settimana del mese. Lo spirito è quello della cosiddetta social card per i pensionati con reddito annuale sotto i 6 mila euro (ora estesa anche ai neonati fino a tre anni), già varata con la finanziaria, 120 euro a dicembre - e poi di nuovo 40 euro al mese - per fare la spesa. Il resto - il blocco delle tariffe di luce, gas, autostrade e ferrovie, come anche il taglio temporaneo di un punto sulle accise sui carburanti - sono poco più che cure palliative per un malato grave. Cara casa... Per aiutare le famiglie in difficoltà con il pagamento delle rate del mutuo sembra certa la proroga della convenzione Abi-governo: una partita di giro, neppure tanto conveniente, per alleviare nell’immediato il peso della rata, e da restituire con un allungamento della durata del mutuo stesso (interessi compresi). Allo studio c’è anche un fondo di garanzia, istituito presso la Cassa depositi e prestiti, che interverrebbe eccezionalmente anticipando alcune rate del prestito (3 pare), da restituire anche in questo caso con gli interessi. Ammortizzatori sociali Il governo pensa ad aumentare il fondo per gli ammortizzatori sociali in deroga (quelli previsti per quei settori che, a norma di legge, non ne avrebbero diritti), con l’ipotesi di utilizzare a tal fine il Fondo sociale europeo: da 600 milioni di euro si dovrebbe arrivare a una cifra compresa tra gli 800 milioni e 1 miliardo. Di questi dovrebbero usufruire anche i precari (contrattisti a termine, interinali, apprendisti e collaboratori in monocommittenza). Una «valanga » di persone, 400 mila secondo la Cgil, che rischiano di perdere il posto di lavoro di qui alla fine dell’anno. Ma i precari a vario titolo sono molti di più e le risorse messe a disposizione dal governo paiono al confronto una manciata di noccioline. Senza contare l’odiosa norma passata nei giorni scorsi all’approvazione del senato insieme al decreto infrastrutture, che prevede l’annullamento della «clausula sociale » per le aziende in amministrazione straordinaria che, in crisi, decidano di cedere rami aziendali (e i cui lavoratori perdono di conseguenza il diritto al mantenimento dei livelli contrattuali e retributivi). Imprese e infrastrutture Confermate le misure a favore delle imprese: detrazioni di una quota Irap attraverso Ires e Irpef; pagamento Iva al momento di emissione della fattura; sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione; intervento, infine, per evitare la restrizione del credito dalle banche alle imprese (di un osservatorio istituito presso le prefetture, ha parlato ieri Tremonti). Si può dire che dei tanto sbandierati 80 miliardi per fare fronte alla crisi, di reale c’è solo lo sblocco dei fondi per le infrastrutture (la logica resta quella delle cosiddette grandi opere), 16miliardi di euro in gran parte sottratti al Fondo per le aree sottosviluppate. Sottratti, in altre parole, al mezzogiorno.

 

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«Misure generiche e insufficienti», Cgil conferma lo sciopero

Da Unità on line

Subito segnali positivi per sostenere i consumi ed i lavoratori. Su questo i sindacati sono d'accordo nell'indicare la via per fronteggiare la crisi economica in atto, ma nello specifico le strade si dividono. E mentre il segretario generale della Cisl richiama «al senso di responsabilità e di unità», il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani, conferma lo sciopero generale indetto dall'organizzazione di Corso d'Italia per il 12 dicembre. Le misure anti-crisi illustrate dal governo nel corso dell'incontro con le parti sociali convocato a Palazzo Chigi non convincono il segretario generale della Cgil. È stata una «esposizione generica e insufficiente», ha detto Epifani, chiedendo «quante sono le risorse», «come sono divise tra lavoro e imprese?». L'entità delle risorse del piano di aiuti per famiglie e imprese non è stata infatti ufficialmente indicata. «È stato un incontro positivo però mancano le cifre e mancano due-tre voci che riteniamo importanti e che ci aspettiamo vengano inserite», ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, al termine dell'incontro. Marcegaglia ha quindi indicato la richiesta di innalzare il tetto per la detassazione dei premi e degli incentivi da 30mila a 35mila euro. Ipotesi che il governo starebbe valutando a fronte di una sospensione della sola detassazione degli straordinari. Per Epifani, «la detassazione degli straordinari, in questa fase non serve» e quindi va sospesa. Sottolineando la «portata» di questa crisi «inedita», Epifani ha invece indicato la necessità, oltre alla «prima emergenza» rappresentata dai precari, di sostenere i consumi che «oggi sono sostanzialmente fermi e sottozero. Occorre - ha aggiunto Epifani - restituire a lavoratori dipendenti e pensionati quanto pagato in più con la tredicesima», prima della «gelata» che tutti si attendono ad inizio anno. Quanto allo sciopero, «ovviamente sono tutte confermate le ragioni della mobilitazione». Diversa la posizione della Cisl. «Al momento sembra interessante, vedremo venerdì la quantità delle risorse e la qualità delle disposizioni», ha detto Bonanni, sottolineando che «ora ci vuole la responsabilità di tutti». «Di tutti», ha ribadito alla domanda se si riferisse alla Cgil. Mentre il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti ha affermato di «condividere l'idea di sostenere la domanda interna: da tempo riteniamo che ciò sia necessario», ha detto sottolineando la necessità di «incentivare» le famiglie con figli e «privilegiare» quelle con lavoratori dipendenti. Per il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini, invece, «un giudizio compiuto sarà possibile una volta chiarita l'entità delle risorse». 25 Nov 2008

 

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Venerdì il decreto con le misure anti-crisi per famiglie e imprese. Ferrero: pannicelli caldi Bonus e social card: l’elemosina del governo

Da Liberazione del 25 novembre 2008

Romina Velchi

«L’ottimismo è il profumo della vita!». Parafrasando (magari non involontariamente) il Tonino Guerra del famoso spot pubblicitario, domenica il premier Berlusconi ci ha spiegato che se la crisi economica colpirà duro sarà stato per colpa nostra (cioè di noi cittadini-consumatori) che non abbiamo comprato abbastanza. «Noi saremo gli arbitri della nostra fortuna - ha spiegato - La profondità della crisi è quindi determinata dai consumatori. Se le famiglie cambiano lo stile di vita e si lasciano contagiare dall’idea della catastrofe ci troveremo in una crisi». Concetti che lo stesso ministro dell’economia ha ripreso ieri, lanciando un appello all’«unità » per il bene del paese: «Essere realisti - ha detto Tremonti - è la cosa giusta. Abbiamo previsto la crisi ma non possiamo cadere nel circolo vizioso del pessimismo, che genera rassegnazione e povertà materiale e civile». Sarà. Intanto, però, entrambi si rendono conto che senza soldi non c’è ottimismo che tenga. Ecco perché il governo si appresta a varare un pacchetto di “misure anti-crisi”. Il guaio è che, per dirla con Paolo Ferrero (segretario del Prc), si tratta di «pannicelli caldi», che non cambiano la situazione visto che, come ci è stato spiegato per tutta la campagna elettorale, da un pezzo ormai non si arriva a fine mese perché salari e pensioni se li è mangiati l’inflazione (quella vera). Invece - poiché la manovra è stata messa a punto a luglio (quando la crisi, nelle sue dimensioni concrete, era ancora lontana), è pensata per mantenere i conti “in ordine” e non certo per aiutare le persone ed è, proprio per ciò, immodificabile - per far fronte alla crisi (dopo vari tentennamenti dovuti alle resistenze di Tremonti) il governo-montagna ha partorito il topolino: appena 4 miliardi (al netto dei 16 che saranno sbloccati dal Cipe per le infrastrutture «velocizzate») da dividere tra famiglie e imprese. Le misure sono state illustrate ieri sera alle parti sociali (presente lo stesso Berlusconi) e si tradurranno in decreto legge nel consiglio dei ministri di venerdì. Dunque, sono ancora suscettibili di modifiche, ma il grosso (si fa per dire) degli interventi è ormai delineato, confermato anche dalle dichiarazioni di alcuni ministri. Il cuore delle misure di sostegno alle famiglie a basso reddito sarebbe una una tantum, detta anche bonus: cioè «soldi freschi » tra i 150 e gli 800 euro a seconda del reddito e della presenza o meno di figli e parenti a carico. Il bonus natalizio (è pensato per sostenere i consumi in un periodo cruciale) si affiancherebbe alla social card, già prevista nella finanziaria di luglio ma che attende di essere varata ufficialmente: una carta che lo stato ricarica di “ben” 40 euro ogni mese spendibili per beni di prima necessità (ma anche per pagare luce e gas) ed è destinata agli ultrasessanticinquenni e ai bambini fino a tre anni in famiglie con indicatore della situazione economica equivalente (Isee) non superiore agli ottomila euro. In pratica: i più poveri tra i poveri, che con la carta avranno pure la certificazione ufficiale di esserlo (con buona pace dell’ottimismo). Probabile, inoltre, la proroga della detassazione degli straordinari (niente da fare per le tredicesime: sarebbe costato troppo). Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di ritoccare le accise sui carburanti (sempre con l’idea di agevolare gli spostamenti natalizi) e quella, confermata ieri dallo stesso ministro Sacconi dopo l’allarme della Cgil, dell’estensione degli ammortizzatori sociali ai precari e ai lavoratori atipici. Sotto la voce famiglie sarebbe dovuta andare anche la riduzione dell’acconto delle imposte dirette. Ma siccome per dipendenti e pensionati è troppo tardi (nella maggior parte dei casi gli acconti sono già stati pagati), della misura si avvantaggeranno soprattutto le imprese. Ma solo per ora, perché i tre punti di sconto dovranno comunque essere versati al saldo di giugno, tanto che in molti si domandano se non fosse meglio, a fronte delle scarse risorse, usare questi soldi per aiutare le “persone fisiche”. Confermata, sempre per le imprese, la possibilità di pagare l’Iva non all’emissione della fattura, ma a pagamento ottenuto, mentre dal prossimo anno l’Irap sarà parzialmente detraibile dalle imposte. Come si vede, a parte quest’ultima misura, non c’è nulla di strutturale, che davvero possa dare sollievo ad un’economia in recessione, mentre i comuni sono sul piede di guerra: minacciano di non approvare i bilanci se la finanziaria non sarà modificata. Pannicelli caldi, appunto, «che non risolveranno di nulla la pesantezza dei problemi» dice Ferrero. Servirebbero, osserva il segretario del Prc, interventi di tutt’altro peso e urgenza, ma che richiedono molte più risorse: «Ecco perché è necessario aumentare la tassazione delle rendite e dei grandi patrimoni, istituendo una vera e propria patrimoniale». Chi glielo dice a Tremonti-sceriffo di Nottingham?

 
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