Home arrow rassegna stampa arrow Fabrizio Tomaselli:«La rabbia dei lavoratori può riesplodere da un momento all’altro»
Fabrizio Tomaselli:«La rabbia dei lavoratori può riesplodere da un momento all’altro» PDF Stampa E-mail
mercoledì 05 novembre 2008

da Liberazione - 5 novembre 2008 

Fabio Sebastiani

Quattro ore di assemblea non sono facili per nessuno. Quella di Fiumicino di lunedì è stata davvero al cardiopalma. Come è andata? E’ stata una assemblea molto tesa, come non se ne vedevano da anni. Per la prima volta si sono mescolate le tre categorie dei lavoratori come mai era successo proprio perché accumulati da obiettivi e bisogni comuni. Questo ha prodotto, insieme alla tensione di queste settimane, una situazione difficile ed esplosiva.

Lo testimonia, se vogliamo, l’atteggiamento nei confronti della stampa. Ci sono state diverse spinte da parte di alcuni gruppi di lavoratori per intraprendere azioni di lotta. Cosa avedte fatto a quel punto? Abbiamo cercato di spiegare che la necessità era di dimostrare la compatezza dell’intera categoria rispetto a un accordo che non rappresenta quello che i lavoratori si aspettavano e soprattutto quello che il diritto esige.

Gli accordi di palazzo Chigi non sono stati rispettati. Alla fine è emerso un mandato per tentare di riaprire la trattativa e mettere in atto le azioni che servono. Discutendo con i lavoratori si è compreso collettivamente che una risposta immediata non sarebbe stata compresa all’esterno. Rimane ferma e forte la necessità di rispondere al tentativo di Cai di imporre una scelta al di là della reale rappresentanza dei lavoratori.

Come pensate che possa esserci la riapertura del tavolo di confronto? E’ evidente che le risposte di oggi (ieri, ndr) di Colaninno e Matteoli e Sacconi non vanno nella direzione di uno sviluppo sereno della vertenza. Quello che in qualche modo siamo riusciti a gestire all’interno dell’assemblea è chiaro che può riesplodere da un momento all’altro. Tenteremo in tutti i modi in queste ore di riaprire i contatti e quindi un confronto con le controparti e/o con il governo. Se ciò non sarà possiblie è evidente che si ripresenterà la stessa sistuazione che avevamo ieri.

E’ chiaro che nello scontro su Alitalia passa un pezzo dell’attacco al contratto nazionale. C’è da dire che non è un caso che dentro Cai ci sia la Confindustria. E’ evidente che Alitalia rappresenta un banco di prova e i lavoratori le cavie. Si sta cercando, e si è quasi riusciti purtroppo con l’avvallo di Cgil Cisl e Uil, ad innestare nella trattativa proprio quei principi che la stessa Cgil non ha sottocritto nella riforma dei modelli contrattuali.

Per esempio il rapporto diretto ed esclusivo tra azienda e lavoratore. Questo in ambito di Alitalia viene ancora più accentuato da un fatto specifico, che non abbiamo un contratto nazionale. L’unico contratto esistente quello di Cai è un contratto aziendale. C’è un rapporto esclusivo tra Rsu e d azienda quasi escludendo le organizzazioni sindacali. Sembra uno strumento più democratico, ma di fatto non lo è perché non ci sono agganci a livello generale. Vogliamo spiegare una volta per tutte questa vicenda delle limitazioni alle assunzioni che Cai ha scritto in modo indecifrabile.

Quello che è stato firmato prevede che per i lavoratori che pongano problemi di impiego l’azienda si riserva l’assunzione o meno. L’azienda fa tre esclusioni: personale in maternità, nel periodo obbligatorio di legge, e personale che abbia inidoneità per meno di 365 giorni. In più, l’altra eccezione, è chi usufruisce della legge 104 (assistenza handicap e sanità per figli minori, ndr) tutte le altre fattispecie sono escluse e quindi potrebbero rappresentare un impedimento all’assunzione, a completa discrezione dell’azienda.

C’è da dire che tutta questa fattispecie sociale è all’interno di un meccanismo che lascia all’azienda completa discrezionalità. Gli schemi previsti dal testo lasciano addirittura margini rispetto alle stessi leggi. E i precari? Sul discorso precari cala una mannaia quasi certa perché c’è un problema di numeri. Saranno gli ultimi che saranno presi inconsiderazione. Tra l’altro, l’età media è tra i 30 e i 40 anni. Quando si tratterà di fare qualche assunzione nuova è chiaro che l’azienda preferirà personale giovane. Anche perché non è stata fatta nessuna lista dei precari. Secondo Sacconi le assunzioni verrano fatte dalle organizzazioni firmatarie dell’accordo e da Cai insieme.

-------------------------------------------

CAI: l'accordo non sarà riaperto

Fabio Sebastiani

«La posizione di Cai e del governo - ha aggiunto Ferrero - è inaccettabile, non rappresenta per nulla gli interessi del Paese e tende a sperimentare sull’Alitalia la distruzione dei diritti dei lavoratori che pare essere il principale obiettivo del governo Berlusconi».

Il gioco di sponda tra Confindustria ed esecutivo è impressionante. Ieri, mentre da una parte Colaninno dichiarava che verranno assunti solo «quelli che sono interessati ad accettare di lavorare in Alitalia secondo queste condizioni. Gli altri che non accetteranno queste condizioni, avranno deciso che questa offerta di lavoro non è interessante», il ministro Sacconi, e Matteoli, strombazzava ai quattro venti che ci non accetta il nuovo lavoro non potrà usufruire degli ammortizzatori sociali.

La Cai, comunque, ha dichiarato di essere pronta a visionare altre domande d’impiego, anche provenienti da altre compagnie, come la Ryanair. A Sacconi e Matteoli ha risposto Cesare Damiano, exministro del Lavoro: «Il Governo Prodi si mosse nella logica della partecipazione attiva ai programmi di inserimento al lavoro, certo non in termini punitivi come adombra il ministro Sacconi». Sulla vicenda è intervenuto anche Antonio Di Pietro.

Secondo il leader di Idv, quelle proposte ai lavoratori sono «condizioni capestro» rispetto alle quali gli stessi «devono restare uniti, dando dimostrazione di costanza e determinazione, anche fermando gli aerei ora, se necessario». «Non è sulle spalle dei lavoratori che si costruisce il nuovo trasporto aereo - ha aggiunto - ma mettendo in condizione il commissario straordinario di riaprire la gara». Sul fronte delle mobilitazioni, intanto, oggi si terrà un’assemblea delle associazioni dei piloti Anpac e Up a Fiumicino.

Le due sigle hanno spiegato di voler incontrare il maggior numero dei propri iscritti - dopo l’assemblea di due giorni fa con le altre tre sigle del “fronte del no” - per illustrare le ragioni del rifiuto a firmare le intese di venerdì scorso con Cai a Palazzo Chigi per la Nuova Alitalia. Sempre oggi è previsto un sit-in dei lavoratori Alitalia a Palermo,per chiedere l’intervento e l’attenzione delle istituzioni e della politica per la vertenza sulla salvaguardia dell’aeroporto “Falcone-Borsellino”. «È necessario un fronte compatto contro le politiche di chi vuole destrutturare il Sud a fronte di investimenti rivolti solo a vantaggio delle aree del Nord», ha dichiarato il segretario

---------------------------------------------------------------------------------------------

da Ilsole24ore.it - 5 novembre 2008

Alitalia: il prestito ponte? Fantozzi ha altre priorità

Il momento della verità per Alitalia si avvicina. E soltanto per l'aspetto più importante, ovvero la cessione degli asset buoni alla Cai di Roberto Colaninno con il decollo della nuova compagnia. La resa dei conti si profila anche per l'arduo compito del commissario Augusto Fantozzi, che dopo aver venduto tutti i beni cedibili deve liquidare la compagnia.

Ma la sua missione rischia di rivelarsi impossibilE se verrà confermato il verdetto che la Commissione europea, almeno stando alle indiscrezioni pubblicate nei giorni scorsi, si prepara a emettere sull'operazione e sulle sorti del prestito-ponte da 300 milioni erogato dal precedente Governo e che ha consentito all'Alitalia di sopravvivere sinora. Bruxelles sarebbe pronta a bocciare quel prestito, del quale con tutta probabilità chiederà il rimborso allo Stato.

Chi dovrà pagare? La Cai di Colaninno ha fatto sapere che non intende farsi carico dei pregressi della compagnia, salvo che del debito strettamente necessario al funzionamento delle attività di volo. Dunque, il prestito resterà sulla spalle della bad company. Ma questo significa che il prestito non potrà essere rimborsato, a meno di non modificare il decreto legge 93 del 2008. In quel provvedimento c'è un comma che impedisce nei fatti a Fantozzi di restituire i soldi allo Stato.

«In caso di liquidazione dell'Alitalia Linee aeree italiane spa - recita il quarto comma dell'articolo 4 – il debito di cui al presente articolo è rimborsato solo dopo che sono stati soddisfatti tutti gli altri creditori, unitamente e proporzionalmente al capitale sociale». Il prestito-ponte, per dirla in gergo legale, è postergato al soddisfacimento di tutti gli altri creditori. E quella lista è lunga: ci sono i fornitori, i gestori aeroportuali - già sul piede di guerra e pronti a bloccare gli aerei di Alitalia se non verranno almeno parzialmente rimborsati – ma anche i dipendenti, che stanno facendo causa per farsi riconoscere il dovuto, come il Tfr, che la compagnia in via di liquidazione non sembra in grado di pagare.

Il debito dichiarato della compagnia è poco superiore al miliardo di euro, ma una stima approssimativa del tribunale fallimentare ha calcolato in più del doppio il potenziale passivo della società (che include anche potenziali oneri per cause pendenti). Cai sarebbe intenzionata a pagare solo 100 milioni cash gli asset buoni di Alitalia, cui si potrà aggiungere qualche altro centinaio di milioni da cessioni di terreni, aerei e quant'altro Fantozzi riuscirà a cedere. Il ricavato non basterà nemmeno a pagare i creditori, figuriamoci il prestito-ponte.

Sulla previsione del decreto, che pare sia stata chiesta per motivi precauzionali dal collegio sindacale di Alitalia precedente al commissariamento, molto probabilmente Bruxelles avrà qualcosa da eccepire. Bisognerà vedere se il Governo provvederà a cambiarlo. Nel frattempo, secondo uno studio dell'Istituto Bruno Leoni, redatto da Andrea Guerricin e Ugo Arrigo, è stato calcolato che il salvataggio di Alitalia porterà a un aumento dei costi del trasporto aereo nazionale di 3 miliardi di euro.

Secondo lo studio, «la struttura dei ricavi Cai pone seri indizi in favore di rendite di posizione monopolistica nel mercato domestico italiano. Cai riuscirà ad avere introiti unitari più elevati del 36% rispetto al mercato spagnolo, che ha caratteristiche relativamente simili a quello italiano, e di circa il 32% in più rispetto alla vecchia Alitalia».

E ancora: «La nuova compagnia aerea sarà in grado di alzare in maniera molto consistente il prezzo dei biglietti sul mercato domestico grazie alle misure anticoncorrenziali che il Governo ha già preso».

 
< Prec.   Pros. >

page counter