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L’Alitalia in lotta, senza sciopero PDF Stampa E-mail
marted́ 11 novembre 2008

«Sciopero» fantasma nella compagnia aerea, dove invece viene confermata lamobilitazione «nel pieno rispetto delle regole». Decine i voli cancellati. Bloccati anche i trasporti pubblici, per il contratto della mobilità. Intanto l’industria registra un nuovo crollo L’Alitalia in lotta, senza sciopero

Da Il Manifesto dell'11 novembre 2008

Francesco Piccioni

FIUMICINO La stupidaggine arriva ad assemblea conclusa. Dopo ore ed ore di discussioni, serie, appassionate e intelligenti come sanno esserlo soltanto quelle tra persone che si giocano il posto di lavoro. Ossia la vita. E sorprende che ci sia sempre, anche in queste condizioni, chi non capisce dove si trova; o la portata della posta in gioco. Eppure gioca. Non è difficile spiegare da dove venga quel fantomatico «sciopero» dichiarato all’improvviso, verso le 16 di ieri, da un «comitato » che non a caso non comprende nessuna delle organizzazioni che da giorni – non avendo sottoscritto i contratti imposti dalla Compagnia aerea italiana (Cai) – stanno sviluppando la mobilitazione all’interno di Alitalia.Una battaglia difficile, contro un’azienda che non c’è più (e che quindi non subisce alcun danno da uno sciopero) e una che non c’è ancora; con il governo come vero dominus di uno scontro fuori di ogni regola. Una battaglia che alla fin fine ha stabilito un percorso, fissando lo sciopero legalmente indetto al 25 (data prenotata dalla Cub, cui tutte le sigle «ribelli» hanno dato adesione), e stabilendo fin lì un «codice di comportamento» improntato al rigido rispetto delle norme fissate nei manuali operativi. Non è poco, in un lavoro dove alla fin fine ognuno è solo con se stesso e un gruppo di colleghi che si può contare sulle dita di una mano. E’ molto, invece. Tant’è vero che ieri quasi tutti i voli hanno portato ritardi più omeno apprezzabili; alcuni sono stati cancellati. Senza sciopero. Una situazione che comincia a farsi difficile per il governo (la Cai, come spiegano i dipendenti, aveva rinunciato già due volte a presentare l’offerta; solo Berlusconi li ha sempre riportati in gioco), ancora «padrone » del pacchetto azionario e al tempo stesso «garante» degli accordi stracciati un attimo dopo la firma. Al punto che molti – nel governo – puntano sul possibile «incidente » in grado di trasformare un complesso problema di relazioni industriali in una «questione di ordine pubblico». Basta far caso a quanti politici parlano della mobilitazione abusando di metafore militari («non ci faremo intimidire», «andremo avanti lo stesso», ecc). L’assemblea di ieri doveva comunque far conto anche con una esasperazione vera. Mesi di finte trattative «con un pistola puntata alla tempia», di acquirenti che vanno e vengono, prospettive di vita che si disfano... Eppure prevaleva nettamente il ragionamento. Fa effetto vedere all’opera certi meccanismi. La «lotta» non è un dovere ideologico. «Si fa», cresce con in capannelli di persone che discutono tra loro; prende corpo e si modifica secondo gli interventi. Dipende da chi sei, che storia hai, chemansione copri nella «produzione» (c’è poco da fare: in una compagnia aerea il personale di volo è la «figura centrale»; i piloti in primis), quanto pesi come sindacato. Ma dipende anche dagli umori, dalle presenze. E dagli osservatori – i media – quasi mai disinteressati. E’ qui che le proposte «estreme» possono diventare «di destra». La polizia è a 5 metri. Un gruppo – nemmeno numeroso – propone il «blocco totale subito». Si siedono in terra vicino al varco degli equipaggi. E’ un gesto pocomeno che simbolico (i varchi sono sei: chi deve salire su un aereo ha altre cinque alternative), ma eccita le «forze dell’ordine». Basterebbe identificare i protagonisti della mini-protesta per veder partire altrettante lettere di licenziamento chemetterebbero in difficoltà tutti gli altri. Partono le discussioni. Da un lato si cerca di convincere la polizia ad attendere, dall’altro di far tornate indietro la manifestazione improvvisata. Ci si riesce: tutti d’accordo nel togliere il «blocco». Poi ci si scioglie, di fatto. Poco più di cento restano sul piazzale. Qualcuno mette ai voti una «mozione» per lo sciopero subito. C’è chi la contesta (Paolo Maras, dell’Sdl). Passa per un pelo. Un attimo dopo Alitalia informa i passeggeri (e soprattutto le agenzie di stampa) che per oggi non garantisce i voli. La stupidaggine era davvero molto attesa. Basti pensare che tra gli scioperanti a sorpresa non c’è un solo pilota. Gli aerei, oggi, decolleranno lo stesso. Un po’ in ritardo magari, come deciso in assemblea. Il resto è cronaca. Il «garante» per gli scioperi nei servizi pubblici apre un’inchiesta (ne sono stati dichiarati 15, da qui a maggio) e convoca le parti. E siccome interpreta in modo originale il ruolo di «garante » chiede preventivamente la precettazione dei lavoratori (pensate voi se fosse stato un giudice...). Ilministro dei trasporti, Altero Matteoli, approva il suggerimento a tambur battente. L’Enac – come da copione – si è messa ad indagare sugli «scioperi» che ancora non ci sono. Anpac, Up, Sdl, Avia e Anpav confermavano il tipo dimobilitazione già in atto, dove la parola «sciopero» ricorre solo per la scadenza del 25. Di reale c’è solo il numero degli aerei che portano ritardo, in crescita. Sono iniziate anche le cancellazioni, perché i ritardi – in questo settore – tendono ad accumularsi, fino a non essere recuperabili nel corso della giornata. Per oggi è previsto un ncontro tra i sindacati confederali – firmatari dei contratti-capestro proposti da Cai – per discutere su cassa integrazione e mobilità (le procedure sono state avviate da Alitalia, con l’invio delle lettere ai dipendenti per «cessata attività»), con molti probllemi per quel che riguarda il pagamento delle tredicesime e i carichi di lavoro di novembre (che finiranno probabilmente nelle «insinuazioni al passivo»). Come dicevano ieri a Fiumicino: «se magari qualche sindacato confederale si fosse fatto vivo per illustrarci, in assemblea, cos’è che hanno firmato quella notte a palazzo Chigi...».

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A furia di soffiare sul fuoco il governo ha ottenuto quello che voleva: dividere i lavoratori dell'Alitalia, facendo leva sulla loro sacrosanta esasperazione

Da Liberazione dell'11 novembre 2008

Roberto Farneti

A furia di soffiare sul fuoco il governo ha ottenuto quello che voleva: dividere i lavoratori dell'Alitalia, facendo leva sulla loro sacrosanta esasperazione. Con l'obiettivo di indurli a compiere gesti che potessero offrire pretesti per interventi autoritari in nome dei diritti dei passeggeri. I risultati di questa strategia della provocazione si sono visti ieri con la proclamazione di uno sciopero spontaneo immediato, deciso con appena 130 voti favorevoli e 80 contrari, al termine di una drammatica assemblea che all'inizio aveva visto la partecipazione di oltre un migliaio di persone assiepate nel piazzale antistante il varco equipaggi dell'aeroporto di Roma Fiumicino. Come era facile prevedere lo sciopero, iniziato alle 18, ha avuto vita breve. Appena due ore, il tempo tecnico perchè il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, avviasse le procedure di precettazione. A proporre lo sciopero era stato il comitato di lotta costituito una decina di giorni fa nello scalo romano e di cui fanno parte singoli lavoratori e rappresentanti del sindacato di base Cub. Inascoltato l'invito a restare uniti giunto dai rappresentanti di Anpac, UP, Anpav, Avia e SdL Intercategoriale, le cinque sigle che formano il "fronte del no" al ricatto della Cai di Roberto Colaninno - ricatto sostenuto dal governo - e che hanno fissato un percorso di lotta articolato che prevede 15 giorni di sciopero dal prossimo 25 novembre fino al 26 maggio 2009. Non basta: da alcuni giorni i piloti stanno attuando uno "sciopero bianco", con l'applicazione letterale del manuale operativo. La protesta sindacale ha già determinato la cancellazione di numerosi voli, oltre cento nella sola giornata di ieri tra Fiumicino e Linate. «Non tappando le inefficienze aziendali, non reggono - ha provato a spiegare Fabio Berti, presidente dell'Anpac, ai lavoratori riuniti in assemblea - ci sono assistenti di volo che fanno le pulizie, piloti che trainano e si sostituiscono al personale di terra mancante. La nostra professione è irrinunciabile e si è visto. Cai vuol far credere di poter gestire la compagnia senza personale navigante e di terra ma non è così». Il comandante Berti ha quindi rivolto un appello all'unità: «Abbiamo un obiettivo che è identico - ha sottolineato ancora il presidente dell'Anpac - stiamo pianificando le cose giuste, la lotta non finisce oggi perchè con un'azione traumatica avremmo una precettazione dopo 20 minuti. Non ci deve essere spaccatura, c'è una strada precisa, dovete avere fiducia». Altrettanto appassionato l'intervento di Paolo Maras, di SdL: «Al ministro Matteoli - ha detto Maras - diciamo che è inaccettabile che migliaia di lavoratori debbano ingoiare l'inferno che è stato loro preparato. Qui non ci sono i ribelli del no ma chi vuole difendere la democrazia, libertà e il diritto al lavoro. Tutti devono sapere che Alitalia è un banco di prova. C'è una santa alleanza tra poteri forti e i sindacati complici contro quei principi ai quali noi vogliamo rinunciare». In chiusura, Maras ha anche ricordato che Cai «verserà 275 milioni di euro di risorse liquide e incasserà 200 milioni grazie agli sgravi fiscali che otterrà assumendo personale in cassa integrazione». Parole, queste, che hanno scatenato la reazione dei lavoratori che hanno cominciato a urlare «ladri, ladri». Non solo i lavoratori. Anche le istituzioni locali del Lazio sono preoccupate per le pesanti ricadute che il piano Cai per l'Alitalia avrà sul territorio, in termini occupazionali ed economici. L'argomento è stato affrontato ieri nel corso di una iniziativa organizzata dal Prc presso il Teatro Traiano di Fiumicino città. «Scriverò una lettera a Berlusconi per chiedere la riapertura delle trattative», ha annunciato il governatore del Lazio Piero Marrazzo. «Nessuno pensi di dare a Cai anche le rotte che non utilizza», ha quindi ammonito Marrazzo. Unanime la richiesta rivolta al governo da parte dei rappresentanti del Prc nelle amministrazioni locali affinché siano garantiti ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori, proprio per dare il tempo alle stesse amministrazioni di predisporre politiche industriali nei servizi. Per il segretario del Prc, Paolo Ferrero, quella Alitalia è una vertenza emblematica: «Se passano questi principi e queste pratiche qualsiasi azienda italiana - ha spiegato Ferrero - può rivendicare rispetto ai lavoratori e pretendere l'appoggio del governo a decidere qualsiasi cosa togliendo qualsiasi forma di democrazia, diritti, trasparenza. Per questo la lotta dei lavoratori Alitalia è anche la lotta di tutti i lavoratori dei trasporti», ieri in sciopero per un contratto che non arriva. «Le lotte - ha concluso Ferrero - dimostrano che non è il governo ma i lavoratori che non si fanno intimidire». Intanto Cai si appresta a incassare il via libera dalla Commissione Europea all'acquisto di Alitalia. A quanto si apprende, Bruxelles rileva che «non c'è continuità» tra la vecchia e la nuova Alitalia, e che la vendita a Cai può procedere, sia pure sotto stretto controllo. Quanto al prestito ponte, confermato che dovrà essere restituito dalla vecchia Alitalia, quella cioè guidata dal commissario straordinario Augusto Fantozzi, e a prezzi di mercato che si applicano a un'azienda destinata a fallire. 11/11/2008

 
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