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IL LAVORO IN EUROPA Riflessioni dopo il Forum Sociale Europeo di Malmö PDF Stampa E-mail
lunedì 10 novembre 2008
malmo Incontro pubblico giovedì 13 novembre - ore 20:30 Milano - negozio CHIAMAMILANO, Largo Corsia dei Servi 11 Mentre l’impatto della crisi economica si abbatte sull'Europa, i lavoratori difficilmente potranno confidare sul cosiddetto modello sociale europeo e sulla sua capacità di evitare i danni che la crisi porterà in Europa come nelle altre aree regionali del mondo.

Di fatto gli obiettivi fondamentali dell'Unione Europea sono oggi subordinati ai principi delle politiche neoliberiste. Sistemi previdenziali e assistenziali pubblici tendono ad essere privatizzati in molti Stati per garantire nuovi mercati ai capitali privati. La precarietà del lavoro si estende all’intera esistenza di un numero crescente di lavoratori.

La contrattazione collettiva subisce un attacco diretto da parte delle istituzioni europee: negli ultimi due anni la Corte Europea di Giustizia si è pronunciata con alcune sentenze (una delle quali promossa direttamente dalla Commissione Europea, non quindi da una impresa privata), stabilendo che i diritti del lavoro, il diritto di sciopero e il diritto alla contrattazione collettiva, secondo la legislazione europea, sono sì tutelati, ma sono subordinati al diritto a competere liberamente da parte delle imprese.

Le istituzioni europee sono sul punto di approvare una Direttiva sull'orario di lavoro, che non solo consentirà alle imprese di imporre ai lavoratori orari settimanali che superano le 60 ore, ma che favorirebbe la contrattazione individuale in luogo di quella collettiva. Le politiche sui migranti si muovono su un doppio binario: da un lato con la Direttiva della "carta blu" si aprono dei canali preferenziali di accesso all'Europa per lavoratori altamente qualificati e istruiti, dall'altro le politiche nei confronti degli stranieri senza documenti e di quelli meno qualificati si indirizzano verso un approccio sempre più xenofo, che legittima e "regolamenta" la detenzione (fino a 18 mesi) e la "deportazione" degli irregolari (il termine usato in inglese nella Direttiva è “deportation”, che nella versione italiana i traduttori di Bruxelles hanno opportunamente ammorbidito col termine "rimpatrio").

Di fronte a questo quadro sempre di più sono i sindacati che, insieme ad associazioni e movimenti di vari territori, si mostrano apertamente critici ai progetti dell'Europa neoliberista e il Forum Sociale Europeo di Malmö è stato un interessante laboratorio per gli sviluppi futuri. Per ricostruire nuove forme di solidarietà internazionale capaci di evitare la competizione al ribasso che è uno dei tratti fondamentali del capitalismo globalizzato, anche in Europa c'è bisogno di strategie e azioni nuove.

Ne parliamo con le delegazioni di SdL intercategoriale e Cub che hanno partecipato ai lavori del Forum Sociale Europeo di Malmö.

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