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E' incostituzionale la legge lombarda sui phone center PDF Stampa E-mail
domenica 26 ottobre 2008

CONSULTA • Bocciata la norma voluta dalla Lega, ma molti negozi sono stati obbligati a chiudere Phone center, la legge lombarda è incostituzionale

Da Il Manifesto del 26 Ottobre 2008

Alessandro Braga

MILANO - Ci aveva già pensato l’Antitrust lo scorso anno a bollarla come «ingiustamente restrittiva della concorrenza». Adesso, ad affossare definitivamente la legge lombarda sui phone center, è intervenuta anche la Corte costituzionale. Che le ha fatto fare la meritata fine, definendola «incostituzionale». E, di conseguenza, facendola decadere. La norma, approvata dal consiglio regionale il 21 febbraio del 2006, è stata una delle tante trovate anti immigrati pensate dai «creativi» della Lega nord lombarda. Un guazzabuglio di cavilli burocratici e norme igienico sanitarie utili solo a nascondere l’intento discriminatorio del provvedimento, dato che la quasi totalità dei phone center lombardi sono gestiti e utilizzati da extracomunitari. Le richieste erano, se non impossibili, difficilmente raggiungibili, dalla maggior parte degli esercizi presistenti alla legge. Gli esercenti in questione avevano avuto un anno di tempo per mettersi in regola. In caso contrario, chiusura. E infatti la legge, applicata dal marzo del 2007 da numerosi comuni lombardi (tra cui Milano), ha fatto le sue vittime, provocando la massiccia chiusura di legittime attività commerciali e la rovina economica dei loro gestori. Solo nel capoluogo, 290 centri. Fortunatamente altri comuni, in attesa della sentenza della Corte dopo che il Tar lombardo aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta, avevano più saggiamente atteso prima di applicare la norma, salvando così il salvabile. I giudici dell’alta corte, con la sentenza numero 350 depositata l’altroieri, hanno contestato la tesi della Regione secondo cui i phone center vanno equiparati agli esercizi commerciali. Dato che forniscono «servizi di comunicazione elettronica» sono soggetti al codice del settore, che ha come obiettivi «la liberalizzazione e semplificazione delle procedure».Di più, la legge regionale sarebbe in conflitto con gli articoli del codice che tutelano «i diritti inderogabili delle persone all’uso dei mezzi di comunicazione». Insomma, non va bene per niente. Peccato che sia lamaggioranza al Pirellone sia moltissimi sindaci abbiano premuto sull’acceleratore, facendo chiudere numerosi locali. Ora, forse, qualcuno dovrebbe risarcire ai gestori i danni. E, se pare difficile che un tribunale possa chiedere a un sindaco di rendere dei soldi quando questo ha semplicemente applicato una legge all’epoca vigente, dal punto di vista politico sarebbe invece un gesto dovuto, perlomeno dalla Regione.

 
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