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CGIL senza invito va allo sciopero PDF Stampa E-mail
giovedì 13 novembre 2008

da Il manifesto - 13 novembre 2008

Antonio Sciotto

ROMA L’invito a Palazzo Grazioli - residenza romana di Berlusconi - non ha certo rasserenato gli animi: il «summit» sulla crisi che si è tenuto due sere fa, era riservato infatti solo a Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil), insieme ai ministri economici e del lavoro, e al presidente della Confindustria Emma Marcegaglia: ha sancito la volontà del governo di separare i sindacati, spingendo amaggior ragione la Cgil a indire lo sciopero generale.

Al Direttivo di ieri, il segretario Guglielmo Epifani ha definito «gravissimo» quello che è accaduto in casa del premier, e con un voto all’unanimità ha ricevuto il mandato per proclamare lo stop generale della confederazione il prossimo 12 dicembre. Le modalità verranno decise dalla segreteria di lunedì prossimo,ma pare già definito che non sarà di 8 ore con manifestazione a Roma, ma molto più probabilmente di 4 ore con iniziative e presidi territoriali.

Appare evidente, a questo punto, che anche imetalmeccanici e il pubblico impiego sciopereranno secondo le direttive che verranno impartite dalla segreteria confederale, e che dunque la manifestazione nazionale dei meccanici prevista per il 12 dicembre verrà convertita in iniziative territoriali. Ma è significativo che Fp e Fiom - da cui era nato l’impulso per la fermata generale, e che erano pronte a sfilare insieme a Roma in un corteo nazionale - abbiano fissato le loro direzioni in contemporanea, subito a seguire la segreteria Cgil di lunedì. Un’intesa tra le due categorie che viene confermata.

Tornando a Epifani, ha spiegato al Direttivo che «quello che è accaduto ieri sera (due sere fa, ndr), se confermato, è gravissimo, senza precedenti ». «Il presidente Berlusconi - ha continuato - dimostra così di non avere alcun rispetto nei confronti dei suoi interlocutori, quando esprimono opinioni diverse dalle sue. Sul tema della crisi il governo non prevede momenti formali di confronto con tutte le parti sociali, mentre quelli ‘riservati’ li tiene solo con alcuni soggetti, escludendo la Cgil, l’Ugl e tutte le altre rappresentanze di impresa. Nei confronti della Cgil è un comportamento particolarmente grave perché abbiamo inviato al governo e alle altre parti sociali una piattaforma con le proprie proposte per affrontare la crisi - ha aggiunto Epifani - Il governo esprime la volontà di non aprire un confronto con la Cgil».

Il leader della Cgil ha chiesto quindi «un immediato incontro con il governo» e ha annunciato che invierà una lettera ai segretari di Cisl e Uil e al presidente di Confindustria con la quale chiederà conferma dell’incontro a Palazzo Grazioli: «Quell’incontro, se confermato, apre un problema formale nei rapporti con gli altri sindacati e con la Confindustria». Passando all’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Direttivo Cgil - anche questo, un fatto importante - esso «approva la proposta per far fronte alla crisi economica e sociale presentata all’Assemblea delle delegate e dei delegati» il 5 novembre scorso.

Il testo continua affermando che «di fronte ai problemi del Paese, il governo ha il dovere di aprire un confronto serio e trasparente con le grandi forze di rappresentanza sociale. La scelta di non aprire questi tavoli, di sostituirli con incontri, più o meno riservati, che tendono a escludere i più, a partire dalla Cgil, e dalle altre associazioni di impresa, rappresenta un fatto di eccezionale gravità, proprio mentre tutto esige regole democratiche e trasparenti, di democrazia e rappresentatività sindacale.

Questo fatto, insieme, racchiude l’esistenza di una conseguente relazione tra lo stato del confronto sulla riforma del modello contrattuale e la volontà del governo di dividere le organizzazioni sindacali e premere in direzione di un accordo separato». Dalle ultime parole, si vede chiaramente che la Cgil legge in questa fase politica l’intento esplicito del governo di riaprire una stagione di accordi separati, a partire da quello con la Confindustria sulle regole contrattuali, come già d’altra parte avvenne con il Patto per l’Italia del 2002, quello che diede la stura alla legge 30, la cosiddetta «legge Biagi» che in pochi anni ha aggravato la precarizzazione del lavoro.

Appare in «brodo di giuggiole» il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, sostenitore pervicace dell’isolamento della Cgil, che ieri a più riprese ha dichiarato che «ormai la Cgil si è isolata, più per valutazioni politiche che sindacali». Raffaele Bonanni ha taciuto, mentre Luigi Angeletti ha rincarato affermando che «nella Cgil è prevalsa la linea dell’antagonismo».

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La CISL cambia idea, domani niente piazza

Eleonora Martini

ROMA La notizia colpisce ma non è inaspettata: la Cisl, rompendo l’unità sindacale raggiuntamiracolosamente sulla scuola, revoca lo sciopero nazionale dell’università e della ricerca proclamato insieme a Cgil e Uil per domani. La ritirata, seguita a ruota dall’Ugl e dallo Snals-Confsal, non sembra però creare troppe difficoltà all’Flc-Cgil che ha già messo in moto la grande macchina organizzativa per la manifestazione di venerdì. E perfino la Uil-Università e Ricerca, seppur tentata, al momento conferma la mobilitazione: «Non ci sono ragioni per revocarlo», assicura il segretario Alberto Civica. Male motivazioni della Cisl-università e della Cisl-Ricerca (è l’unico dei tre sindacati confederali a gestire separatamente i due settori) sono di quelle che si fa davvero fatica a capire fino in fondo. «Vogliamo evitare ciò che è successo con la scuola: dopo la grandissima manifestazione del 30 ottobre c’è stato il buio, la chiusura totale del governo a qualunque trattativa – spiega AntonioMarsilia, responsabile del settore universitario –Ora invece dobbiamo provare a non farci sfuggire l’ampia disponibilità dimostrata dal ministro Gelmini ad aprire un tavolo di confronto».

Un dietro front arrivato il giorno dopo l’incontro tra i confederali e la titolare del dicastero dell’Istruzione che si è concluso solo con una dichiarazione di intenti messa nero su bianco in un documento che l’Flc-Cgil ha rifiutato di controfirmare. E addirittura prima dell’incontro previsto per questamattina tra il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta e i presidenti degli enti di ricerca, fissato per accertare se ci fossero davvero le possibilità di stabilizzare tutti i precari del settore, così come la ministra Gelmini si è «impegnata a verificare».

Ma per il segretario Cisl-Ricerca, Pino de Biase, non c’è nulla di strano: «La differenza, rispetto alla nostra posizione sulla scuola – risponde a domanda specifica – è che in questo caso non ci sono solo promesse ma un dato concreto e acquisito che è il decreto legge appena pubblicato sulla Gazzetta ufficiale che esenta gli enti di ricerca dal taglio della pianta organica». Un decreto che piace anche ai rettori della Crui convocati ieri dalla ministra Gelmini alla ricerca di consenso sulle Linee guida della riforma universitaria.

Certo, butta le mani avantiDe Biase, «l’apertura di una linea di credito non è una delega in bianco e a vita: se non risponderanno positivamente agli impegni assunti, noi agiremo di conseguenza». Promesse e chiacchiere che non hanno convinto invece Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, che martedì sera aveva abbandonato il tavolo prima dei suoi colleghi dando immediata conferma della mobilitazione di domani. «Abbiamo apprezzato alcune aperture del ministro Gelmini e vogliamo affrontare seriamente un percorso riformatore – sostiene Pantaleo –ma bisogna sgombrare il campo da alcune scelte fatte dal governo e revocare i tagli all'università previsti dalla legge 133.

Punti sui quali la ministra ha già detto che non si può discutere. Se entriamo nel merito, insomma, Gelmini ha dato solo risposte insufficienti e aleatorie promettendo di farsi portavoce delle nostre istanze con gli altri ministri di governo ». In effetti nel documento rilasciato a Cisl e Uil, la ministra non fa altro che impegnarsi «a verificare » la possibilità di esaudire cinque richieste avanzate dai sindacati. Primo: trovare i fondi per i rinnovi contrattuali del biennio 2008-2009 che, essendo stati tagliati dalla finanziaria, attualmente sono tutti a carico degli atenei. Secondo: le risorse derivanti dai tagli previsti dalla legge 133 devono essere rinvestite nei rispettivi comparti. Terzo: stabilizzare tutti i precari della ricerca. Quarto: liberare da vincoli e tetti previsti nella legge 133 tutte le risorse recuperate dal turn over dei lavoratori, verificando «la possibilità di abolire le piante organiche fino al 2012, legando la spesa del personale all’ 80% delle risorse correnti dell’anno precedente». Quinto: stabilizzazione dei precari docenti e tecnico- amministrativi dell’Afam (Alta formazione artistica e musicale) e del fondo di 20 milioni di euro per il rinnovo contrattuale e l’aumento degli stipendi. Per ultimo, la ministra incassa una legittimazione non da poco al progetto governativo di riforma universitaria – e ci si può scommettere che non perderà occasione di utilizzarla – impegnandosi ad «avviare due tavoli tecnici per l’università- Afam e la ricerca» dove mettere a punto, «sulla base delle linee guida approvate dal consiglio deiministri», i processi di riforma. In cambio concede, perché no, di aggiungere – racconta il segretario Uil, Alberto Civica – un riferimento alle fondazioni e la riorganizzazione degli enti. Tanto basta alla Csil per dire, come fa De Biase, che «se l’impegno del ministro fosse rispettato ci troveremmo davanti a un cambio radicale dell’attenzione mai riscontrata negli ultimi quindici anni ». Ma, come dice lo stesso Civica, che forse oggi però ci ripenserà, «è una partitaccia, mi sembra di giocare a pocker».

Come dire, se entriamo nel merito delle questioni si capisce che è tutto un bluff.

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da Liberazione - 13 nov 2008

E' sciopero generale Il 12 dicembre si ferma il sindacato di Epifani

Andrea Milluzzi

Il 12 dicembre. Mancava solo la data, adesso c'è: lo sciopero generale della Cgil si terrà il 12 dicembre. Con un voto unanime al termine del secondo giorno di direttivo, il sindacato di Corso d'Italia rompe gli indugi e attacca frontalmente: «Di fronte ai problemi del Paese, il Governo ha il dovere di aprire un confronto serio e trasparente con le grandi forze di rappresentanza sociale. - si legge nel dispositivo dell'organismo sindacale - La scelta di non aprire questi tavoli, di sostituirli con incontri, più o meno riservati, che tendono a escludere i più, a partire dalla Cgil, e dalle altre associazioni di impresa, rappresenta un fatto di eccezionale gravità, proprio mentre tutto esige regole democratiche e trasparenti, di democrazia e rappresentatività sindacale». Si narra di un Epifani infuriato che, rompendo la prassi dei direttivi, anche ieri ha aperto i lavori del direttivo, per dire che tutte le cautele adottate il giorno prima non avevano più motivo di esistere.

Cosa è successo per far infuriare così tanto il segretario della Cgil? E' successo che a casa di Berlusconi, a palazzo Grazioli, si stava tenendo un incontro riservato fra i vertici del governo, di Confindustria, e di Cisl e Uil. Troppo, davvero troppo per cercare di tenere in piedi quel poco che rimane dell'unità sindacale. Tanto che l'Epifani furioso si prendeva la libertà di dire che Cisl e Uil si sarebbero sfilate dallo sciopero unitario contro la riforma Gelmini. Cosa che poi è puntualmente avvenuta, almeno per quanto riguarda la Cisl.

Rotti gli indugi, il direttivo ha deciso: almeno 4 ore di sciopero e manifestazioni territoriali con modalità da decidere lunedì nel corso della segreteria confederale. Il 12 dicembre è il giorno dello sciopero dei metalmeccanici della Fiom che lunedì decideranno come confluire nell'appuntamento generale: «Non andremo certamente per conto nostro, vedremo come fare. - puntualizza Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom - Certo è che quello del 12 deve essere un punto di partenza per la Cgil verso un grande sciopero nazionale di 8 ore con tanto di manifestazione nazionale che blocchi il Paese». A confluire nello stop generale anche la mobilitazione annunciata degli statali. E restano in piedi gli scioperi del 14 novembre dell'Università e del commercio il giorno successivo.

Lo sgarbo pesante alla Cgil da parte di controparti e alleati (ex?) sindacali giunge dopo mesi di silenzio sulla piattaforma per uscire dalla crisi economica che da Corso Italia era stata presentata al governo il 5 novembre scorso. Ossia: iniziare una politica di aumento dei redditi da lavoro dipendente, di sostegno all'occupazione e studiare una terapia d'urto contro la crisi economica che si annuncia sempre più pesante. Tre proposte, zero risposte. Anzi, per dirla con Epifani «una convocazione segreta inaudita e foriera di un clima pericoloso nelle relazioni sindacali». E di certo il dietrofront della Cisl sull'Università non aiuta. Né aiutano le parole del leader della Uil, Luigi Angeletti che para e rimanda al mittente le accuse dicendo che è la Cgil a tentare di dividere il fronte sindacale «con i suoi continui strappi e la diserzione dei tavoli anche con le controparti naturali».

Cremaschi avanza una teoria: «La Cgil è a un passaggio delicatissimo: la concertazione è finita e Cisl e Uil l'hanno sostituita con l'idea della complicità. Ossia, si cerca un'intesa su tutto con governo e Confindustria in cambio della cogestione attraverso gli enti bilaterali. Questa non è la via della Cgil che comunque manca ancora di una piattaforma per uscire da sinistra dalla concertazione. Comunque sia, ogni via che intraprenderà la Cgil non avrà niente a che vedere con quanto succederà nella sinistra politica». Un monito che si ritrova in qualche modo nelle parole di Maurizio Zipponi (Prc): «La decisione dello sciopero generale da parte della Cgil fa riflettere tutta quella sinistra che con la puzza sotto il naso aveva giudicato irrecuperabile questo sindacato. La Cgil dimostra ancora una volta di essere il punto più alto della tenuta democratica del paese, della rappresentanza diretta dei lavoratori in quanto capace di ascoltare la loro insopportabilità della condizione di lavoro».

Fatto è che dalla sinistra politica lo sciopero della Cgil viene salutato con particolare favore, sia nelle parole di Gianni Pagliarini (Pdci) che del segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero: «Esprimo la mia più totale e piena solidarietà alla Cgil, che il governo delle destre cerca in modo sempre più chiaro e minaccioso di isolare. Il governo punta a isolare e a spaccare il sindacato, la Cgil fa bene a opporsi e a denunciare questo tentativo come pure ad aver deciso di proclamare lo sciopero generale contro le politiche di Berlusconi e di Confindustria, vera ispiratrice di tale disegno» conclude Ferrero. Resta in piedi, dicevamo, lo sciopero di domani dell'Università, agli atti la defezione della Cisl, «ma la Uil ci sarà, ci hanno rassicurato» dice Mimmo Pantaleo, segretario della Cgil Scuola. «Così come lo sciopero generale del 12 dicembre ha una piattaforma precisa e puntualmente ignorata, anche la nostra mobilitazione ha delle richieste che il governo elude: la cancellazione della 133, la legge Gelmini e del decreto Brunetta, oltre allo stanziamento di risorse per dei contratti dignitosi.

Niente, nessuna risposta se non l'inutile convocazione da parte della Gelmini che non ci è servita a niente». Alla Cgil non sarà servita, ma alla Cisl sì visto che non sarà più della partita: «E' un atto incomprensibile, non mi sembra che la volontà al confronto del governo sia gran cosa. Io credo che sia un dovere del governo aprire un confronto con i sindacati. Sinceramente, non capisco le ragioni di questa decisione».

 
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