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Metalmeccanici: si accendono gli scioperi PDF Stampa E-mail
marted́ 28 ottobre 2008

 da Il Manifesto - 28 ottobre 2008

Antonio Sciotto

La crisi dell’economia reale, delle fabbriche, dei posti di lavoro ormai si tocca con mano: la Fiom calcola che in diversi territori la cassa integrazione è aumentata del 30-40% nelle prime settimane di settembre, quando in luglio la situazione era ancora «fisiologica» (+10% rispetto allo scorso anno).

I dati di un rapporto dettagliato verranno presentati venerdì 31, a Roma, nel corso dell’Assemblea dei delegati Fiom: in quell’occasione imetalmeccanici Cgil proporranno lo sciopero generale della categoria «entro la prima settimana di dicembre» - la data più probabile è venerdì 5. Dall’altro lato si intensificano le proteste nel commercio (lo sciopero contro l’accordo separato è previsto il 15 novembre), la scuola è in subbuglio e si ferma il 30, mentre lo stesso pubblico impiego - in caso dovesse rompersi l’unità a causa del dietro-front di Cisl e Uil - è pronto a indire uno stop nazionale.

A questo punto, con tutte le categorie in piazza, la confederazione e Guglielmo Epifani non potrebbero che tirare una somma ineludibile: la Cgil è sull’orlo di uno sciopero generale. Per ilmomento è solo uno scenario, ma vista la precipitazione della crisi, e le risposte «sorde» da parte di governo e Confindustria, non pare esserci alternativa. Alcune cifre del «crack» dell’industria ci vengono anticipate da Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom: «Siamo davanti a un calo drastico della domanda, soprattutto nei settori auto e elettrodomestici, che da soli fanno il 40% della categoria; ma ci sono segnali negativi anche dalle acciaierie, come nel caso della Lucchini.

Gli unici comparti che per ora restano fuori sono le macchine agricole e utensili. In settembre abbiamo registrato un aumento fino al 30-40% delle richieste di cassa integrazione, quando prima della pausa estiva eravamo al 10%. Ma le fasi più pesanti ce le aspettiamo nell’ultima parte dell’anno e nei primi mesi del 2009». Lo scenario è insomma drammatico,marischia di essere ancora più grave se si pensa che una gran parte degli addetti manifatturieri, a cominciare dai precari, è del tutto esclusa dagli ammortizzatori sociali. «Se consideriamo l’intero panorama industriale - riprende Landini - abbiamo 4 milioni e mezzo di lavoratori in Italia,ma lametà è in imprese sotto i 50 dipendenti. Tutto l’artigianato e la piccola impresa è privo della cassa integrazione ordinaria, come d’altra parte i precari. Questi ultimi rappresentano il 15% del settore: almeno 250-300 mila lavoratori a rischio, i primi a saltare quando si avvia un procedimento di cassa.

Da nord a sud abbiamo non solo le grandi aziende,ma anche le terziarizzate e l’indotto coinvolti dalla crisi. Mentre soprattutto in Lombardia, in particolare nelmilanese, abbiamo verificato che tante imprese saltano il passaggio della cassa e stanno avviando direttamente la mobilità».

Ancora, terzo aspetto del «crack», c’è l’emergenza stipendi: «Non si pensi - continua il segretario Fiom - che sia scontato raggiungere l’80% del salario quando sei in cassa: chi è fermo un mese a zero ore arriva al 40-45%, quando ti va bene sei al 60%. Se dunque sommiamo la massa di precari a rischio, le imprese che non sono coperte dagli ammortizzatori sociali e i salari dimezzati per chi pure può usufruire della cassa, vediamo che si sta preparando una situazione sociale senza precedenti. Va considerato poi che il precariato coinvolto dalla crisi c’è anche nel pubblico impiego, come nel commercio e in tanti altri settori».

La direzione della Fiom ha deciso ieri, all’unanimità, che all’Assemblea di venerdì verrà dunque proposta la mobilitazione generale di tutta la categoria, conmanifestazione nazionale a Roma: il segretario generale Gianni Rinaldini afferma che lo sciopero si farà «contro le scelte del governo e della Confindustria». All’assemblea sarà presente anche Epifani. Landini spiega che verrà presentata una piattaforma dei metalmeccanici, da contrapporre alle politiche di governo e Confindustria, in tre punti: «Si chiede una nuova politica industriale, con intervento dello Stato, ma nella direzione di uno sviluppo ambientalmente sostenibile; poi si propone una seria lotta alla precarietà; e infine si respinge il modello contrattuale disegnato da Confindustria, a difesa del contratto nazionale e per un reale incremento dei salari».

Sul fronte degli statali, il segretario della Funzione Pubblica Carlo Podda spiega che «sono confermati gli scioperi unitari con Cisl e Uil del 3, 7 e 14 novembre » e che «le assemblee sono molto agitate, con i lavoratori che vogliono capire le posizioni di Cisl e Uil, che hanno detto sì al protocollo Brunetta e nello stesso tempo non hanno disdetto né sospeso gli scioperi». «In assenza di risposte sui contratti - lo abbiamo detto sin dall’inizio - si passa allo sciopero generale, e noi siamo pronti».

 
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