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Gli aumenti ai dipendenti pubblici sono "un'elemosina" PDF Stampa E-mail
sabato 25 ottobre 2008

Statali, sindacati confermano scioperi La Cgil: dal governo 47 euro netti in busta paga ROMA (24 ottobre) -

«L'aumento che il governo elargirà unilateralmente ai lavoratori, in busta paga, sarà di 40 euro netti, più 7 euro per la produttività, che sarà evidentemente riservata a chi è produttivo». È questo uno dei «motivi» per i quali la Fp-Cgil non ha aderito al protocollo di intesa proposto dal ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, sugli aumenti contrattuali per gli statali (a cui hanno invece risposto sì la Cisl e, nonostante la spaccatura, la Uil).

A spiegare i motivi del no della Fp-Cgil è il segretario generale Carlo Podda, sottolineando inoltre che l'intesa non ha il consenso della maggioranza. Podda elenca, quindi, gli altri motivi del no del sindacato. «Dal 1 gennaio 2009, dagli stipendi saranno decurtati in base alla legge 133 mediamente da 80 a 250 euro; il recupero della somma tagliata, ovvero con decorrenza non garantita da giugno per un valore di un terzo del totale, è solo per i lavoratori dei ministeri, delle agenzie fiscali e del parastato». Peraltro, prosegue, «l'intesa non ha il 51% dei consensi necessari per fare il contratto, secondo le attuali leggi sulla rappresentanza sindacale, e il ministro Brunetta ha già dichiarato di voler procedere unilateralmente». Infine, conclude Podda, «una domanda vorremmo farla noi: se l'intesa è davvero positiva, perché Cisl e Uil della scuola non hanno aderito al protocollo e perché la Cisl e la Uil del pubblico impiego, pur aderendo, non sospendono né revocano lo sciopero?».

Scioperi confermati. Il protocollo presentato giovedì dal ministero della Funzione pubblica sul rinnovo del contratto del pubblico impiego 2008-2009 ai sindacati in ogni caso non ferma gli scioperi. Le categorie del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil, infatti, nonostante la diversa lettura del documento del governo e dell'offerta di aumenti salariali messi sul tavolo di confronto, confermano le mobilitazioni unitarie decise nelle scorse settimane. Anche se la Cisl potrebbe presto revocare la mobilitazione. Il 3 novembre prossimo, pertanto, si fermeranno, per l'intera giornata, i lavoratori pubblici del Centro. Il 7 novembre toccherà invece a quelli del Nord mentre il 14 entreranno in sciopero i lavoratori del Sud e delle isole. «Non ci sono ragioni di merito per considerare il documento presentato dal Governo un segno forte di discontinuità nella politica verso il lavoro pubblico», ha affermato poi il responsabile del dipartimento Settori pubblici della Cgil nazionale, Michele Gentile. Tale «mancanza» e «la permanenza di previsioni, come sul rinnovo contrattuale, già dichiarate inaccettabili - ha continuato - permettono di confermare tutte le mobilitazioni, gli scioperi e le manifestazioni già proclamate unitariamente, come affermato da tutte le sigle sindacali, nonostante il diverso e poco coerente comportamento in relazione al protocollo governativo»,

Elemosina. Gli aumenti previsti «dal protocollo Brunetta, prontamente sottoscritto da Cisl, Uil e Ugl», sono «un'elemosina che suona come uno schiaffo da parte del governo, che trova i soldi prima per le banche e poi per le imprese ma afferma che non ci sono risorse per i lavoratori pubblici». Questo il giudizio dell'Sdl Intercategoriale, che ritiene «il non firmare necessario».

«La proposta di incrementare le retribuzioni con risorse derivanti da licenziamenti a danno dei precari è un'operazione di "cannibalismo" che un sindacato responsabile non può accettare». Lo afferma Marco Paolo Nigi, segretario generale Confsal, la confederazione dei sindacati autonomi rappresentativa nel pubblico impiego con oltre il 12% (e in alcuni settori, come la scuola, con oltre il 20%), facendo sapere di «non aderire» alla proposta del governo sul rinnovo dei contratti nel Pubblico impiego.

Brunetta. «Capisco che da parte dei sindacati che non hanno aderito al protocollo c'è tutto l'interesse a cercare di sminuirne il rilievo. Però ricordo che ad altri protocolli firmati dai governi precedenti alcuni di questi sindacati aderirono senza porsi dubbi relativi a cavilli giuridico-formali», ha replicato il ministro della Pubblica amministrazione, sottolineando che «il tutto è stato fatto seguendo quanto previsto dalla legge e gli impegni presi nel protocollo saranno confermati nei contratti collettivi». «Ricordo - prosegue Brunetta - che firmarono tali accordi senza che ancora fosse in cantiere la finanziaria di riferimento. Il procedimento seguito dal sottoscritto è in linea con la normativa vigente. Ho atteso la presentazione del disegno di legge finanziaria che ha individuato le risorse necessarie per il rinnovo dei contratti (cosa non fatta dal governo precedente), ho inviato immediatamente la direttiva all'Aran per il comparto ministeri, ho convocato, come prescrive la legge, i comitati di settore degli altri comparti, ho coinvolto appieno l'Aran in tutte queste procedure».

Quanto alla non condivisione espressa dalla Confsal, «prendo atto della decisione di non aderire al Protocollo, ma - dichiara il ministro - una organizzazione sindacale seria non può dichiarare cose false. Non c'è alcun documento o legge che prevede quanto dichiarato dal segretario generale Marco Nigi circa la presunta volontà del Governo di finanziare gli aumenti contrattuali con i licenziamenti dei precari. Sui precari stiamo lavorando per conoscere il fenomeno e cercare di risolverlo, mentre per le risorse dei contratti queste sono previste nel disegno di legge finanziaria e permettono - ribadisce - incrementi medi per il comparto ministeri pari a 70 euro mensili e non 60 come dichiarato dallo stesso Nigi. Si legga bene il Protocollo il segretario generale Nigi prima di fare queste affermazioni fantasiose».

 
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