Home arrow Sicurezza sul lavoro arrow Thyssen Krupp - Impresa criminale
Thyssen Krupp - Impresa criminale PDF Stampa E-mail
martedì 18 novembre 2008

Image Sei dirigenti della Thyssen Krupp rinviati a giudizio per omicidio volontario ... ma intanto si continua a morire di lavoro. Due morti e tre feriti gravi a Sasso Marconi (Bologna).

 

 

 

ROGO THYSSEN · Il gup accetta le richieste di Guariniello Sei dirigenti rinviati a giudizio, uno per omicidio volontario

Da Il Manifesto del 18 novembre 2008

Manuela Cartosio

Uno che si allarga molto, ma conclude poco. Così un documento top secret, stilato per i vertici tedeschi della ThyssenKrupp, qualificava ilpmRaffaele Guariniello. Che errore! Un anno dopo il rogo che il 6 dicembre fece 7 vittime nell’acciaieria torinese, Guariniello ha già concluso molto, e in tempi record per la giustizia italiana. Il giudice dell’udienza preliminare Francesco Gianfrotta ieri ha accolto per filo e per segno le richieste del procuratore aggiunto e dei pm Laura Longo e Francesca Traverso. Tutti rinviati a giudizio i sei imputati, e per i reati contestati dall’accusa. Il processo inizierà il 15 gennaio e si svolgerà in Corte d’assise perché in ballo c’è l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale per Harald Espenhahn, amministratore delegato della ThyssenKrupp Italia. E’ la prima volta che un reato così pesante viene contestato in un processo per morti sul lavoro. Ed è anche la prima volta che oltre ai dirigenti viene rinviata a giudizio l’azienda in quanto persona giuridica. Guariniello, a ragione, definisce «storica» la sentenza del gup: «Non era mai successo che si arrivasse a un rinvio a giudizio sia per le persone fisiche che per la società, riconoscendo in un caso anche l’omicidio volontario». Di omicidio colposo con colpa cosciente, oltre che di omissione dolosa di cautele infortunistiche, dovranno rispondere l’azienda e cinque dirigenti della Tk Italia: Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Daniele Moroni, Cosimo Cafueri. Nomi scanditi, dopo quello di Espenhahn, da una donna, parente di una delle vittime, fuori dall’aula dell’udienza preliminare. Con l’aggiunta: «Questo è solo l’inizio, adesso devono andare in galera». Il gruppetto dei familiari è uscito con le braccia alzate in segno di vittoria. Hanno ringraziato Guariniello e si sono dati appuntamento per la manifestazione che si terrà a Torino il 6 dicembre, organizzata dall’associazione Legami d’acciaio e dalla Rete nazionale per la sicurezza nei luoghi di lavoro. «Sarà un modo per ricordare i nostri sette compagni morti», spiega Ciro Argentino, che lavorava nell’acciaieria di corso Regina Margherita, «ma anche le vittime dell’amianto di Casale Monferrato, quelle della diossina di Taranto, e tutti quelli ogni giorno ci rimettono la vita per lavorare». La sentenza del gup non riporta in vita i sette amici bruciati vivi, aggiunge Argentino, però è un piccolo risarcimento per le tante cattiverie e angherie messe in atto dalla Thyssen. La più indigesta, per Ciro, è «la truffa dei verbali di conciliazione», che ha impedito a una cinquantina di dipendenti di costituirsi parte civile al processo. Hanno potuto farlo solo in 46 che non avevano firmato una «liberatoria» che la Fiom torinese, per altro, non ha mai riconosciuto. Oltre al gruppo di ex dipendenti Thyssen, in Corte d’assise le altri parti civile saranno i sindacati metalmeccanici torinesi, gli enti locali e Medicina democratica. Non i familiari delle vittime che, alla vigilia dell’udienza preliminare, avevano accettato un risarcimento di 13 milioni di euro. Ancora ieri mattina, prima che il gup si ritirasse in camera di consiglio, Guariniello e le duepmaveva ribadito le loro accuse corredandole con delle diapositive. Sull’ultima campeggiava una scritta: «Dunque è omicidio doloso! ». Fin qui la difesa dei manager della ThyssenKrupp ha sbagliato le previsioni. Ha rifiutato il giudizio abbreviato, un’ammissione di colpa che abbatte di un terzo la condanna. Ha scelto d’andare a processo sperando di contenerlo nei limiti del reato colposo. Invece il gup ha sottoscritto il «carico» calato da Guariniello, l’omicidio volontario contestato all’amministratore delegato. Così i manager della Thyssen finiranno in Corte d'assise, di fronte a giudici sia togati che popolari. Tutti positivi i commenti sul rinvio a giudizio. «Una sentenza di speranza», dice Antonio Bocuzzi, unico sopravvissuto al rogo.

 

.............

 

Fabbrica killer, due morti a Bologna

Da Il Manifesto del 18 novembre 2008

Giusi Marcante

BOLOGNA Il turno era ad un soffio dalla fine e quello era l’ultimo prodotto della giornata che veniva testato. Tre scoppi hanno spaccato il silenzio dell’ora di pranzo a Sasso Marconi facendo tremare i vetri delle case. Arrivavano dalla Marconi Gomma, una fabbrica che si trova praticamente in paese. Quella che il direttore tecnico e l’operaio stavano provando era l’ultima mescola, si chiama così l’unione della gomma con gli agenti chimici che la stabilizzano, dopo altre dieci che erano state inserite nel miscelatore. Un prodotto nuovo, un esperimento ma questo era la prassi nell’azienda dove lavorano una cinquantina di persone, il 40% immigrati. Qualcosa però è andato storto e una fiammata si è levata alta e improvvisa dal banbury (il nome tecnico del miscelatore) portandosi via Fabio Costanzi di 60 anni, ingegnere esperto ad un passo dalla pensione, e Iadav Ramjaz di 45 anni, operaio di origine indiana che da poche settimane era riuscito a far arrivare in Italia la moglie. Due persone morte e tre feriti in modo lieve: altri sei lavoratori sono stati medicati sul posto perché avevano inalato il fumo denso e alto che si è levato dopo lo scoppio. «Sono entrato con l’estintore, ho gridato tutti fuori – racconta Samir, un operaio – ma il fuoco aveva già ucciso i miei colleghi e uno èmorto nelle mie braccia». È un bilancio pesante per un incidente sul lavoro che accade a due passi da Bologna, sulla strada Porrettana dove i paesi si alternano alle zone industriali e dove la crisi morde anche qui realtà prima non toccate da problemi. Come questa fabbrica che per i sindacati non aveva mai dato particolari problemi di sicurezza ma si stava preparando ad avviare una procedura di cassa integrazione per alcuni lavoratori. Allo stesso tempo però aveva in programma di trasferirsi in un comune vicino. Via da quelle case dove vivevano persone che non la amavano, come quella donna che ieri ha gridato «questa è una tragedia annunciata, c’erano giorni in cui non si respirava, si alzavano nuvole nere che coprivano tutto. Abbiamo chiamato tante volte la Usl, non è cambiato niente». Il sindaco Marilena Fabbri ha voluto minimizzare queste affermazioni. «Possono esserci odori e fumi, ma non vuol dire che si tratti sempre di sostanze tossiche – ha detto - spesso intorno alle aziende c’è pulviscolo, ma non sono fumi dannosi per la salute, derivano dalla movimentazione di materie ». Cosa è accaduto in quel capannone? Lo dovrà accertare l’inchiesta coordinata dal pm Marco Mescolini che procederà per omicidio colposo e probabilmente individuerà già nei prossimi giorni degli indagati come atto dovuto per procedere alle necessarie consulenze. Per il momento il magistrato ha messo sotto sequestro lo stabilimento e alcuni computer. La notizia che lamacchina fosse difettosa viene rapidamente scartata nel corso del pomeriggio. Le prime informazioni farebbero pensare ad una reazione chimica all’interno del miscelatore che ha provocato l’esplosione. Il direttore generale e uno dei titolari della ditta, Jader Righetti l’ha definito un fatto «imprevedibile». «Costanzi lavorava con me da quindici anni – ha riferito il titolare – era praticamente un’autorità a livello nazionale in questo campo». Il miscelatore è spaccato in alcuni punti ma come conseguenza della deflagrazione non come causa. Il comandante dei vigili del fuoco Tolomeo Litterio ha parlato di un’«esplosione chimica probabilmente dovuta a pressione». Luciano Cardin, responsabile di produzione dell’azienda, ha detto di non sapere cosa sia accaduto ma ha aggiunto che «le cause non le sapremo mai». Quel lavoro «è la cosa più sicura che si possa fare e non servono protezioni particolari per farlo». Quanto al procedimento vero e proprio bisogna immaginare il miscelatore come una specie dimacchina impastatrice con delle pale che girano, si mettono all’interno polimeri e altri additivi che vengono mescolati fino ad ottenere l’impasto crudo in un processo che può arrivare anche a 130 gradi di temperatura. Alla Marconi Gomma si producono due diversi tipi di mescola, una più raffinata e una più grossolana nel capannone dove è avvenuto l’incidente. «Quelle di ieri le avevo preparate io stesso giovedì scorso», spiega Haddou Abderahim che lavora lì da vent’anni. In quest’azienda sono molti gli immigrati: marocchini, tunisini e indiani. Come Iadav che guadagnava mille e cento euro al mese, aveva una figlia di 18 anni in India e viveva in una frazione di Marzabotto a pochi chilometri dalla fabbrica. La moglie ieri quando ha ricevuto la notizia non ha retto al dolore e si è sentita male: è stata ricoverata all’ospedale. Questa mattina in fabbrica ci sarà un’assemblea di lavoratori convocata dalle rappresentanze sindacali e un’ora di sciopero è stata proclamata dai chimici della Filcem Cgil. Anche Iadav aveva la tessera del sindacato.

 

.......................

 

Sasso Marconi, esplode una fabbrica di gomme: due morti

Da Unità on line

Erano le 13.40 a Sasso Marconi, provincia di Bologna, quando alla “Marconi”, una fabbrica di gomme, è esploso un macchinario e si è scatenato un incendio. Il direttore dello stabilimento e un operaio sono morti sul colpo, carbonizzati dalla fiammata. I feriti più gravi, invece, sono tre, di cui uno in gravi condizioni. I Vigili del Fuoco sono riusciti immediatamente a domare le fiamme, evitando che l’incendio diventasse di dimensioni elevate e che si verificassero fuoriuscite di liquidi o fumi. I due morti sono il direttore dello stabilimento, Marconigomma, Fabio Costanzi, 56 anni, e un operaio indiano di 45, Iadav Ramjaz. Secondo quanto ha raccontato il responsabile del personale, i due stavano lavorando ad una mescola in gomma (il prodotto in cui è specializzato lo stabilimento) sperimentale. Erano a fine turno, intorno alle 13.30, quando è avvenuta l'esplosione della macchina. «L'esplosione ha provocato un grande incendio - ha spiegato Dervishi Zamir, un dipendente dalla fabbrica - abbiamo provato a spegnerlo e a tirare fuori i nostri compagni, ma il fuoco non ce lo ha permesso e sono morti tra le nostre braccia». Secondo il comandante dei vigili del fuoco di Bologna, Tolomeo Litterio, a causare l'esplosione del macchinario miscelatore è stato l'«innesco di una miscela di polveri»: «Quello che si sa è che lo scoppio è avvenuto mentre il mescolatore (che tecnicamente si chiama «banbury») veniva caricato manualmente. Il macchinario esploso, spiega Litterio, «è un contenitore che utilizza vari materiali per formare mescole per la produzione di gomma. Si apre per la carica manuale e proprio in quella fase, mentre le due persone lo stavano caricando, è avvenuta l'esplosione». «L'esplosione - prosegue Litterio- ha causato una fiammata non lunga nel tempo ma di alta temperatura, per questo motivo ci sono state due vittime». Gli altri operai feriti, più lontani dal luogo dell'incidente, sono invece stati colpiti dai frammenti dei macchinari e dei vetri o hanno inalato gas ad alta temperatuia. Severi i commenti per le nuove morti bianche. «Ancora due morti e quattro feriti. È il tragico bilancio dell'incidente sul lavoro oggi avvenuto a Sasso Marconi. E mentre continuiamo ad assistere a queste tragedie quasi quotidiane il governo resta inerme. Non solo non applica le nuove norme sulla sicurezza previste dal testo Damiano ma pensa anche a modificarle, depenalizzando le responsabilità delle drammatiche morti». Lo dichiara Paolo Nerozzi, senatore del Pd e vicepresidente della commissione parlamentare d'inchiesta sugli incidenti morti sul lavoro. «Il Pd è vicino alle famiglie delle vittime della fabbrica di Sasso Marconi - aggiunge Nerozzi - e, di fronte al loro dolore, chiede l'immediata applicazione del testo unico sulla sicurezza sui luoghi di lavoro voluto da Damiano e approvato dal governo Prodi. Se non si applica quel testo si è corresponsabili dei tantissimi incidenti e delle troppe morti sul lavoro che avvengono in Italia».

17 Nov 2008

 
< Prec.   Pros. >

page counter