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CAI in netto ritardo sui tempi di avvio delle attività di volo PDF Stampa E-mail
martedì 18 novembre 2008

ALITALIA · Partono le lettere per la cassa integrazione Cai in netto ritardo, cresce il nervosismo

Francesco Piccioni

ROMA Volete sapere come sta messa la vicenda Alitalia? Una notizia vi può aiutare: a 13 giorni dall’annunciato inizio dell’attività del nuovo gestore – la Compagnia aerea italiana (Cai) guidata da Roberto Colaninno – non si riesce neppure a capire quanti e quali dipendenti attuali saranno spediti in prepensionamento o in cassa integrazione. Di conseguenza, non si dovrebbe neppure sapere chi sarà di servizio sui voli previsti in quella data. Non stiamo parlando di una «fabbrichetta » del nordest, ma di una compagnia aerea integrata a livello internazionale (con il consorzio Sky Team), dove i turni – per il personale di volo (piloti, hostess e steward) – vanno decisi con un certo anticipo. Si tratta infatti di «incastrare» diverse persone nella composizione di equipaggi che abbiano, in ogni singolo ruolo, i necessari brevetti di abilitazione al modello di aereo che dovrà essere utilizzato. Ieri mattina, al ministero del lavoro, si doveva discutere proprio di prepensionamenti, cassa integrazione e mobilità. Si sono presentati – senza convocazione formale – anche le cinque sigle che non hanno sottoscritto i contratti Cai. Nessuna obiezione (né poteva esserci). E’ bastata una domanda «secondo gli accordi, Cai potrà non assumere chi va in pensione; quali sono i criteri?» per far uscire fuori tutta l’approssimazione con cui si sta conducendo l’operazione di vendita. «Oggi possiamo solo fotografare la situazione», è stato risposto; «bisognerebbe convocare un tavolo tecnico per valutare il merito». Come dire: non sappiamo dove mettere le mani. Cosa che sarebbe comprensibile all’inizio di una procedura di vendita, non alla fine. Il ritardo abnorme con cui Cai si sta avvicinando alla data di esordio è tale da far dubitare tutti gli addetti ai lavori che ciò possa davvero accadere. Lo scenario più probabile sembra, organizzativamente, da incubo. Cai potrebbe cominciare ad operare non come una sola società, ma mediante parte delle attività attuali di Alitalia più una parte di quelle AirOne e Volare (che devono a loro volta confluire nel nuovo gruppo). Il tutto secondo una «macchina organizzativa» che – stando ai piani presentati – dovrebbe essere ipercompressa, ovvero con tempi pressoché nulli di pausa tra un volo e l’altro. Che è poi la condizione ideale in cui un qualsiasi inconveniente rischia di mandare in tilt la successione dei voli. Tanto più che, nello stesso momento, Cai prevede di passare da un sistema «a due hub» (Fiumicino e Malpensa) a un «network point-to-point» con sei basi operative. Su cui, manco a dirlo, ancora non è stato né selezionato, né tantomeno distribuito, il relativo personale. La discussione sui prepensionamenti e la cassa integrazione, in questa luce, assumeun rilevo industriale, più che «social-assistenziale ». Per esempio: i quattro anni previsti di cassa integrazione valgono ai fini della maturazione dei «contributi di volo » validi per la pensione. Non così i tre di mobilità. Dato che è prevista – nei famigerati accordi sottoscritti da Filt-Cgil, Cisl, Uil e Ugl – la possibilità di essere richiamati dalla cig o dalla mobilità per periodi di lavoro a tempo determinato, cambiano anche i modi e i tempi di maturazione del diritto alla pensione delle persone in questa condizione. E cambia quindi – e di molto – la platea di quelli considerabili (già ora) «prepensionabili». Una massa di problemi certamente complicati da spiegare – e ce ne scusiamo con i lettori – ma che incidono pesantemente sulla vita di oltre ventimila lavoratori. E che spiegano, più di tante chiacchiere, il perché di un «nervosismo» che comporta ogni giorno numerosi ritardi nelle partenze dei voli, sia a Fiumicino che negli altri scali. L’Alitalia prova a ridurre programmaticamente l’operatività, gettandone la colpa sui dipendenti. Oltre 120 voli sono stati cancellati ieri, mentre sono state spedite 17.000 lettere di messa in cassa integrazione a rotazione. Un modo per risparmiare liquidità, visto che il caos degli ultimi due mesi ha fatto crollare le prenotazioni e molti aerei rischiano perciò di partire semivuoti. Il tutto, mentre il commissario Augusto Fantozzi continua a ripetere che «siamonella settimana decisiva» per quanto riguarda la procedura di vendita. Dal 24 novembre, in teoria, dovrebbe partire anche la procedura di assunzione in Cai. Una lunga lista di «condizionali d’obbligo», come si diceva prima. I dubbi cominciano a insinuarsi anche tra i più decisi partigiani della «privatizzazione ». Sabato il Corsera, con un articolo di Piero Ostellino, si è accorto della «stranezza » dei bilanci Alitalia, dove «ogni dipendente ha prodotto nel 2006 413.000 euro di fatturato, contro i 210.000 dei dipendenti Lufthansa, i 188.900 di Air France». Eppure si è sempre in perdita. «Scoperta» anche la ragione: «ogni 100 euro incassati Alitalia ne spende 15,6 per il personale e 94,2 per tutto il resto, mentre Air France ne spende 31,5 per i primi e 65,6 per il resto ». L’avessero scoperto prima forse non saremmo arrivati a questo punto: il manifesto l’aveva scritto il 26 agosto. Fazioso.

 
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